PALEO ROSSO: L’ASSOLO DEL CABERNET FRANC
Da assemblaggio tradizionale a scommessa, in purezza, sul Cabernet Franc. È la parabola del Paleo Rosso, etichetta simbolo di Le Macchiole, raccontata attraverso una degustazione verticale che ha messo a confronto vent’anni di vendemmie e differenti scelte agronomiche della cantina fondata negli anni ‘80 da Eugenio Campolmi e Cinzia Merli che nel 2002, in seguito alla scomparsa di Eugenio, ne assunse la guida affiancata dal fratello Massimo. Insieme a una squadra coesa, la proprietà ha definito in breve tempo una cifra stilistica distinta e riconoscibile, fondata sul rigore tecnico, la cura meticolosa di ogni fase produttiva e un’attenzione sartoriale ai dettagli. La gestione agronomica si declina attraverso un lavoro puntuale condotto parcella per parcella, con interventi mirati e una pianificazione accurata dell’epoca di vendemmia, tarata sulle caratteristiche di ogni singola varietà, permettendo alla cantina di restituire, in ogni millesimo, l’espressione più fedele del territorio di Bolgheri.
Nato nel 1989 come blend di Sangiovese e Cabernet Sauvignon, Paleo Rosso prende il proprio nome da quello comune della Festuca Pratensis, un’erba spontanea della famiglia delle Graminacee molto diffusa sulla Costa Toscana, scelta da Eugenio e Cinzia per rafforzare il legame con il territorio. Elia Campolmi, figlio della coppia, racconta il legame viscerale con il luogo, una Toscana enologica che negli anni si è fatta conoscere e apprezzare: “Non abbiamo mai voluto assecondare le mode né cercare di imitare gli altri, ma creare una nostra identità. Uno stile che ci rappresentasse e che raccontasse il territorio di Bolgheri. Papà ha iniziato giovanissimo: i primi ettari li ha piantati proprio alle spalle della bottega dei miei nonni, ma il primo vero passo importante lo ha fatto all’inizio degli anni ‘80, quando ha acquistato un appezzamento di sei ettari sulla Via Bolgherese, dove oggi sorge la cantina.”

Elia Campolmi e Cinzia Merli
Il Paleo Rosso ha poi accolto il Cabernet Franc nel 1993, sfidando i pregiudizi che all’epoca circondavano questo vitigno. Un percorso che Cinzia Merli ama riassumere così: “Spesso il Franc è visto come il fratello sfortunato del Cabernet Sauvignon più verde, ruvido, indomabile, una sfida difficile. A Bolgheri però si trasforma, regalando la sua essenza più preziosa: è molto fruttato, sorprendentemente fresco con tannini morbidi. Tutti questi caratteri ci consentono di gestire al meglio ogni vendemmia”. L’episodio determinante risale all’anno 2000, quando un’estate eccezionalmente calda costrinse l’azienda a impiegare una percentuale maggiore di Cabernet Franc nel taglio finale per garantire al vino freschezza e acidità. Da quel passaggio chiave nacque la convinzione di compiere il grande passo, giungendo alla svolta monovarietale in purezza con l’annata 2001. Nel tempo e parallelamente anche la gestione in cantina ha ridefinito il proprio profilo: dal 2008 è stato ridimensionato l’impatto del legno a favore di tostature più leggere, mentre con la vendemmia 2021 è subentrato l’uso delle anfore in ceramica Tava per un 10-12% della massa, scelta mirata a favorire la micro-ossigenazione e la tessitura dei tannini senza rilasciare note aromatiche cedute dal legno.
Un’evoluzione tecnica ben visibile nel corso della degustazione, che ha messo a confronto il carattere delle diverse stagioni. Se la storica 2001 ha sorpreso per tenuta e freschezza acida a vent’anni dalla raccolta, la 2005 si è distinta per l’equilibrio tra densità ed estrazione. La 2015 ha invece segnato il vero spartiacque verso uno stile più agile e meno concentrato, a differenza di una 2019 ancora introversa, segnata da sfumature vegetali e da una maturità fenolica più lenta dovuta probabilmente alla giovinezza di alcuni impianti. A chiudere il cerchio, la 2021 incarna lo stato dell’arte della ricerca aziendale, puntando su acidità, frutto croccante e immediata piacevolezza di beva. Il risultato di questo percorso è un vino elegante, di forte carattere e con spiccate note balsamiche, dal sorso fresco e dai tannini dolci e succosi. Un’espressione che si è guadagnata un seguito internazionale fino a dare vita al club “Amici del Paleo”, la comunità che riunisce online appassionati e cultori di questo vino. “Sempre inseguendo una filosofia basata sulla rappresentanza del territorio”, sottolinea Elia Campolmi. “Se dovessi descrivere il nostro lavoro portato avanti negli anni, direi che consiste sicuramente nel puntare alla massima eleganza e finezza dei vini, senza mai scendere a compromessi”.
