GIORGIO POI, VISIONI INDIE E SUSSURRI LIQUIDI
Giorgio Poi, pseudonimo di Giorgio Poti, è un cantautore e produttore musicale nato a Novara nel 1986 e cresciuto a Roma, ma con un percorso artistico ampiamente influenzato da esperienze internazionali. Dopo una lunga permanenza a Londra, dove ha studiato chitarra jazz, viaggi a Berlino, Parigi e negli States, è tornato in Italia portando con sé un bagaglio musicale stratificato e sofisticato. Esordisce come solista nel 2017 con Fa niente, un album che lo posiziona subito come figura di spicco nella nuova scena indie italiana. Il 2 maggio è uscito il suo nuovo album Schegge, scritto tra dicembre 2022 e ottobre 2024 e registrato a Roma – dove è tornato a vivere dopo 17 anni di assenza. I brani che lo compongono sono: Giochi di gambe; Nelle tue piscine; Uomini contro insetti; Non c’è vita sopra i 3000 kelvin; Les jeux sont faits; Schegge; Tutta la terra finisce in mare; Un aggettivo, un verbo, una parola; Delle barche e i transatlantici. Ho sentito l’esigenza di citarli tutti perché, in verità, formano un percorso in cui è difficile scartare un tassello. Da “Giochi di gambe” a “Delle barche e i transatlantici”, ogni canzone ha qualcosa che ronza dolcemente nelle orecchie e non si riesce a lasciar andare, che siano delle note, un lieve acuto, delle frasi incisive, l’ironia o ancora meglio un’autoironia leggera ma micidiale che galoppa con il testo e la musica. “Metti un orecchio sul mio petto e all’improvviso hai capito tutto. Non c’è alibi più debole di un alibi di ferro”.
Se il 13 giugno, dopo un tour europeo tra Berlino, Bruxelles, Parigi, Londra e Milano, Giorgio Poi ha catturato il pubblico di Forte Antenne, consigliamo di tenere d’occhio le prossime date italiane e internazionali, tra Caserta, Arezzo, Corigliano d’Otranto, Milazzo, Lamezia Terme. Tornerà poi a Roma per lo Spring Attitude Festival il 12 settembre 2025 e il giorno successivo sarà a Bologna.
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Genere musicale e stile
Inserito nel filone dell’indie italiano, ma anche della musica Alternative, Giorgio Poi si distingue per un approccio intimo e riflessivo alla scrittura. Le sue canzoni sono fatte di atmosfere sospese, visioni psichedeliche e testi che sembrano sfiorare l’ascoltatore più che colpirlo. La sua voce, quasi “strascicata”, acuta, richiama delle tonalità da stornello romano ma aggiornato a una sensibilità moderna, quasi cinematografica. Nell’album Smog – peraltro l’illustrazione dell’album è una sua creazione – e nell’ultimo viene usato il sintetizzatore e si avvertono influenze della musica elettronica francese.
La poetica del sussurro
C’è qualcosa di liquido nella musica di Giorgio Poi. Le sue canzoni sembrano nugoli di luce colorata, capaci di evocare immagini oniriche e sensazioni impalpabili. Ha la rara capacità di sussurrare all’orecchio, di far risonare ed echeggiare sensazioni come se l’ascoltatore potesse esperirle nello stesso momento in cui lui le canta. In “I Pomeriggi”, ad esempio, descrive un paesaggio emotivo fatto di ombre e riflessioni autunnali: “Sembra fatto di cartacarbone”, “soffiare sul vento”, immagini eteree che trasformano la malinconia in bellezza.
Simbolismi e contrasti
Tra i temi ricorrenti nelle sue liriche troviamo l’incontro e lo scontro tra natura e tecnologia, tra uomini e insetti, tra quiete e minaccia. In “Bloody Mary” (feat. Elisa) scrive: “I pensieri non corrono sui fili o rotaie ma sulle traiettorie delle zanzare” – una linea che suggerisce un pensiero sfuggente, non lineare, come se la mente seguisse il caos naturale più che la logica. Il contrasto tra delicatezza e violenza è un altro elemento distintivo. In un passaggio potente canta: “Uomini contro insetti, bombe nucleari sugli alveari” visione apocalittica che si scontra con immagini di bellezza inattesa, come “mi hai lasciato sulle labbra il rosso dell’alchermes”.
Collaborazioni e connessioni
Giorgio Poi ha collaborato con nomi importanti della scena italiana, come Elisa, Frah Quintale per il brano “Missili”, Franco126 (“Nottetempo”), Calcutta (“La Musica Italiana”) e Francesca Michielin (“Leoni”). Queste collaborazioni hanno sempre mantenuto intatta la sua identità artistica, arricchendo piuttosto la sua poetica con nuove sfumature. Nel 2019 firma per Luca Carboni il brano “Prima di partire”. Collabora con Franco126 per gli album “Stanza Singola” (2019) e “Multisala” (2021) suonando chitarra e basso; firma la colonna sonora di Summertime (Netflix). È molto attivo all’estero e ha aperto molti concerti dei Phoenix che si sono innamorati della sua musica.
Giochi di gambe e cuore
Nella scrittura di Giorgio Poi, il corpo è spesso un luogo di dialogo tra desiderio e vulnerabilità, famelica voglia di percepire, di essere una cassa di risonanza emotiva e profondo rispetto per i limiti e la sfera sentimentale dell’altro. In “Giochi di gambe”, canta: “Metto i miei occhi dentro i tuoi / Come non mi vedi sono qua / Ci sono almeno per metà” – un’espressione di vulnerabilità e di ricerca d’intimità. Le sue parole sono raramente banali: messaggi stanati casualmente, racchiusi all’interno di bottiglie di rum, cullate dal vento e portate in riva dalle onde, da ascoltare quando il tempo per accogliere i propri lati fragili e preziosi sarà maturo: “Sussurrare parole nelle bottiglie / Chiudere il tappo per quando vorrò sentirle”.
Giorgio Poi è un artista che non grida, la sua voce chiede permesso ed entra nella testa di chi vuole che resti. Le sue canzoni non si impongono, si insinuano con delicatezza. La sua musica è fatta per chi cerca non solo suoni, ma visioni, immagini in bilico, memorie che brillano come riflessi sull’acqua. Ascoltarlo è come guardare il mondo attraverso un vetro opaco, dove la realtà è autentica ma viene filtrata sfociando a tratti nel sogno.
Photo credits Ilaria Magliocchetti Lombi