NATURHOTEL LEITLHOF, L’ALTRA ENERGIA DELLE DOLOMITI
San Candido, Alta Val Pusteria, un paradiso di natura e cime dalla storia antica, le cui origini si perdono fino ai primi insediamenti degli Illiri e dei Celti intorno al 1000 a.C., ben prima dell’arrivo dei Romani, che nel 100 d.C. costruiscono la rete viaria e fondano Littamum, una stazione stradale nel “campo gelau” – campo gelato –, dove la via Claudia Augusta incrociava la via Julia Augusta, oggi San Candido. Luoghi dove si viene per ritemprarsi e staccare da tutto, per godere di panorami straordinari o, viceversa, per lasciarsi guidare dai sentieri e dalle vie di roccia che solcano alcune tra le più affascinanti cime delle Dolomiti di Sesto, attraverso il Parco delle Tre Cime, il Monte Baranci, il Tre Scarperi, il Monte Elmo, la Croda Rossa di Sesto. Una località alla quale è difficile rimanere insensibili e che colpì anche Josiah Gilbert e George Cheetham Churchill. I due scrittori e scienziati britannici, autori del diario di viaggio The Dolomite Mountains del 1864, rimasero incantati da San Candido e dalla Cima Tre Scarperi, ribattezzandola non a caso il “diadema”.
Il turismo internazionale già a metà Ottocento si accorge della bellezza di questa destinazione alpina, grazie alla ferrovia che collegava Vienna alla valle dell’Adige e a Verona, mentre tra Dobbiaco e San Candido sorgono alberghi di lusso rivolti a una clientela abbiente, che soggiorna in Val Pusteria per lunghi periodi di vacanza, a scopo curativo e per la tradizione termale. I Bagni di San Candido, di antica origine romana, erano alimentati da cinque sorgenti naturali e ospitavano lo splendido Grand Hotel Wildbad. Nell’elegante albergo, meta della nobiltà mitteleuropea, soggiornarono l’imperatore Federico III di Prussia, l’imperatore austriaco Francesco Giuseppe I, l’erede al trono dell’Austria-Ungheria Francesco Ferdinando e Carlo I, incrementando l’afflusso di persone che nell’estate del 1905 porterà al Wildbad oltre mille ospiti, riferiscono le cronache dell’epoca. È di quell’anno la costruzione del trenino che si snoda tra Cortina d’Ampezzo e Dobbiaco, immerso in uno spettacolare scenario naturale, capace di fornire un impulso rilevante al turismo fino alla battuta d’arresto della Grande Guerra.
La realizzazione di una rete stradale più organica e lo smantellamento della Ferrovia delle Dolomiti nel 1964 coincidono con l’esplosione del turismo invernale e con una crescente attenzione verso questa valle, da vivere anche d’inverno, che ancora oggi accoglie per diversi mesi all’anno villeggianti abituali e nuove presenze, attirati da storia, bellezza, gastronomia e natura. Tuttavia questa magnifica vallata, a poca distanza dall’Austria, ebbe anche un delicato ruolo strategico nella geopolitica dell’Europa, con la costruzione dello Sbarramento di Dobbiaco, una serie di bunker a difesa dei confini italiani, eretti durante il Fascismo ma impiegati anche dopo la Seconda Guerra Mondiale, durante la Guerra Fredda. Tra gli anni Cinquanta e i primi anni Novanta la rete di costruzioni in cemento armato venne riattivata e integrata in un sistema strategico della NATO allo scopo di contrastare un’eventuale invasione da parte delle truppe del Patto di Varsavia. Caserme piene di giovani soldati di leva e bunker seminascosti dalla vegetazione, posti a difesa delle principali arterie, mai utilizzati, che anno dopo anno andarono a decadere fino alla caduta del Muro di Berlino, per essere infine dismessi nel 1992. Massicce costruzioni che oggi sono diventate cantine vinicole, magazzini di stagionatura per formaggi e suggestivi musei, come quello tra Dobbiaco e San Candido, che nel sottosuolo conserva camminamenti, corridoi, stanze in cemento armato e attrezzature d’epoca.
E non sono le uniche attrazioni per gli appassionati di storia. Una volta qui, non si può non visitare la famosa Collegiata di San Candido, fondata nell’VIII secolo e considerata uno dei più importanti monumenti romanici delle Alpi Orientali, mentre intorno la natura rigogliosa offre passeggiate panoramiche, facili o per camminatori esperti, dirette a rifugi e bivacchi in quota, per assecondare il crescente interesse alpinistico e il brivido delle ascensioni. La statale solca la vallata, ma appena ci si sposta è un immergersi tra boschi secolari e sentieri romantici. L’Alta Val Pusteria è un giardino verde, che colpisce per come viene mantenuto pulito e in ordine, frutto di una consapevolezza che chiama tutti a fare la propria parte e a divenire custodi di questi luoghi, per preservarne la bellezza.
