GUANAJUATO, UN PORTONE SUL MONDO

Intervista di Houda Bakkali

Nel pieno delle celebrazioni del 54º Festival Internazionale Cervantino e in occasione del 200º anniversario della Francia in Messico, Emmanuel Sánchez Carrillo, direttore dell’Alliance Française di Guanajuato, presenta la programmazione culturale dell’istituzione durante questi eventi e racconta come le culture francofone e quelle locali possano arricchirsi reciprocamente. Al centro dell’intervista anche il valore degli spazi di scambio linguistico e multiculturale nell’era digitale e la ricchezza che deriva dall’apprendere una lingua capace non soltanto di farci comunicare, ma anche di avvicinarci agli altri.

Come nasce l’Alliance Française di Guanajuato? Ci racconti la sua storia…

L’Alliance Française di Guanajuato nasce all’inizio degli anni Sessanta, su iniziativa di un gruppo di abitanti di Guanajuato con legami accademici e culturali con la Francia, in particolare con la Sorbona. Tra le figure che compaiono in questa storia ci sono Paul Gendrop, José Ramos Salinas e Raquel Arroyo Montejano. Intorno al 1963 l’associazione viene formalmente costituita.

Bisogna comprendere anche il contesto in cui nasce. Le Alliance Française di quell’epoca rispondevano a una visione molto più tradizionale della diffusione della lingua e della cultura francese, persino con alcuni tratti che oggi possiamo riconoscere come verticali o eredi di una visione coloniale. Sessant’anni dopo, la nostra realtà è un’altra.

Oggi il nostro stesso team lo dimostra: abbiamo insegnanti del Québec, della Svizzera, della Francia e del Messico.

La Francofonia che viviamo quotidianamente non è omogenea e, a volte, non è nemmeno semplice. Ricordo, per esempio, che durante il Cervantino ho dovuto portare via la nostra insegnante svizzera dalla Maison de France perché stava discutendo con il formaggiaio che aveva messo una bandierina francese su un formaggio svizzero. [Risate.] È un aneddoto, ma dice molto.

La multiculturalità è un po’ come la democrazia: non è necessariamente semplice, ma partiamo dalla convinzione che insieme possiamo costruire qualcosa di più ricco.

Da due anni ho il compito di dirigere questa Alliance e abbiamo cercato di proseguire questa trasformazione. Abbiamo trovato un edificio piuttosto deteriorato e alcune pratiche che corrispondevano ancora a una concezione tradizionale di un’istituzione educativa e culturale. Nel 2026 abbiamo rinnovato gli spazi con il sostegno dell’architetta Odile Dalloz, scegliendo colori molto più vivaci e vicini a Guanajuato. Abbiamo anche due murales realizzati da artisti di Chihuahua, Venturadraws e collaboratori, arrivati come gesto di amicizia e collaborazione.

L’idea è semplice: vogliamo che l’Alliance assomigli anche al luogo in cui vive.

Come affrontare la formazione in piena era digitale? Quali opportunità e quali sfide ritiene che la tecnologia presenti per i modelli educativi tradizionali?

Non credo che dobbiamo combattere la tecnologia. Sarebbe assurdo. Questa stessa intervista passerà sicuramente attraverso un’intelligenza artificiale per correggere la mia ortografia, temo di doverlo dire. [Risate.]

Ciò che mi interessa è che l’onnipresenza dei media digitali sta generando nuovi bisogni umani e, paradossalmente, è proprio qui che spazi come le Alliance Française hanno moltissimo da offrire.

Soprattutto tra gli adolescenti vediamo un bisogno di contatto, di comunità, di incontrarsi realmente con altre persone. L’interazione plurilingue ha una dimensione profondamente sociale: nasce dalla necessità di collaborare faccia a faccia con qualcuno che è diverso, che viene da un altro Paese, che parla in un altro modo.

Le competenze linguistiche sono precisamente strumenti per superare queste distanze. Quindi sì: utilizzare l’intelligenza artificiale, le piattaforme, le risorse digitali e tutto ciò che possa arricchire l’apprendimento. Ma utilizzarli per avvicinarci, non per isolarci ancora di più. In breve: utilizzare i mezzi tecnologici e non essere utilizzati da essi.

Credo che istituzioni come la nostra debbano tornare a valorizzare – e anche saper comunicare – qualcosa di molto semplice: offriamo spazi in cui incontrarsi con gli altri. In un’epoca di iperconnessione e, paradossalmente, di isolamento, creare comunità torna ad avere un valore enorme.

