REGINA RIBELLE: SAN GIMIGNANO E LA SUA VERNACCIA
La Vernaccia gode di buona salute. E questa è già, da sola, una notizia, una buona notizia. In una regione dove la tradizione è quella dei vini rossi, la vernaccia di San Gimignano è stata, ironia della sorte, la prima Doc d’Italia a essere istituita, nel 1966. L’anno prossimo si celebreranno i sessant’anni della Denominazione e, forse ancor più rilevanti per la storia di questo vino, i 750 anni dalla prima citazione scritta che ci è stata tramandata. La manifestazione Regina Ribelle Vernaccia di San Gimignano Wine Fest, recentemente tenutasi a San Gimignano ha dato l’occasione alla presidente del Consorzio Irina Strozzi di fare il punto della situazione della Denominazione e ribadire come: “questo festival rappresenta non solo un momento di grande festa e un inno alla Bellezza della Vernaccia di San Gimignano ma anche un’occasione per ribadire e rafforzare il legame tra la tradizione e il futuro, celebrando la sua identità e il suo ruolo centrale nel panorama enologico toscano e nazionale”.

Il legame unico e identitario che c’è tra San Gimignano e la sua Vernaccia affonda le radici nei secoli passati: le prime testimonianze documentali della presenza della vite presso la “corte de Gemignano” risalgono al 1032 mentre quelle archeologiche la fanno risalire al tempo degli Etruschi. Le citazioni della Vernaccia risalgono invece al 1200. Da quel momento la storia del comune e del suo vino sono rimaste legate sia nei momenti di successo, come il Medioevo o il Rinascimento, che di declino, dal Settecento fino alla metà del Novecento. La rinascita della Vernaccia inizia negli anni Trenta del Novecento quando il dott. Carlo Fregola, Reggente della Cattedra Ambulante di Agricoltura di Colle di Val d’Elsa, si convince del potenziale enologico della varietà, ormai quasi scomparsa, ed esorta i viticoltori a reimpiantarla. Il resto è storia recente. A fronte di una superficie vitata complessiva del comune di San Gimignano di 2146 ettari ben 768 ettari sono destinati alla produzione della Vernaccia DOCG con un potenziale produttivo teorico di circa 4,8 milioni di litri di vino. La riduzione delle rese che ormai si è consolidata negli ultimi anni, insieme a eventi atmosferici estremi, ha portato le produzioni reali a 3,7 milioni di litri nel 2022, scesi a 2,3 milioni del 2023 (annata difficile dal punto di vista climatico) e risaliti a quattro milioni nel 2024.

150 sono le aziende, di cui 108 associate al Consorzio, che nel 2024 hanno rivendicato la denominazione in fase vendemmiale. Regina Ribelle è stata quindi l’occasione per assaggiare, in anteprima, le nuove annate o, meglio, le nuove immissioni al consumo, ben sapendo che la Vernaccia dà il suo meglio dopo alcuni anni di permanenza in bottiglia. Se da disciplinare è previsto un periodo minimo di permanenza in cantina solo per la tipologia Riserva (11 mesi, dal 1° gennaio dell’anno successivo alla vendemmia), è pur vero che sono molti i produttori che attendono diversi mesi prima di commercializzare la versione “Annata”. Abbiamo avuto modo di degustare 44 campioni dell’annata 2024, dieci dell’annata 2023, due e uno rispettivamente delle annate 2022 e 2021. Riguardo alla “Riserva”, dieci campioni appartenevano all’annata 2023, otto alla 2022, tre alla 2021 e infine due campioni all’annata 2020. L’annata 2024 dal punto di vista climatico è stata complessa. Inverno senza picchi di basse temperature, primavera fresca con piogge nella media, da luglio innalzamento delle temperature fino al 20 di agosto, pioggia per tutto il mese di settembre. In termini generali, le uve si sono presentate sane, con parametri di acidità e pH nella media e con un tenore alcolico inferiore, rispetto al passato recente, di un punto percentuale. L’annata è stata mediamente produttiva. A livello generale, nel calice, l’annata 2024 si è mostrata dalla buona qualità media e da una raggiunta armonia ed equilibrio. La minore concentrazione, anche alcolica, unita alla caratteristica spiccata freschezza, ha portato a una maggiore tensione a tutto vantaggio della facilità di beva e della godibilità immediata. I profili aromatici sono risultati puliti e precisi e la scelta di tanti produttori di affiancare alla versione “classica” una selezione parcellare ha fatto emergere, anche olfattivamente, le sfaccettature portate dal territorio.

I nostri migliori assaggi, in ordine progressivo di degustazione e non qualitativo: Fattoria La Torre, Vernaccia di San Gimignano Docg 2024; Guidi 1929, Vernaccia di San Gimignano Docg 2024; Il Colombaio di Santa Chiara, Vernaccia di San Gimignano Docg Selvabianca 2024; Pietraserena, Vernaccia di San Gimignano Docg Vigna del Sole 2024; Tenuta La Vigna, Vernaccia di San Gimignano Docg Etichetta Verde 2024; Vagnoni, Vernaccia di San Gimignano Docg 2024; Cappellasantandrea, Vernaccia di San Gimignano Docg Prima Luce 2023; Fattoria La Torre, Vernaccia di San Gimignano Docg Carrobacco 2023; Tenuta Sovestro, Vernaccia di San Gimignano Docg Donna Lucia 2023; Vagnoni, Vernaccia di San Gimignano DOCG Fontabuccio 2023; Macinatico, Vernaccia di San Gimignano Docg Riserva Macinatico 1332 2023; Fattoria La Torre, Vernaccia di San Gimignano Docg Riserva Scallebianco 2022; Colombaio di Santa Chiara, Vernaccia di San Gimignano Docg Riserva L’Albereta 2022.