IL SAN PIETRO DI POSITANO È TRA I MIGLIORI HOTEL DE “LA LISTE”

È il lavoro più bello del mondo”: così esordisce commentando il riconoscimento Andrea Zana, general manager de Il San Pietro di Positano di proprietà della famiglia Cinque, tra gli alberghi del Bel Paese più amati dalla clientela internazionale, nonché l’unica italiana incoronata dalla classifica 2026 de La Liste Hotels. Il gioiello sulle scogliere della Costiera Amalfitana conquista il podio, primo ex equo con altre icone dell’ospitalità come il Badrutt’s Palace di St.Moritz, mentre il Don Alfonso 1890 di Sant’Agata sui Due Golfi della famiglia Iaccarino è stato premiato per i valori dell’ospitalità familiare.

Un grande hotel non si definisce solo in base alla sua architettura o al livello del servizio. Esso incarna una cultura dell’ospitalità, un savoir-faire e un’identità tramandata di generazione in generazione. La nostra ambizione è quella di rendere omaggio a quelle strutture il cui patrimonio continua a plasmare il futuro dell’ospitalità in tutto il mondo” ha dichiarato Philippe Faure, fondatore e presidente di La Liste durante la premiazione.

Il San Pietro di Positano

Il segreto del successo del San Pietro? In primis la forza dell’indipendenza che dimostra come una struttura a conduzione familiare possa competere con successo contro i colossi mondiali dell’ospitalità. La sua cultura aziendale distintiva, affinata nel corso delle generazioni, rimane la sua principale risorsa strategica. A renderlo unico è inoltre la straordinaria capacità di restare fedele alla propria identità da oltre mezzo secolo. Insieme alla costanza e alla continuità che ha saputo dare negli anni: il risultato assume un valore ancora più significativo perché La Liste non è una semplice graduatoria. Il ranking nasce dall’analisi di migliaia di recensioni, guide internazionali e valutazioni professionali elaborate attraverso un sofisticato algoritmo che individua le strutture capaci di distinguersi per qualità dell’accoglienza, servizio, gastronomia, design e continuità dell’esperienza.

Scavato nella roccia a picco sul mare della Costiera Amalfitana, come una terrazza sospesa tra cielo e mare, l’hotel è un santuario del lusso mediterraneo: ingresso via mare con approdo privato per yacht, spiaggia privata tra limoni e bouganville, campo da tennis incastonato tra le rocce e camere a picco sull’acqua tra i Faraglioni di Capri e Monti Lattari. Ogni ambiente sembra dialogare con il paesaggio: le 57 camere e suite, tutte rivolte verso il mare, si aprono su terrazze private che regalano una delle viste più scenografiche sulla Divina.

Inaugurato nel 1970, l’hotel è nato dal sogno visionario di Carlo Cinque, oggi è gestito dai fratelli Vito e Carlo Cinque, la terza generazione, custode di un modello di ospitalità che ha saputo attraversare il tempo senza inseguire le mode. Ma è soprattutto il senso della misura a fare la differenza. Affiliato Relais & Châteaux si distingue per il lusso discreto, mai ostentato, che si esprime nella cura quasi sartoriale del servizio, nell’eleganza discreta degli spazi, nei giardini terrazzati coltivati con agrumi e prodotti destinati alle cucine dell’hotel. Un’esperienza costruita intorno all’autenticità del territorio, dove ogni dettaglio contribuisce a creare quella sensazione di casa che rappresenta da sempre il tratto distintivo della struttura.

Senza dimenticare le persone, ambasciatori dell’idea di accoglienza della famiglia. A cominciare proprio da Andrea Zana, general manager dal 2013, estremamente attento alla formazione dei collaboratori e nella valorizzazione delle relazioni con i clienti: non è un caso se la percentuale di repetears è altissima, ma anche con grandi capacità nella supervisione di tutte le aree operative dell’hotel e nell’ottimizzazione dei ricavi.

Anche la gastronomia gioca un ruolo centrale nel successo dell’albergo. Il ristorante Zass, guidato dallo chef Alois Vanlangenaeker, interpreta la cucina mediterranea contemporanea valorizzando le materie prime locali, mentre Carlino, affacciato direttamente sul mare, racconta l’anima più informale della tradizione campana, proponendo cucina locale realizzata con i prodotti biologici più freschi. È la dimostrazione di come, oggi più che mai, l’alta cucina sia diventata una componente imprescindibile dell’esperienza alberghiera di lusso, contribuendo in maniera decisiva al posizionamento internazionale delle migliori destinazioni.