Le Alliance Française si caratterizzano per un’intensa attività culturale: quali sono le principali proposte della vostra sede?

Abbiamo una programmazione modesta, ma piuttosto costante. Organizziamo laboratori di cinema due volte alla settimana, laboratori di conversazione animati da stagiaires di università francesi e cerchiamo di organizzare almeno una mostra all’anno. Poi ci sono le feste che per noi sono imperdibili: l’Indipendenza del Messico, il Giorno dei Morti, il 14 luglio… Sono anche meravigliose scuse per fare qualcosa che ci piace molto: mangiare tutti insieme. Infatti, i nostri laboratori gastronomici e le grandi celebrazioni sono normalmente alcuni dei nostri eventi più frequentati.

Ma stiamo cercando di andare un po’ oltre. Ci interessa trasformare progressivamente l’Alliance in una sorta di tiers-lieu: che non sia soltanto un luogo in cui si viene per seguire una lezione o un’attività programmata da noi, ma uno spazio di cui la stessa comunità possa appropriarsi.

Per questo abbiamo ospitato librerie, laboratori di arti marziali, scrittura creativa, teatro per bambini, simposi di studenti sulla letteratura e altri progetti che non devono necessariamente nascere da noi.

Mi interessa molto questa differenza: non soltanto produrre cultura per una comunità, ma permettere alla comunità di produrre cultura all’interno dell’Alliance.

In che modo la ricchezza culturale autoctona influisce sulla diversità della Francofonia rappresentata dalla vostra Alliance Française?

Io immagino questa relazione come due serpenti intrecciati. Non credo che le nostre culture debbano affrontarsi; possono guardarsi negli occhi e riconoscersi in molti modi.

Dalla nostra terrazza vediamo l’Alhóndiga de Granaditas, uno dei grandi simboli della storia di Guanajuato e dell’Indipendenza del Messico. E mi piace pensare che concetti come sovranità, libertà e identità possano dialogare perfettamente con molte delle immagini che il Messico ha storicamente costruito intorno alla Francia.

Anche le nostre lingue raccontano storie di incontri. Il francese è cambiato nel corso dei secoli attraverso il contatto con altri popoli e altre lingue; il nostro spagnolo messicano è pieno di parole, espressioni e modi di comprendere il mondo provenienti dalle nostre radici indigene. Le lingue sono vive proprio perché si contaminano, si prestano cose e si evolvono.

Per questo non vedo Guanajuato soltanto come destinatario di una cultura francofona. Anche noi abbiamo qualcosa da offrire.

Questa è un’altra ragione per cui vogliamo aprire i nostri spazi. Se la Francofonia è viva, deve anche nutrirsi di ciò che i nostri studenti e la nostra comunità fanno con essa. Non vogliamo stare permanentemente ad aspettare di vedere che cosa arriva da un altro luogo; vogliamo anche produrre da qui e mandare cose verso l’esterno. Questo arricchisce chi ci guarda dall’estero, ma soprattutto trasforma noi stessi.

Esposizione di Houda Bakkali – Gunajuato

Guanajuato ospita ogni anno uno dei festival d’arte più importanti del mondo, il Festival Internazionale Cervantino (FIC): in che cosa consiste questa manifestazione? Che cosa rappresenta per la città?

Guanajuato si riempie. Si riempie davvero! Da abitante del posto, devo riconoscere che il sentimento può essere contraddittorio. Per alcune settimane sentiamo un po’ che la città smette di essere nostra. C’è tantissima gente, tantissimo movimento e i nostri spazi quotidiani si trasformano completamente. Ma ne vale la pena.

Il Cervantino ci permette di continuare a vedere il mondo all’interno dei nostri stessi teatri, delle nostre strade e delle nostre piazze. Ci ricorda anche un po’ che cosa si prova ad arrivare a Guanajuato per la prima volta, perché per alcune settimane torniamo a guardare la nostra città attraverso gli occhi di chi la sta scoprendo.

E credo che per molte generazioni di abitanti di Guanajuato abbia significato qualcosa di ancora più importante. Per molte persone di qui, il Cervantino è stato uno dei primi incontri con stranieri, con altre lingue e con modi diversi di fare arte e comprendere il mondo.

Alcuni hanno trovato lì la curiosità necessaria per voler andare più lontano, uscire dal Bajío e scoprire che cosa c’era fuori. Per me, il Cervantino è proprio questo: un portone sul mondo. Non tutti hanno immediatamente la possibilità di viaggiare. Per alcune settimane, il Cervantino fa sì che una parte del viaggio venga verso di noi.

