TRIOLOGIE, LE TRE VOCI DEL KIMMERIDGIANO
Con Triologie, Benoît Doussot entra nel cuore del Kimmeridgiano e ne fa il protagonista assoluto, esplorando tre fasce geologiche dello stesso versante della Côte des Bar attraverso altrettante cuvée di Pinot Noir: Triologie KM-1, Triologie KM-2 e Triologie KM-3. Tre letture dello stesso luogo, dalle personalità ben riconoscibili, che compongono un’indagine capace, per la prima volta, di esplorare con tale profondità le diverse espressioni del Kimmeridgiano, dando voce alle differenze custodite in un solo coteau.
Borgognone di origine e formazione, Doussot avvia Clandestin nel 2015, con il sostegno di Bertrand Gautherot di Vouette & Sorbée. Il lavoro con viticoltori che condividono la scelta biologica gli permette di valorizzare uve e parcelle dell’Aube attraverso vinificazioni attente alle singole provenienze. All’esperienza maturata in Borgogna appartiene questa sensibilità per il dettaglio: osservare come il vigneto cambi lungo un pendio, seguire le differenze, conservarle nel vino. Triologie concentra questa ricerca su tre porzioni di uno stesso versante.
Siamo nella Val de Sault, su un pendio esposto a est, dove affiorano le successioni calcareo-marnose del Kimmeridgiano. Il nome rimanda a Kimmeridge, nel Dorset inglese, e a un intervallo del Giurassico superiore: proprio per Kimmeridge sta la sigla KM che accompagna il nome dei tre vini. Nella Côte des Bar questa storia marina si riconosce nell’alternanza di calcari e marne, con la presenza di fossili: una parentela geologica con Chablis, diversa dalla craie cretacea che caratterizza molti dei vigneti più settentrionali della Champagne. Anche dentro questa matrice comune, però, spessore dei suoli, componente argillosa e presenza di roccia variano, offrendo alle radici condizioni differenti.
Triologie segue le tre fasce che Clandestin identifica come Kimmeridgiano inferiore, medio e superiore. Si parte dai 263 metri di Triologie KM-1, si passa ai 280 di Triologie KM-2 e si raggiungono i 312 di Triologie KM-3. Quarantanove metri di dislivello, lo stesso vitigno e un’impostazione condivisa del lavoro in vigna e in cantina: il confronto nasce per mettere a fuoco queste diverse condizioni di suolo. Nel calice, il filo conduttore è evidente. Erbe aromatiche, agrumi e sapidità attraversano la degustazione, ma cambiano il peso della materia, il rilievo dei profumi e il rapporto fra ampiezza e incisività.
TRIOLOGIE KM-1
La prima voce arriva dalla parte bassa del pendio, a 263 metri, su depositi colluviali grossolani, calcare compatto e uno strato argilloso-marnoso profondo. È il vino che, nel confronto, mostra la maggiore concentrazione e il carattere più deciso. Il profumo è ricco, raccolto, e conserva una finezza insinuante che invita a seguirne le diverse sfumature.
Il naso si apre su un intreccio di erbe aromatiche e fiori selvatici. Rosmarino, timo limonato e finocchietto scandiscono un registro fresco, balsamico, attraversato dal richiamo asciutto dei bastoncini di liquirizia. Le erbe fini aggiungono sfumature minute a un insieme profondo, dai contorni netti. È un’olfazione che combina densità e sottigliezza, con una componente più scura che anticipa il carattere del sorso. Il timo limonato apre uno spiraglio luminoso fra le note vegetali e balsamiche.
L’ingresso è pieno, ficcante, di grande sapore. La materia si concentra al centro del palato e procede con decisione, sostenuta da una freschezza che ne rende nitido il disegno. Tornano le erbe aromatiche, mentre la componente agrumata assume un tono scuro: kumquat, mandarino, un richiamo al tamarindo che porta profondità e una vena amaricante particolarmente espressiva. La sensazione è insieme succosa e asciutta, intensamente gustosa, con un’energia che accompagna tutto il sorso. Il frutto sembra raccogliersi attorno a un nucleo più tenace, sapido, dal quale emergono progressivamente i rimandi minerali e iodati.
