OLTREPÒ PAVESE, IL FUTURO SI CHIAMA CLASSESE
Il Consorzio Oltrepò Pavese, nato nel 1977, sta vivendo negli ultimi anni, sotto la presidenza di Francesca Seralvo e anche grazie all’elezione di un nuovo Consiglio di Amministrazione nel quale la componente dei viticoltori è divenuta significativa, un momento di svolta e di riorganizzazione della propria struttura e di quelle delle denominazioni che è chiamato a tutelare.

Francesca Seralvo
Oltre all’approvazione da parte dell’Assemblea dei Soci di un nuovo statuto che contiene norme capaci di assicurare, anche per il futuro, una maggiore rappresentatività ai piccoli produttori, nel recente periodo il Consorzio si è focalizzato sul Pinot nero e in particolare sulla sua versione spumantizzata che, da sempre, riveste un ruolo significativo nella produzione oltrepadana. Non bisogna infatti dimenticare la storia che lega l’Oltrepò Pavese al Pinot nero e alla sua spumantizzazione. È del 1865 il primo Metodo Classico oltrepadano, nato per mano del conte Augusto Giorgi di Vistarino.
Il Classese

Photo credits Linda Vukaj – Agenzia AICOD
Per la produzione dell’Oltrepò Pavese Metodo Classico Docg sono state ridefinite le regole di produzione: prevedono, oltre alla raccolta manuale in cassetta delle uve, che devono essere coltivate su pendici collinari, un periodo minimo di riposo sui lieviti in bottiglia di 24 mesi, che aumentano a 36 per i millesimati e a 48 per le riserve. L’obbligo di affinamento minimo post sboccatura è di 60 giorni e l’acidità minima è fissata in 6 grammi/litro.
Le uve che possono concorrere alla produzione del Metodo Classico Docg sono Pinot nero per almeno l’85% e, per la restante parte, Chardonnay, Pinot bianco e Meunier, congiuntamente o disgiuntamente. Altra importante novità è l’istituzione di quattro MGA che corrispondono alle quattro vallate principali in cui si divide il territorio e che sono, partendo da est verso ovest, Valle Versa, Valle Scuropasso, Valle Coppa e Valle Staffora.

Photo credits Linda Vukaj – Agenzia AICOD
Il Consorzio ha anche individuato nel nome Classese il termine per contraddistinguere il Metodo Classico oltrepadano. Tecnicamente oggi Classese è un marchio consortile che viene concesso in uso ai produttori che vogliono anticipare quello che, secondo le intenzioni del Consorzio, dovrebbe, se approvato a livello comunitario, diventare il nome della denominazione, sostituendosi alla dicitura attuale di Oltrepò Pavese Metodo Classico.
Il nome Classese non è un’invenzione degli ultimi tempi: la sua ideazione avvenne nel 1984, quando nacque l’Associazione produttori del Classese, presieduta da Carlo Boatti e concepita per mettere in luce l’unione tra le bollicine e il territorio; il nome deriva infatti dalla crasi dei termini Classico e Pavese.
La mappa vitivinicola

Alessandro Masnaghetti e Riccardo Binda, Direttore del Consorzio di Tutela
Dopo oltre mezzo secolo di attività del Consorzio di Tutela, per la prima volta in Oltrepò Pavese si è giunti alla predisposizione di una mappa vitivinicola o, meglio, geoviticola del territorio della Docg. La mappatura è stata realizzata da Alessandro Masnaghetti, che ha ricordato come l’Oltrepò Pavese fosse l’unica zona storica senza una mappa dettagliata del territorio. Non si tratta, ha ancora spiegato, di una zonazione, in quanto questa avrebbe implicato un diverso lavoro scientifico multidisciplinare; quella realizzata è una mappa dedicata a un pubblico più vasto rispetto a quello a cui si rivolge un lavoro finalizzato alla zonazione.
L’analisi dei suoli effettuata e condensata nella mappa sarà di supporto alle decisioni che i viticoltori potranno prendere sulle varietà da utilizzare per i prossimi impianti, al fine di interpretare al meglio i suoli e le loro caratteristiche.
I suoli, come evidenziato nello studio, sono vari e spesso di derivazione oceanica: milioni di anni fa il mare ricopriva l’attuale Pianura Padana e il suo ritiro ha determinato un’importante dotazione calcarea nei terreni, situazione nella quale il Pinot nero si trova a suo agio.
Non solo Pinot nero

Francesca Seralvo e Riccardo Binda
Certamente l’Oltrepò Pavese del vino non è solo Pinot nero, che rappresenta il 25% della superficie vitata, esattamente come la Croatina, vitigno storico da cui si ricava la ben nota Bonarda. Il Pinot nero è stato però il punto di partenza di un progetto più ampio che questo Consiglio di Amministrazione, che ha voluto il vogherese Riccardo Binda nel ruolo di direttore, intende percorrere: valorizzare i vini e i vigneti dell’Oltrepò affinché questo territorio sia riconosciuto come un territorio vitivinicolo di eccellenza.
Uno studio sui vini fermi è già iniziato e verrà definito entro il prossimo febbraio; sarà la base per la costruzione di una piramide di posizionamento chiara, che aiuti a orientare sia la domanda sia l’offerta.

L’obiettivo e la speranza del Consorzio sono che il Classese, con il suo nuovo nome e le regole di produzione più stringenti, possa contribuire a riconquistare la fiducia di un mercato che, anche a causa di errate politiche passate, riconosce solo parzialmente le qualità di questo territorio e dei suoi vini e vitigni.
classeseoltrepopavese.it
Cover: Photo credits Linda Vukaj – Agenzia AICOD