DR. JOSEP BRUGADA: “LA FELICITÀ È TUTTO”
Intervista di Houda Bakkali
In occasione della Giornata Mondiale del Cuore, il Dr. Josep Brugada ci avvicina alle sfide che l’era digitale presenta nella medicina cardiovascolare, all’importanza della prevenzione e del controllo nello sport, alle sfide che ancora oggi pone la Sindrome di Brugada, un disturbo del ritmo cardiaco che può provocare la morte improvvisa e che scoprì insieme ai suoi fratelli nel 1992, e ci lascia un messaggio pieno di speranza in cui la felicità è protagonista.
Nel 2014 mi diceva che la medicina si stava orientando verso la predizione: oggi viene applicata in modo sistematico? Che cosa è stato ottenuto e che cosa resta ancora da raggiungere in questo campo?
Effettivamente, l’intelligenza artificiale ci sta aiutando a capire come possiamo prevedere che una persona svilupperà una determinata patologia negli anni a venire, perché possiamo analizzare una grande quantità di dati, possiamo utilizzarli in modo intelligente ed etico per osservare che, effettivamente, esistono una serie di pattern che descrivono pazienti che in futuro potrebbero avere problemi e, pertanto, se una persona rientra in uno di questi pattern, poterlo prevedere e poter dire a questo individuo: attenzione, lei rientra in questo pattern ed è molto probabile che possa sviluppare questo tipo di patologia; faccia attenzione a questi fattori che potrebbero ulteriormente scatenare o favorire che ciò accada… Credo che questa sia la grande sfida che abbiamo come società a livello di salute pubblica.
Nel 1992 è stato pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology lo studio definitivo sulla Sindrome di Brugada, descrivendola come una nuova sindrome clinica ed elettrocardiografica. Come è avvenuta questa scoperta? In che cosa consiste questa patologia?
È una malattia genetica che colpisce i canali elettrici del cuore. Fa sì che questi canali elettrici funzionino in modo anomalo e questo può portare, in alcuni casi, alla comparsa di ritmi cardiaci, alcuni dei quali maligni, fino ad arrivare persino alla morte improvvisa. La scoperta è stata possibile perché questa malattia, questa alterazione dei canali, modifica l’elettrocardiogramma. Presenta un segno molto evidente nell’elettrocardiogramma che siamo stati in grado di identificare in una serie di pazienti che avevano avuto una morte improvvisa, in quel caso con esito di rianimazione, e che ci ha permesso di analizzare nel dettaglio tutti questi pazienti. Abbiamo visto che, effettivamente, presentavano un elettrocardiogramma particolare, un pattern elettrocardiografico che si ripeteva in tutti i pazienti, nelle loro famiglie e in tutti quelli che sono venuti successivamente. Alla fine siamo riusciti a descrivere la malattia, a ricercarne e scoprirne l’origine genetica e il miglior approccio terapeutico.
Questo è stato un lavoro durato praticamente 35 anni, durante i quali non abbiamo mai smesso di imparare, non abbiamo mai smesso di progredire a partire da alcune osservazioni effettuate negli anni 1990-1991 su pochi pazienti e, oggi, è una malattia ampiamente riconosciuta in tutto il mondo.
Quali sono le sfide attuali nell’approccio alla Sindrome di Brugada?
La Sindrome di Brugada presenta ancora problemi nella comprensione del meccanismo della malattia. In circa il 35% dei pazienti siamo effettivamente in grado di individuare la mutazione genetica responsabile.
Ma abbiamo 2/3 dei pazienti nei quali non siamo ancora riusciti a individuare quale mutazione genetica sia alla base di questa sindrome, e questo è un aspetto importante. Abbiamo osservato che, nei pazienti con un’elevata malignità, vale a dire pazienti che presentano diversi episodi di morte improvvisa, naturalmente con esito di rianimazione perché sono portatori di un defibrillatore impiantabile che tratta questa aritmia maligna e li riporta in vita, in questi pazienti abbiamo visto, per esempio, che è possibile modificare tutta una serie di canali elettrici attraverso l’ablazione con un catetere, e questo ci permette, in molti casi, di normalizzare la situazione.