La chiusura insiste su questa asciuttezza, lasciando il palato pulito e una traccia balsamica ben riconoscibile. Fra i tre, KM-1 è il più esigente: la sua struttura appare più esposta, il carattere più fermo, la concentrazione più serrata. Chiede attenzione e una certa affinità con gli champagne che fanno dell’incisività una parte essenziale del proprio fascino. Agli appassionati offre una lettura profonda e personale del Pinot Noir di questa regione, capace di unire forza e austerità.
TRIOLOGIE KM-2
A metà del percorso, a 280 metri, KM-2 incontra un’alternanza di marne e calcari con fossili di Exogyra virgula, la piccola ostrica associata a queste formazioni. Il passaggio dal primo al secondo calice è eloquente: la famiglia aromatica rimane riconoscibile, ma si alleggeriscono i toni scuri, si attenuano i contrasti e il vino acquista luminosità. L’intensità olfattiva è più misurata, le sfumature più sottili.
Le erbe aromatiche ritornano con una grazia diversa. Il timo limonato, il finocchietto e i richiami floreali si dispongono in un insieme più arioso, nel quale anche la componente balsamica trova un’espressione meno marcata. C’è una continuità evidente con KM-1, soprattutto nella qualità del profumo, ma qui i riconoscimenti sembrano avvicinarsi fra loro, perdere parte del rilievo individuale per comporre un’immagine più unitaria.
È soprattutto al palato che KM-2 trova il proprio punto di forza. L’ingresso è ampio e saporito, il movimento più fuso, la struttura ben sostenuta. La componente agrumata conserva slancio e gusto, ma l’amaro si fa più lieve e non raggiunge la profondità del tamarindo avvertita in KM-1. Il frutto occupa il sorso con maggiore continuità, raccordando la freschezza alla sapidità in modo particolarmente felice. La tensione acida si integra nella materia con naturalezza, restituendo un sorso armonioso e compiuto fin dal primo assaggio.
La profondità è meno pronunciata rispetto a KM-1, mentre cresce il senso della misura, contribuendo a una piacevolezza piena, mai faticosa. È il più equilibrato dei tre e quello che, in questa degustazione, preferisco: per la fusione del sorso, per la precisione con cui sostiene la propria ampiezza, per quel punto d’incontro fra personalità e facilità di lettura. Può accompagnare bene chi si avvicina a questa espressione della Côte des Bar, offrendo già molto del suo carattere in una forma accessibile.
TRIOLOGIE KM-3
La risalita si conclude a 312 metri, nella porzione più alta del versante. Qui il terreno è roccioso e permeabile, con livelli argillosi molto superficiali. Nel calice, KM-3 introduce un altro passo: più suadente, soffice, dai contorni meno incisi. Già al naso la trama aromatica appare più sfumata; le sensazioni si fondono, le singole note rinunciano a parte della propria evidenza e il profumo assume una continuità delicata, avvolgente.
Si riconoscono ancora il finocchietto e il timo limonato, memoria del percorso compiuto attraverso gli altri due vini. Qui, però, il registro aromatico lascia maggiore spazio al frutto. Prugna e pesca nettarina portano una polpa luminosa, golosa, che addolcisce la percezione dell’insieme. Affiora anche un accenno di crosta di pane tostata, appena suggerito, che accompagna la morbidezza del profumo. La componente erbacea si integra in questa espressione più pacata, delicatamente fruttata.
Il sorso conferma una tessitura levigata, vellutata, quasi burrosa nella sensazione tattile. È ampio e limpido, meno incisivo, con una freschezza che attraversa il frutto e sostiene la facilità di beva. Nettarina e prugna occupano il centro del palato, mentre le erbe fini accompagnano lo sviluppo senza dominarlo. Rispetto ai primi due, la materia è più leggera e meno concentrata, a tratti più diluita nel confronto diretto. Una differenza percepibile soprattutto accanto alla presa di KM-1 e alla coesione di KM-2, che lascia a questa terza cuvée una fisionomia più distesa.
Il suo piacere sta nella morbidezza del contatto, nella nitidezza del frutto e in una sapidità che mantiene vivo il desiderio di un altro sorso. È il più immediato dei tre, quello capace di raggiungere con maggiore facilità anche un palato poco abituato a questo linguaggio. Goloso, fresco, scorrevole, conclude la sequenza con innata piacevolezza.
champagneclandestin.fr