In che modo l’Alliance Française di Guanajuato partecipa al FIC?

Abbiamo l’enorme fortuna di trovarci a pochi minuti dalla Plaza de la Alhóndiga, quindi durante il Cervantino siamo letteralmente in mezzo a tutto.

Quest’anno abbiamo uno stand all’ingresso di Casa Francia dove presentiamo i nostri corsi, ma volevamo che le persone potessero vivere un’esperienza e non soltanto ricevere un opuscolo.

Abbiamo preparato un’attività ispirata a La cueva de Salamanca di Cervantes: una prima lezione di francese teatralizzata e ludificata. Chi non ha mai studiato francese può partecipare e sperimentare direttamente come lavoriamo con strategie pedagogiche contemporanee, interattive e con una dimensione sociale dell’apprendimento.

E, al di là della nostra partecipazione formale, durante le due settimane manteniamo aperta l’Alliance. Invitiamo gli artisti che arrivano a Guanajuato a venirci a conoscere, prendere un caffè, orientarsi un po’ in città e, quando è possibile, partecipare a qualche attività o incontro gastronomico.

Inoltre, Houda, appena pochi giorni fa abbiamo avuto l’opportunità di presentare la tua mostra nei nostri spazi, anche se a distanza e senza poter contare questa volta sulla tua presenza. È stata accolta molto bene e credo che sia anche un buon esempio di ciò che vogliamo accada durante queste settimane: che l’Alliance sia un punto d’incontro e che i nostri spazi permettano la circolazione di progetti, artisti e idee, anche quando la distanza fisica rimane.

Esposizione di Houda Bakkali – Gunajuato

Ci racconti in che cosa consiste l’iniziativa Novembre Numérique e come la vivrete quest’anno all’Alliance Française di Guanajuato?

Fino a quest’anno non avevamo sviluppato una programmazione specifica intorno a Novembre Numérique. Tuttavia, siamo aperti a integrarci in questa iniziativa partendo da interrogativi che siano pertinenti per il nostro contesto e per la nostra comunità.

La mostra di Houda Bakkali rimarrà all’Alliance Française di Guanajuato fino a dicembre, quindi vogliamo approfittare di Novembre Numérique per darle una nuova promozione e, soprattutto, utilizzare questa prima esperienza come punto di partenza per pensare a una proposta più solida in vista del 2027.

Ci interessa in particolare affrontare il digitale non soltanto dal punto di vista dell’innovazione tecnologica, ma a partire dalle domande che sta generando nelle nostre società: come modifica il nostro rapporto con gli altri, con la creazione, con l’apprendimento e con gli spazi culturali. In questo senso, questa prima esperienza può aiutarci a definire che cosa vogliamo apportare noi alle future edizioni.

Quest’anno si celebra il 200º anniversario della Francia in Messico: che cosa simboleggia questa commemorazione? Come verrà festeggiata dall’Alliance Française di Guanajuato?

Duecento anni di relazioni non significano duecento anni trascorsi sempre d’accordo. Per me assomiglia un po’ a un rapporto tra fratelli: litighiamo, ci vogliamo bene, abbiamo storie complicate, ma continuiamo a riconoscere legami profondi tra di noi.

Messico e Francia hanno avuto incontri, scontri, fascinazioni e influenze reciproche. Credo che commemorare questi duecento anni abbia senso proprio se siamo capaci di riconoscere tutta questa complessità e di chiederci che cosa vogliamo costruire adesso.

Da Guanajuato abbiamo voluto che la celebrazione avesse anche una dimensione molto concreta. Durante tutto l’anno abbiamo offerto un corso intensivo a metà prezzo che abbiamo chiamato proprio Curso Bicentenario. Se stiamo celebrando due secoli di relazioni, mi sembra coerente cercare di fare in modo che più persone possano accedere alla lingua ed eventualmente costruire i propri legami con il mondo francofono.

A ciò si aggiungono la nostra partecipazione a Casa Francia, le attività del Cervantino, le mostre e gli incontri che abbiamo organizzato durante l’anno.

Alla fine, forse è proprio questo il nostro modo di celebrare questi duecento anni: non soltanto guardare indietro, ma chiederci che cosa facciamo di questa relazione guardando avanti.

E spero che sia una relazione sempre più orizzontale. Che la Francia possa continuare ad arrivare a Guanajuato, sì, ma anche che Guanajuato abbia sempre più cose da dire alla Francia e al resto del mondo francofono.

 

Cover: Emmanuel Sánchez Carrillo