Sicuramente, nei prossimi anni ci sarà un’evoluzione. Dal punto di vista tecnologico, avremo più strumenti e più risorse per poter trattare in modo adeguato la maggior parte di questi pazienti.
Quali vantaggi e quali sfide delinea l’era digitale nel campo della cardiologia?
L’era digitale presenta una serie di vantaggi, come il fatto di disporre di tutte queste informazioni accumulate e di poterle utilizzare a beneficio del paziente, che è qualcosa di fondamentale e che ci ha permesso di progredire.
Ma, effettivamente, l’era digitale pone anche molte sfide legate alla protezione dei dati, a come tuteliamo la privacy dei nostri pazienti, a come vengono utilizzate adeguatamente tutte queste informazioni. Non possiamo semplicemente accettare come veritiera un’informazione solo perché ci viene fornita da una macchina. È necessario integrare tutte le raccomandazioni che possono derivare dalle informazioni fornite, per esempio, da un’intelligenza artificiale, con i criteri clinici, con i criteri di un medico, con i criteri del buon senso che un medico specialista applicherà nella gestione di tutte queste informazioni.
Ma è vero che l’enorme volume di dati di cui disporremo nei prossimi anni potrà avere un valore straordinario se utilizzato nel modo giusto, nella giusta direzione, ovvero per aiutare il paziente.
Può anche essere estremamente pericoloso se viene utilizzato a beneficio di grandi multinazionali che cercheranno di trarre vantaggio da tutte queste informazioni per generare un maggiore consumo di qualsiasi tipo. Compreso, logicamente, il consumo di farmaci, ed è qualcosa su cui bisogna vigilare con estrema attenzione affinché ciò non avvenga.
Quali sono le principali funzioni della cardiologia dello sport?
Individuare se una persona che non è un paziente, ma un individuo che sta per praticare sport, possa praticarlo in modo sano ed efficace, che conosca un po’ i propri limiti, che sappia che il proprio cuore non è adatto a tutto. Che non tutti abbiamo un corpo adatto a tutto. Non tutti possiamo correre maratone. Pertanto, bisogna sapere un po’ dove sono i nostri limiti, come sta il nostro cuore, se dobbiamo fare attenzione al tipo di sport che pratichiamo e alla sua intensità e, soprattutto, effettuare un monitoraggio, perché sappiamo che in alcune persone quello sport, soprattutto lo sport di resistenza praticato in modo continuativo, può, in alcuni casi, a partire da una predisposizione probabilmente genetica in alcuni di questi individui, far sì che il cuore inizi a soffrire quando gli chiediamo troppo.
Solo la medicina dello sport, attraverso controlli continuativi di queste persone, permetterà di individuare precocemente che ciò sta accadendo. Pertanto, dobbiamo utilizzare questi strumenti, che sono i controlli medico-sportivi, per individuare questi casi.
In che modo lo sport influisce su un cuore sano?
Lo sport prolunga la vita, la rende più felice, più sana, migliore. Ma allo stesso tempo, come stavo dicendo, bisogna fare attenzione a non superare i limiti fisiologici, come correre maratone ogni non so quanto tempo. Non è fisiologico, non è qualcosa di normale, è qualcosa di assolutamente anormale che esula dallo sport normale, sano e continuativo che dovrebbe praticare la popolazione generale, che è salute, e può entrare in una dinamica negativa, come dicevo, di cuori che, a seguito di un allenamento intensivo e continuativo, iniziano a mostrare segni che ciò non fa loro bene, che quel cuore è sottoposto a uno sforzo eccessivo e che sta iniziando a soffrire. Questo è ciò che bisogna controllare con grande attenzione.
La felicità, che ruolo occupa nella salute?
La felicità è tutto. Se una persona è felice, normalmente vede tutto in modo diverso, non è meno malata. Se è malata, vede la situazione in modo più positivo rispetto a chi è pessimista, per il quale qualsiasi piccolo contrattempo di salute sembra già la fine del mondo.