Il riconoscimento ottenuto da Il San Pietro assume inoltre un significato che va oltre il singolo hotel. Nella Top 50 di La Liste Hotels 2026 figurano infatti sei indirizzi italiani, confermando il ruolo sempre più centrale del nostro Paese nell’hôtellerie internazionale e la forza di un modello che unisce ospitalità familiare, patrimonio paesaggistico e alta ristorazione. È un successo che racconta un’Italia capace di competere con le più grandi destinazioni del lusso mondiale senza rinunciare alla propria autenticità.

La famiglia Iaccarino

Heart & Soul Hotel Award è il riconoscimento dato al Don Alfonso 1890, per essersi distinto nel porre gli ospiti al centro di ogni attività, offrendo un servizio eccezionale e personalizzato. Meritatissimo per una famiglia che da oltre un secolo interpreta il meglio dell’accoglienza nella Penisola Sorrentina, tra il ristorante due stelle Michelin, il boutique hotel e l’azienda agricola di proprietà della tenuta, Le Peracciole, mantenendo un profondo legame tra agricoltura, gastronomia e ospitalità, preservando le tradizioni di generazione in generazione. “Dedico la mia vita a far felici le persone, sempre con la stessa dedizione e lo stesso spirito di sacrificio, curando ogni cliente con un’attenzione sartoriale” commenta Mario Iaccarino, che dal 2000 coordina tutte le attività del gruppo, oggi presente in tre continenti: dal fine dining di Toronto e Macao, alle “Casa Don Alfonso” di Saint Louis e della Nuova Zelanda. Negli anni Settanta i genitori Alfonso e Livia Iaccarino sono stati pionieri puntando sulla sostenibilità, il biologico e la centralità dell’esperienza. Insieme ai figli Mario ed Ernesto, in cucina, hanno fatto dell’insegna uno dei più autorevoli interpreti della cucina mediterranea nel mondo.

Del resto, la classifica, che ogni anno aggrega i giudizi della critica, delle guide di settore e dei viaggiatori attraverso un algoritmo proprietario, conferma come la ristorazione sia un asset determinante del successo degli hotel d’alta gamma. Non è certo un caso che la maggior parte delle strutture ai vertici della graduatoria vantino insegne stellate o firmate da grandi chef. A cominciare proprio dallo storico hotel svizzero primo assoluto, che conta ben quattro ristoranti: Le Restaurant, Le Relais, La Diala e La Coupole – Matsuhisa. Tra i primi dieci spiccano La Réserve, sempre nella Ville Lumiere, al terzo posto, seguita dai due resort messicani Las Ventanas al Paraíso, A Rosewood Resort e Rosewood Mayakoba, in ex-aequo. A seguire, il Mandarin Oriental Bangkok, il One&Only Portonovi in Montenegro, The Peninsula Chicago, The Peninsula Shanghai e Cheval Blanc Paris.

L’eccellenza tricolore dell’ospitalità incorona soprattutto la Campania e la Toscana con una menzione in Veneto. Al numero 27 spicca l’Hotel Cipriani, A Belmond Hotel, Venice, con la sua ricca proposta gastronomica con il ristorante ORO, guidato dalla chef Vania Ghedini con la regia di Massimo Bottura, il Cip’s Club, noto per la scenografica terrazza panoramica sospesa sull’acqua, a cui si aggiungono il Porticciolo e al bar Gabbiano. Segue al trentunesimo posto l’Hotel Il Pellicano Porto Ercole in Toscana sede del ristorante Il Pellicano con lo chef Michelino Gioia. Al numero 33 della classifica si posiziona il J.K. Place Capri con il JKitcheh Restaurant che domina il porto di Marina Grande.

Postazione 44 per il toscano Rosewood Castiglion del Bosco, casa dell’insegna Campo del Drago, guidato dallo chef Matteo Temperini, fautore di una cucina contemporanea toscana con ingredienti dell’orto biologico del resort. Al numero 46 troviamo il Santa Caterina Hotel Amalfi sulla Costiera Amalfitana, dove il ristorante Glicine ha la firma dello chef salernitano Peppe Stanzione che gioca con i sapori campani mescolati a tocchi esotici. In classifica anche l’Hotel Hassler di Roma con lo stellato Imago guidato dallo chef Andrea Antonini, il Bulgari Hotel Rome con il ristorante di Niko Romito, l’Hotel de la Ville e il De Russie, mentre a Modena Casa Maria Luigia di Lara Gilmore e Massimo Bottura e a Milano il Portrait Milano.

