IVV E L’AUTOGRAFO DEI BARTENDER

La scena si apre su una tavola apparecchiata; James Bond sorseggia il suo Martini davanti agli occhi dell’amata Vesper Lynd:
Sai, credo che lo chiamerò Vesper
Per via del retrogusto un po’ amaro?
No, perché una volta che l’hai assaggiato non vuoi più bere altro”.
Questo è il dialogo di Casino Royal (film del 2006 inerpretato da Daniel Craig e Eva Green) che mi ha convinto a far entrare il Vesper Martini tra i cocktail da ordinare al bancone di un bar. Ne ho pochi, confesso, ma precisi per ogni occasione: Bloody Mary per i dopo pasti con le amiche, Gimlet per le calde sere d’estate e Vesper Martini per quando l’uscita è romanticamente a due e prevede una certa eleganza.
L’ingrediente segreto, tornando al cocktail in questione, non è il gin, la vodka o il Lillet Blanc bensì quel delizioso rituale fatto di gesti e seduzione: le mani del barman che si muovono tra le bottiglie, selezionandole come preziosi allambicchi, riempiendo piccole clessidre che dilateranno il tempo, nella migliore delle ipotesi, o lo faranno scomparire coinvolgendo mente e palato in un gioco di sapori e oblio.

Thomas Martini

Proprio come i cocktail, anche i barman hanno un stile che li identifica ed è attraverso questo che nasce la linea The Bartender’s Signature, un progetto con cui, sotto la direzione tecnica di Thomas Martini, bartender manager del celeberrimo Harry’s Bar di Firenze, IVV seleziona bartender di fama internazionale e con loro sviluppa uno o più bicchieri da cocktail che siano espressione del loro gusto, delle loro specialità e delle loro esigenze professionali, sia nella forma che nelle dimensioni.
Ne nasce una serie di bicchieri esclusivi IVV, pensati da protagonisti del panorama internazionale del bartendering professionale sia come strumenti di lavoro per i barmen professionisti, che come oggetti da regalarsi o regalare nella vita privata.

Alessandro Palazzi

Vale la pena partire, per rimanere in tema, proprio da Alessandro Palazzi, Head Bartender al Dukes Bar, nell’esclusivo Dukes Hotel di Londra, dove entra nel 2007. E’ famoso per i suoi Martini Cocktail e per aver ridato lustro al Vesper. Best Bar manager 2005 per la rivista Class, vince il premio Imbibe Personality of the Year nel 2018.

Alessandro Palazzi sceglie la classica coppa da cocktail singola e decide di presentarla in due varianti: una con l’effetto givray, che la ricopre tutta, come se fosse stata appena passata in freezer, tranne una piccola parte che permette di intravedere l’eventuale guarnizione inserita all’interno del bicchiere. L’altra che si caratterizza per la scritta apposta sul piede, «Let it dry»: un chiaro riferimento al modo in cui deve essere preparato il cocktail in cui Alessandro Palazzi è specializzato, il Martini Cocktail e la sua variante Vesper.

Se poi la vostra passione è il Martini Cocktail, piccola menzione merita la serie Romancing Martini in cui grandi citazioni accompagnano il bordo del bicchiere in un vortice di parole elegantemente incise: il vostro alter ego è James Bond, Dorothy Parker o James Thurber?

Vladimir Zhuravlev

Vladimir Zhuravlev, classe ‘66, è un’icona del bartendering russo. E’ fondatore del Clubaratoty di Mosca, ma considerarlo un bar manager non renderebbe onore alla sua classe. E’ un esperto di cocktails a 360, ha lavorato nei locali russi più rinomati, conosciuto in tutto il mondo come grande cultore della mixology e dei drink russi del passato. E’ fondatore della Bartender Brothers, una delle più famose associazioni russe per barmen.

Firma un bicchiere dall’intramontabile eleganza, un passe-partout della mixology, utilizzabile per una grande varietà di cocktails, la coppa da cocktail doppia, dalla morbida forma arrotondata e dallo stelo lavorato. Lo personalizza apponendoci l’immagine di un gallo, la cui coda è da sempre sinonimo visivo del cocktail da bere (dall’inglese cocktail = coda di gallo).

Shuichi Nagatomo

Per concludere Shuichi Nagatomo, bar manager dal 1992, lavora all’Osier Bar di Tokyo fino al 1996, che lascia per aprire il suo primo locale di proprietà, il Bar Oscar, cui poi seguiranno il Bar Palme d’Or nel 2004 e il Seven Seas Bar nel 2009, a Fukuoka in Giappone. E’ direttore della Professional Bartenders Organization (PBO) e della Cocktail Communication Society (CCS).

In onore della sua terra, dedica i suoi due bicchieri all’ineffabile arte figurativa giapponese, elegante, fine e raffinata. Un leggero ramage di pesco abbraccia dolcemente i due bicchieri di Shuichi, un old fashioned e un highball, pensati per accogliere una vasta tipologia di cocktail: dai before-dinner agli after-dinner, dagli short drinks ai long-drinks.
Quando la sera cala, la musica si alza e la giornata è ormai un pensiero lontano,scegliete il vostro abito migliore, dirigetevi verso il cocktail bar preferito, quello che è sempre una garanzia e aspettate che quelle dolci parole arrivino a cancellare tutte le fatiche: “Il solito?”

 

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