RAFFAELLO IN UMBRIA E LA SUA EREDITA’ IN ACCADEMIA

La Fondazione CariPerugia Arte e l’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” vogliono rendere omaggio a Raffaello Sanzio a 500 anni dalla sua scomparsa con la mostra Raffaello in Umbria e la sua eredità in Accademia che aprirà i battenti il 18 settembre a Palazzo Baldeschi a Perugia.
Fra le manifestazioni riconosciute dal Comitato Nazionale Raffaello in Umbria e la sua eredità in Accademia è parte del percorso Perugia celebra Raffaello e si inserisce nel più ricco programma di celebrazioni “Raffaello in Umbria”, coordinato dal Comitato organizzatore regionale.

Francesco Moretti, (Perugia1833-1917) Copia parziale dell’affresco di Raffaello in San Severo a Perugia, 1850-60 circa

Tra reale e virtuale: è così che Raffaello abiterà le sale di Palazzo Baldeschi al Corso fino al 6 gennaio 2021. Il sommo artista italiano arriverà infatti in una versione digitale senz’altro coinvolgente, e i visitatori potranno persino vederlo mentre disserta con suo padre e con il suo maestro Pietro Vannucci, detto il Perugino. La cosa eccezionale è che si potranno ammirare, a Perugia, tutte le opere legate all’Umbria, oggi conservate nei più importanti musei del mondo. Non solo: la sua eredità artistica verrà raccontata attraverso la produzione dei grandi maestri di cui fu fonte di ispirazione.

Il Pintoricchio, Madonna con il Bambino e san Giovannino tempera su tavola 59 x 44 cm

La mostra infatti è divisa in due sezioni: la prima a cura di Francesco Federico Mancini, con la regia della Fondazione CariPerugia Arte e il contributo della Soprintendenza Archivistica dell’Umbria e delle Marche e dell’Archivio di Stato di Perugia, la seconda dal sottotitolo L’Accademia di Perugia e Raffaello: da Minardi e Wicar al Novecento realizzata dall’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia e curata da Alessandra Migliorati, Stefania Petrillo e Saverio Ricci, con il coordinamento di Giovanni Manuali, conservatore dei Beni dell’accademia.

RAFFAELLO IN UMBRIA

Raffaello nel capoluogo umbro ha trascorso più o meno sei anni della sua vita, dal 1500 al 1505 circa. Perugia e Città di Castello, rappresentano i luoghi dell’Umbria dove ha mosso i primi passi e svolto una parte significativa della sua formazione artistica, iniziata quando il padre Giovanni Santi chiese a Pietro Vannucci di accettare il figlio nella sua bottega per perfezionarsi nell’arte della pittura.
Come è noto, le uniche due opere ancora conservate in Umbria sono il Gonfalone della Trinità, nella Pinacoteca comunale di Città di Castello e l’Affresco di San Severo presso l’omonima cappella annessa alla chiesa camaldolese, oggi di proprietà del Comune di Perugia.

Luca Signorelli, Santo Stefano Lapidato olio su tavola 59×48 com

A Palazzo Baldeschi prenderà vita un’esperienza immersiva dove si potranno ammirare in sequenza tutte le opere umbre del Maestro, se ne contano ad oggi dodici, permettendo ai visitatori di esplorarne anche i dettagli, accompagnati da informazioni lette da una voce narrante. L’esperienza emozionale e innovativa di questa parte multimediale della mostra è data proprio dall’intreccio tra suggestioni visive e sonore.

Pietro Vannucci detto il Perugino, Madonna col Bambino e due cherubini, ultimo decennio del XV secolo, tempera su tavola, cm 50,5 x 34,5

Ecco dunque scorrere le immagini delle opere umbre del grande maestro del Rinascimento: la Pala di San Nicola da Tolentino, oggi ridotta in frammenti e ricostruita virtualmente attraverso alcuni disegni autografi di Raffaello e una copia settecentesca, e a seguire il Gonfalone della Trinità, la Crocefissione Mond, lo Sposalizio della Vergine messo a confronto con l’opera omonima del Perugino, la Pala Colonna, la Pala degli Oddi e la Pala Ansidei. E ancora la Madonna del Libro, più nota come Conestabile, l’Affresco di San Severo, la Deposizione Baglioni, la Madonna con il Bambino e i Santi, pala d’altare nota anche come Madonna di Foligno, e, infine, l’Incoronazione della Vergine, opera realizzata da Giulio Romano e Giovan Francesco Penni su disegno di Raffaello.

Mariano Guardabassi (Perugia, 1823-1880), Autoritratto col pappagallo, 1855 circa.

In un’altra sala del palazzo, sempre grazie alla magia degli effetti multimediali, partendo da famosi ritratti alcuni attori in costume rinascimentale porteranno in scena il pittore urbinate attraverso due dialoghi: il primo (siamo nel 1494), è una conversazione che vede un Raffaello undicenne portato dal padre Giovanni Santi presso la bottega del Perugino, a cui viene chiesto di accoglierlo tra i suoi allievi. Il secondo, a questo punto Raffaello ha 21 anni, è un confronto con il Perugino che ruota intorno ai due capolavori che raffigurano lo Sposalizio della Vergine.
Fiore all’occhiello della mostra tre prestigiose opere del Rinascimento umbro appartenenti alla collezione della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia e realizzate da tre maestri a cui Raffaello si ispira e con i quali si relaziona quando arriva in Umbria: la Madonna col Bambino e due cherubini di Perugino, la Madonna con il Bambino e San Giovannino di Pintoricchio e il Santo Stefano lapidato di Luca Signorelli.

L’EREDITA’ DI RAFFAELLO IN ACCADEMIA

Jean-Baptiste Wicar (Lille, 1762- Roma, 1834), Lo Sposalizio della Vergine, cartone preparatorio, 1822;

La sezione della mostra, dal titolo L’Accademia di Perugia e Raffaello: da Minardi e Wicar al Novecento si articola in quattro parti tematiche e cronologiche che vogliono mostrare e dimostrare come, per tutto l’Ottocento, Perugia, grazie alla presenza di Tommaso Minardi, fu un epicentro insieme a Roma della corrente purista e del ritorno all’arte di ispirazione religiosa. L’Accademia infatti fu un vivaio di talentuosi pittori che rielaborano la lezione degli antichi maestri, Perugino e Raffaello prima di tutti, attualizzandone modelli e stile, interpretando quel gusto neo-rinascimentale, molto apprezzato anche dal collezionismo e dal mercato internazionali dell’epoca.
Dopo un’antologia di autoritratti degli artisti che si ispirarono a Raffaello, il percorso espositivo si snoda in tre sezioni rispettivamente dedicate a Il culto di Raffaello tra classicismo e purismo, con opere della scuola di Baldassare Orsini, di Tommaso Minardi e di Wicar; Raffaello ‘docet’: la copia e l’invenzione, che ripercorre la lunga stagione dell’Accademia di Perugia fiorita sulla feconda eredità lasciata da Tommaso Minardi; Raffaello nelle arti applicate e nella decorazione murale, che presenta al pubblico una variegata e sorprendente scelta di opere dagli inizi del XIX secolo al primo Novecento.

 

Raffaello in Umbria e la sua eredità in Accademia

18 settembre 2020 /06 gennaio 2021

 

Palazzo Baldeschi
Corso Vannucci, 66
Perugia

 

fondazionecariperugiaarte.it