Un approccio green rivolto alla tutela dell’ecosistema, che è un valore primario per Stephan Mühlmann e la sua famiglia, proprietari del Naturhotel Leitlhof di San Candido, elegante resort alle porte del paese che prende il nome dal pendio boscoso sul quale sorge: “Leitl” in dialetto altoatesino indica un ripido pendio, mentre “Hof” significa maso. La famiglia Mühlmann ha acquisito il Leitlhof nel 1997, recuperandolo e ampliandolo progressivamente. Camere in pino cembro, spaziose e confortevoli, arredate in elegante stile tirolese, si affiancano ad ampi spazi comuni progettati con materiali naturali e grandi vetrate, creando un clima familiare ma raffinato. Poi le suite, che esprimono un’eleganza sobria, e gli appartamenti situati a pochi minuti dal centro di San Candido, collegati con una navetta elettrica, che consentono maggiore indipendenza pur permettendo di godere di tutti i servizi del Naturhotel Leitlhof, dalla ristorazione alla Spa.
Senza dimenticare il Mühlhof, maso di proprietà della famiglia adagiato in mezzo alla natura, circondato dall’orto e dai terreni dove si producono buona parte degli ingredienti destinati alla cucina del resort. Il complesso, lussuoso quanto sostenibile, è inserito in armonia nel contesto paesaggistico ed è ideato per autosostenersi dal punto di vista energetico, traendo energia anche dal cippato dei boschi. Dal 2015 il Leitlhof produce autonomamente calore ed energia e dispone di una propria sorgente d’acqua. Le emissioni dichiarate dalla struttura sono oggi pari a 12,2 kg di CO₂ per ospite a notte. Uno dei motivi per cui il Naturhotel Leitlhof ha ottenuto certificazioni e riconoscimenti internazionali dedicati alla sostenibilità.
L’Alpin Spa è uno degli elementi attrattivi del Naturhotel Leitlhof. Un’ampia area benessere dotata di piscina interna ed esterna, riscaldate tutto l’anno, cui si affiancano bio sauna al pino cembro, sauna finlandese, bagno di vapore e vasca idromassaggio, insieme a trattamenti con prodotti naturali e biologici certificati che si ispirano alla tradizione alpina, con il panorama delle Dolomiti di Sesto sempre sullo sfondo. “Nel 1997 il resort è stato acquisito dalla famiglia Mühlmann perché non finisse nelle mani di una grande compagnia straniera” racconta Marion Burgmann, direttrice del resort dal 2019. “La gestione è affidata a Stephan Mühlmann e a sua moglie Evelin, che portano avanti la filosofia natural del resort, autonomo dal punto di vista energetico grazie alla centrale termoelettrica e al fotovoltaico, insieme agli orti di botaniche e ortaggi. Ma anche nella Spa si riverbera l’attenzione al naturale, con la linea bio ecologica scelta per i trattamenti e una prospettiva sempre rivolta all’ospite e all’ambiente”.
Cosa vedere assolutamente quando si viene al Leitlhof? Ammirare l’alba sulle Tre Cime di Lavaredo, andando in escursione con le guide e passando dal Rifugio Auronzo. Il giro del Lago di Dobbiaco, sia in bici sia a piedi. L’escursione al Rifugio Bonner e il museo di Messner a Sesto. La natura è al centro dell’esperienza anche nella ristorazione, elemento di eccellenza per la famiglia Mühlmann, attraverso un fil rouge che dal maso di famiglia – con gli ortaggi, le erbe aromatiche e la carne dei bovini Angus allevati al pascolo – conduce in tavola, passando per la creatività e l’esperienza dello chef Markus Auer.
L’esperienza gastronomica comincia al mattino con una colazione a buffet a base dei prodotti della valle, dal miele al latte e alle uova dei masi vicini, con lo speck che viene dal maso di famiglia, mentre Auer si divide tra il giardino, l’orto, le botaniche e le erbe del bosco, che sono l’architettura della sua cucina. Prosegue con la tipica merenda del pomeriggio, dolce e salata, con zuppe, affettati, formaggi, insalate e torte sempre diversi, e si conclude a cena con un menù gastronomico di più portate e numerose varianti. Markus Auer è originario di Braies e ha frequentato la scuola cuochi di Bressanone, per poi viaggiare e imparare il mestiere attraverso esperienze a Bruxelles, in Costa Azzurra, a Londra e a Cambridge, prima di fare ritorno in Alto Adige e prendere il timone della cucina del Naturhotel Leitlhof.
La brigata, prevalentemente giovane, propone una cucina fresca, intrigante, materica, espressione di una tecnica raffinata che interseca cucina alpina e tradizione mediterranea. Una proposta leggera, stagionale e appagante, nella quale lo chef si muove con disinvoltura tra i grandi classici della cucina internazionale, i piatti della tradizione locale e le alternative vegetariane e vegane. Da non perdere i canederli con il gulasch, i ravioli tipici con ricotta, spinaci, burro fuso e formaggio e la tartare al tavolo. Quest’ultima viene preparata davanti al cliente sul guéridon, recuperando un rituale di servizio oggi sempre più raro. Si parte dalla carne di Angus del maso, frollata per quattro o cinque settimane, selezionando lo scamone, poi lavorato a coltello. Presentata la carne al tavolo, inizia il condimento: scalogno tagliato fine, aglio, tuorlo, olio d’oliva, acciughe, capperi sotto sale, cetriolini, prezzemolo, paprica affumicata, peperoncino, Tabasco, Worcestershire sauce, pomodoro dolce, senape in polvere e in grani, mescolati dal maître con sapiente abilità e serviti al cliente.
leitlhof.com
Photo credits Mike Rabensteiner