COLLIO, IL FOCUS È IL PINOT GRIGIO

Le terre di confine hanno un fascino del tutto particolare. Quando in un territorio convivono, fino a fondersi, usi e culture differenti che solo amministrativamente rimangono separati, si ritrovano, nella cucina e nei vini, elementi inaspettati che riescono a coinvolgere e a riscuotere apprezzamento. Così è per il Collio la cui area geografica è divisa tra Italia e Slovenia da una linea di confine stabilita da decisioni avulse da quella che era la realtà al momento in cui è stata tracciata.
Dal punto di vista del vino, la denominazione Collio Doc rappresenta un territorio di poco meno di 150 km quadrati di cui circa 1.300 ettari vitati. Nell’area operano circa 270 aziende tra produttori e imbottigliatori.

Il paesaggio del Collio

Il paesaggio del Collio

Il Collio, con la sua forma a C determinata proprio da quel confine di cui si diceva, è conosciuto per i suoi vini bianchi che rappresentano circa l’88% della produzione. Tra i vitigni più coltivati è il Pinot Grigio a fare la parte del leone con il 24%, seguono il Sauvignon, il Friulano e la Ribolla gialla, rispettivamente con il 17, 14 e 13%.

Il Consorzio Tutela Vini del Collio, deputato alla tutela e alla promozione della Denominazione, tra le varie iniziative, organizza “Collio Evolution”, manifestazione giunta quest’anno alla seconda edizione e nata per promuovere la conoscenza del territorio con un particolare focus, diverso di anno in anno, su uno dei vitigni che tradizionalmente si coltivano nell’area.

Luca Raccaro

Nella sua introduzione inaugurale, il presidente del Consorzio Luca Raccaro ha voluto rimarcare alcuni concetti chiave che caratterizzano e devono caratterizzare l’azione dei soci e del Consorzio per il prossimo periodo. Innanzitutto, il rapporto tra uomo e natura è un’identità fondante, occorre difendere il valore dei terreni e dei vini, la dignità dei produttori e il posizionamento dei vini sul mercato. Se la qualità è fondamentale non lo sono i volumi e avere una dimensione artigianale significa anche dedicare attenzione al prodotto, avere capacità di innovazione e cura del paesaggio, patrimonio di tutta la comunità; la bellezza è parte integrante dei vini.

Tra borghi e vigneti del Collio

Tra borghi e vigneti del Collio

Il Pinot Grigio è il vitigno su cui il Consorzio ha voluto focalizzare l’attenzione di questa edizione. Un vitigno internazionale coltivato sul territorio da metà dell’Ottocento tanto da poterlo ormai considerare autoctono. L’Italia, nella sua globalità, possiede il 46% della superficie mondiale riservata a questa varietà. Il Pinot Grigio è coltivato prevalentemente nel Triveneto; il Friuli-Venezia Giulia produce circa 27 milioni di bottiglie e il Collio, con meno di due milioni, ne rappresenta il 7%.

La Ponca (altrimenti detta flysch di Cormòns) è il terreno che caratterizza le colline dell’estremo est del Friuli-Venezia Giulia e quindi dell’Italia. Si tratta di una formazione rocciosa che risale all’epoca eocenica composta da marne e arenarie stratificate depositate in un ambiente marino con numerosi reperti fossili, che seppure di struttura comune può assumere differenti variabili; conferisce ai vini una caratteristica impronta di mineralità e salinità.

I vigneti del Collio

I vigneti del Collio

Il Pinot Grigio è una varietà che riesce ad assumere differenti espressioni anche in riferimento al metodo di vinificazione tradizionale applicato. Solo per fare due esempi, quello prodotto in Veneto sotto la denominazione Pinot Grigio delle Venezie DOC è un vino dai toni delicati, dal corpo medio e di pronta beva; decisamente diverso è quello prodotto in Alsazia che presenta invece toni decisamente più strutturati e maturi.
Il Pinot Grigio coltivato nel Collio, e che abbiamo avuto la possibilità di assaggiare durante la manifestazione, ha piacevolmente colpito per qualità e piacevolezza.

La buccia degli acini del Pinot Grigio a maturità assume toni ramati che vengono poi trasferiti ai vini a seconda del metodo di produzione e in particolare del tempo di contatto tra le bucce e il succo del mosto. I vini possono quindi assumere il classico colore giallo paglierino oppure mostrare solo alcuni riflessi ramati o, addirittura, tingersi di un colore ramato più o meno carico fino, a volte, a toccare accenni carminio.

Evidentemente anche il profilo aromatico cambia in maniera sensibile. Le versioni senza contatto tra buccia e succo profumano di frutta a pasta bianca fresca con riconoscimenti di pera e mela e una leggera nota agrumata. Man mano che il contatto buccia/succo aumenta, al variare del colore cambiano anche i profumi che prendono la direzione della frutta rossa, ciliegia e amarena, con accenni anche di erbe officinali e di lacche.
Con la permanenza del vino in bottiglia si manifestano anche sentori di idrocarburo e sbuffi fumé che rendono l’olfatto complesso. Similarmente il profilo gustativo evolve comunque con una grande propensione alla tenuta al tempo.

In un mercato del vino in profonda trasformazione, con una forte contrazione dei consumi, i vini bianchi, in generale, soffrono meno delle altre tipologie e in questo contesto i vini del Collio sono ritenuti tra i migliori nel parterre di quelli prodotti in territori collinari e montani e sono inseriti nel 90% delle Wine List con più di 250 etichette.
Questi, insieme a tanti altri, sono i dati scaturiti da un’analisi commissionata dal Consorzio a Nomisma Wine Monitor e relativa alla rilevanza e al posizionamento dei vini del Collio presso il canale Ho.Re.Ca. in Italia. L’analisi restituisce una sostanziale buona notorietà dei prodotti unita a un’altrettanto buona percezione della qualità media.

 

collio.it