Credo che questa parte dell’essere umano, essere positivi, essere felici, vedere le cose con la volontà di andare avanti, di continuare e di essere felici con la propria famiglia, con la propria gente, con il proprio quartiere, con il proprio lavoro, con ciò che si ha, faccia sì che, senza dubbio, anche il nostro cuore lo apprezzi positivamente.
Un titolo pieno di speranza per i pazienti affetti da una patologia cardiaca…
Un titolo pieno di speranza lo abbiamo ogni giorno. Siamo stati capaci di fare progressi enormi negli ultimi quattro o cinque decenni in cardiologia, in ambiti che erano impensabili, in cui le persone morivano senza rimedio, entravano in una condizione di malattia cronica incurabile. Oggi disponiamo di strumenti di trattamento farmacologico, tecnologico, dispositivi per trattare praticamente tutte le malattie, per prolungare la vita delle persone e per fare in modo che abbiano una qualità della vita molto migliore.
Pertanto, la tecnologia, la scienza, la ricerca hanno permesso di cambiare radicalmente il modo in cui trattiamo oggi le malattie cardiache e, senza alcun dubbio, continueremo su questa strada. Pertanto, la speranza sta nel fatto che continuiamo a progredire. Non bisogna dimenticare una cosa di cui abbiamo parlato durante tutta l’intervista: c’è una parte molto importante che dipende da noi, non dalla tecnologia né dai trattamenti, ma dal nostro stile di vita, dal nostro modo di essere, da come ci comportiamo con noi stessi.
E un titolo realistico…
Un titolo realistico, direi: per prenderti cura del tuo cuore, prima di tutto sii felice. Secondo, prenditi cura del tuo corpo e di tutto ciò che ti circonda e di tutte le persone che ami. Relazionati con gli altri, conduci una vita sana, conduci una vita piacevole. Soprattutto, segui tutti i consigli dei medici e tutte le fonti che offrono informazioni verificate. Non fidarti affatto di internet, non seguire i consigli su internet forniti da non sappiamo chi senza alcun tipo di controllo.
Dr. Josep Brugada Terradellas
Il Dr. Josep Brugada è una delle figure più importanti della cardiologia mondiale e una delle voci più rispettate e ammirate della divulgazione medica. Pioniere nell’applicazione delle tecniche e delle tecnologie più avanzate per il trattamento e la prevenzione delle malattie cardiovascolari, la sua attività didattica, scientifica e di ricerca si riflette in oltre 500 articoli pubblicati nelle principali riviste internazionali di medicina e cardiologia.
Insignito di prestigiosi riconoscimenti in tutto il mondo, il Dr. Josep Brugada è consulente senior dell’Hospital Clínic de Barcelona, direttore dell’Unità di Aritmie Pediatriche dell’Hospital Sant Joan de Déu Barcelona, consulente senior del Centro Médico Teknon e della Clínica Rotger, e direttore dell’Unità di Aritmie della piattaforma Vitalera. Ha inoltre diretto l’équipe di cardiologia sportiva del FC Barcelona ed è stato uno dei principali promotori dell’installazione di defibrillatori in spazi pubblici, privati e, in modo molto particolare, sportivi.
Nel 1992 descrisse, insieme ai suoi fratelli, la malattia responsabile della morte cardiaca improvvisa che oggi porta il suo nome: la sindrome di Brugada.
La sua attività professionale e scientifica è stata insignita di numerosi premi di prestigio internazionale, tra cui il Golden Lionel Award del Venice Arrhythmia Congress; il prestigioso Gran Premio Scientifico dell’Institut de France, conferito dall’Accademia delle Scienze di Francia; lo Young Investigator Award dell’American College of Cardiology (1991); il Premio Fritz Acker della Società Tedesca di Cardiologia (2002); il Premio Rey Jaime I di Medicina Clinica (2015); il Premio Josep Trueta e diversi dottorati honoris causa conferiti da varie università.
Consulente di riferimento in progetti internazionali, compresi quelli legati alla medicina digitale e all’intelligenza artificiale, il Dr. Josep Brugada ha inoltre ricoperto la carica di presidente della European Heart Rhythm Association (EHRA) e quella di editor associato dell’European Heart Journal, da dove ha coordinato linee guida di pratica clinica di applicazione diretta negli ospedali di tutto il mondo.