Attualmente Le Macchiole si estende su 35 ettari suddivisi in 11 corpi aziendali: una frammentazione deliberata, pensata per valorizzare l’estrema variabilità dei suoli di Bolgheri, dove esposizioni e microclimi mutano a distanza di pochi metri. È da questo mosaico che nascono i vini frutto dell’assemblaggio di parcelle vinificate separatamente; tra queste spiccano i cru Casanova, Vignone e Ulivino, quest’ultimo integrato nei vigneti aziendali per l’eccellenza del suo terreno pur trovandosi al di fuori dei confini della Doc. Sul piano agronomico, la cantina ha intrapreso un percorso di riconversione ambientale che prevede l’espianto progressivo di circa 1,5 ettari di vigneto. Al loro posto verranno inserite essenze arbustive della macchia mediterranea, destinate a creare corridoi verdi a sostegno della biodiversità locale. “Oggi, i vigneti sono coltivati secondo un regime di agricoltura biologica, applicato in modo flessibile e su misura, adattando i processi alle esigenze specifiche di ogni parcella. L’obiettivo è duplice: tutelare la salute delle piante e dei suoli, ma anche limitare lo sfruttamento delle risorse naturali”, ribadisce Elia Campolmi che insieme allo zio Massimo Merli si occupa della gestione delle vigne. “La sostenibilità è qualcosa che si può considerare concluso una volta raggiunta, ma un processo dinamico, che richiede attenzione quotidiana, aggiornamento continuo e uno sguardo critico ma costruttivo. Il contesto ambientale cambia, il clima evolve: dobbiamo esserne consapevoli e pronti a confrontarci con queste sfide”.
Le Macchiole produce circa 200.000 bottiglie che esporta in 60 paesi. Un impegno notevole ma necessario per soddisfare le richieste di tutti gli appassionati. In primis l’Italia, il mercato più importante che assorbe il 26% della produzione. Per l’export il primo paese è la Svizzera, seguita da Giappone, Stati Uniti e Germania.
DEGUSTAZIONE
PALEO ROSSO

2001
Un’annata storica segnata da una gelata pasquale che ha provocato un diradamento naturale, seguita da un’estate con un’ondata di caldo a maggio e correnti fresche a settembre che hanno rallentato la maturazione finale del Cabernet Franc. Prima versione prodotta in purezza al 100%, l’annata 2001 ha ripagato l’attesa con una straordinaria tenuta nel tempo: il calice rivela una trama vitale con note di pepe nero e frutto scuro, conservando ancora una spiccata freschezza acida a oltre vent’anni dalla vendemmia.
2005
Un millesimo caratterizzato da un inverno rigido con nevicate, una primavera mite e un agosto insolitamente freddo e piovoso, asciugato appena in tempo prima della raccolta dalle brezze marine di Bolgheri. Affinato per 14 mesi in barriques nuove, Paleo Rosso 2005 si presenta estremamente bilanciato, denso e profondo. Al naso e al palato si avverte chiaramente l’impronta di un’annata fresca ed evoluta, impreziosita da note tostate e da un corredo polifenolico di grande precisione.
2008
L’andamento stagionale del 2008 ha visto una primavera segnata da venti giorni di pioggia ininterrotta durante la fioritura, compensata da un luglio caldo e con eccellenti escursioni termiche notturne che hanno garantito maturazioni graduali e omogenee. Fermentato tra acciaio e cemento ed affinato in legno per 14 mesi, il vino si distingue per il suo profilo morbido, rotondo ed equilibrato. Una lettura fluida e piacevole del Cabernet Franc, in cui le diverse componenti agronomiche si fondono in perfetta armonia.
2015
Considerata tra le annate più felici di Bolgheri, la 2015 ha beneficiato di un clima ideale: escursioni termiche generose, un agosto fresco e piovoso e un settembre perfetto con la giusta irradiazione solare. Affinato per 18 mesi in barriques nuove, rappresenta il punto di svolta verso l’attuale stile aziendale. Il vino esprime un’architettura agile, meno concentrata ma dotata di grande profondità, combinando perfettamente freschezza e maturità del frutto.
2019
Un’annata a maturazione lenta e prolungata, caratterizzata da un maggio freddo e piovoso seguito da un’estate calda che ha richiesto mirati interventi di gestione del verde in vigna. Con la raccolta protrattasi fino a inizio ottobre, il Paleo Rosso 2019 propone un sorso complesso e introverso. Il profilo olfattivo è marcato da note verdi e balsamiche (legate all’ingresso dei nuovi impianti di Ulivino) che preannunciano un’evoluzione promettente, ma bisognosa di tempo nel bicchiere.
2021
Un ciclo vegetativo complesso, apertosi con gelate ad aprile e chiuso da una vendemmia asciutta condotta tra la seconda e la terza settimana di settembre. La 2021 incarna lo stato dell’arte della ricerca aziendale: affinato in parte in barrique, in troncoconici e per un 10-12% in anfore di gres Tava, il vino garantisce un’ottima micro-ossigenazione dei tannini. Il risultato è un sorso di straordinaria contemporaneità, dominato da un frutto croccante, un’acidità viva e un’immediata piacevolezza.