Nato originariamente per la gastronomia, La Liste si è esteso al settore alberghiero, dove ora monitora oltre 7.300 hotel di lusso in 200 paesi e territori, fornendo una delle panoramiche analitiche più complete sull’ospitalità di lusso, aggregando i dati di centinaia di pubblicazioni specializzate e indici internazionali valutati in decine di lingue. Inoltre, 7 premi speciali per 24 strutture all’avanguardia nei cinque continenti per aver promosso cambiamenti sistemici nell’esperienza degli ospiti.

I viaggiatori di oggi cercano molto più di un semplice posto dove soggiornare. Cercano esperienze significative, un legame autentico con la loro destinazione e il calore di un’accoglienza sincera. Gli hotel riconosciuti da La Liste dimostrano che il vero lusso risiede nell’attenzione meticolosa prestata a ogni dettaglio” ha detto Hélène Pietrini, amministratrice delegata di La Liste, raccontando le macrotendenze del settore: la privacy è un lusso supremo, fondamentali la tutela dell’heritage, il benessere e la longevità. Tecnologia operativa: implementazione di infrastrutture invisibili progettate per alleggerire gli oneri amministrativi, consentendo ai team di dedicarsi all’interazione diretta con gli ospiti. Gastronomia alberghiera: una transizione strutturale che si allontana dalla dipendenza da singoli chef famosi per orientarsi verso ecosistemi culinari diversificati e di proprietà delle strutture.

Mario Iaccarino e Andrea Zana

In generale, dai dati di quest’anno emerge che il vertice dell’eccellenza rimane straordinariamente stabile. Le strutture alberghiere più apprezzate al mondo si distinguono non per i cambiamenti rapidi, ma per la rara capacità di mantenere, anno dopo anno e spesso di generazione in generazione, uno standard di eccellenza riconosciuto a livello internazionale. Gli hotel che hanno ottenuto il punteggio massimo di La Liste, piuttosto che un podio competitivo, rappresentano una cerchia esclusiva di hotel che definiscono lo standard globale dell’ospitalità.

L’eccellenza alberghiera non è più definita da un unico punto di vista. La Liste misura il consenso internazionale per mettere in luce ciò che distingue veramente i migliori hotel del mondo: un profondo senso del luogo, un’ospitalità umana eccezionale e un’identità che è unicamente loro” ha spiegato Jörg Zipprick, cofondatore e caporedattore di La Liste.

Come osservatorio sul futuro dell’ospitalità di alta gamma, La Liste Hotels pubblica due white paper analitici annuali che tracciano le forze economiche, culturali e operative che stanno ridefinendo il settore alberghiero internazionale. Da queste analisi emerge in primis il cambiamento di paradigma, perché le tendenze alberghiere globali del 2026, segnalano il passaggio al valore immateriale: il vantaggio competitivo si è spostato dai beni materiali (dimensioni delle camere, architetture imponenti) verso il valore immateriale declinato in cultura del servizio, intelligenza emotiva, autenticità aziendale e una chiara visione strategica.

Pesa, inoltre, il divario macroeconomico: nel settore globale si sta verificando una separazione sempre più marcata. Le strutture premium e di lusso nel segmento più alto del mercato continuano a beneficiare di una domanda resiliente da parte dei clienti con un elevato patrimonio netto e di tariffe medie giornaliere (ADR) ai massimi storici. Al contrario, le strutture di fascia media ed economica devono affrontare un’intensa compressione dei margini causata dall’inflazione e dalla persistente carenza di manodopera.

E ancora, la tecnologia invisibile: l’intelligenza artificiale sta trasformando la gestione dei ricavi, le previsioni dinamiche sui prezzi e le operazioni logistiche di back-end. L’obiettivo è esplicitamente istituzionale: automatizzare gli oneri amministrativi per liberare il talento umano e consentirgli di dedicarsi a un coinvolgimento diretto e senza fretta degli ospiti.

Infine, la strategia di connettività: operare in un contesto geopolitico complesso – caratterizzato da corridoi aerei mutevoli e restrizioni dello spazio aereo – significa che l’accessibilità non può più essere data per scontata. La sola posizione geografica non garantisce più l’occupazione; la connettività delle infrastrutture è diventata un fattore di differenziazione decisivo.

 

laliste.com