FARINA WINES: L’ARTE ENTRA IN CANTINA

L’arte entra stabilmente nella cantina Farina Wines, una delle cantine storiche della Valpolicella Classica con oltre un secolo di tradizione vitivinicola, fondendo il rispetto per la tradizione a una visione innovativa e facendosi interprete contemporaneo di un’eccellenza che guarda al futuro. Con il progetto Art Ferment, Farina Wines vuole celebrare la bellezza e suscitare emozioni proprie del mondo dell’arte. Fin dal 2023 gli ambienti della cantina ospitano mostre fotografiche e vernissage di giovani artisti contemporanei di richiamo internazionale, scelti per la loro capacità di integrarsi con le diverse anime dell’azienda.

Elena Farina, Federico Ferrarini, Claudio Farina

Elena Farina, che ha voluto il progetto, ci racconta la sua visione del rapporto tra arte e vino. “L’arte è sicuramente in grande connessione con quello che facciamo noi. Ritengo che il vino sia una grande opera d’arte, è l’espressione della creatività, della sapienza e della manualità dell’essere umano. Noi trasformiamo l’uva in vino, gli artisti trasformano la materia in qualcos’altro, nella rappresentazione del proprio pensiero, della propria filosofia. Ci sono tante connessioni tra il mondo dell’arte e il nostro mondo”. Le opere artistiche diventano quindi un momento in cui arte e cultura enologica dialogano per esaltare l’eccellenza del territorio della Valpolicella. Ora il progetto inizia una nuova fase che prevede la selezione semestrale di un artista per la realizzazione di una mostra site‑specific. Inoltre, a ogni edizione, Farina Wines acquisirà un’opera dell’artista ospitato, dando vita, nel tempo, a una propria raccolta d’arte.

Ancora Elena: “L’idea nasce dal voler creare una collezione privata di Farina Wines. L’opera che maggiormente ispirerà sia Claudio (cugino di Elena e co-titolare dell’azienda) che me entrerà a far parte di questa collezione. Partiamo adesso con la prima mostra, poi, fra sei mesi, inizierà un’altra esposizione e quindi, pian pianino, la collezione prenderà vita. Sceglieremo le opere non solo in base a quello che ci trasmettono ma anche a come si adattano agli spazi espositivi, vogliamo che ci sia un dialogo tra l’opera d’arte e la nostra cantina e non siano delle opere, delle installazioni messe a caso”. La mostra, recentemente inaugurata, dal titolo “Transitum Frugum, l’antico patto” è una selezione di venti opere dell’artista veronese Federico Ferrarini nelle quali il dialogo tra natura e cosmologia è letto attraverso il rapporto spazio‑tempo. Ferrarini indaga il rapporto tra materia, spazio e tempo attraverso una sperimentazione pittorica e installativa in continua evoluzione. La sua pratica si concentra sull’archetipo del Sole e sul concetto di Stargate, inteso come portale concettuale capace di connettere dimensione naturale e cosmologica. Le opere pittoriche e scultoree esposte, alcune inedite, sono state scelte in relazione alla monumentalità degli spazi della cantina. Spicca tra queste Kroll, installazione site-specific, ispirata alla reinterpretazione creativa di “un buco nero cosmico”.

Il percorso immersivo esplora la natura come processo in continua trasformazione: Transitus richiama un passaggio irreversibile, mentre Frugum allude al frutto come esito della relazione tra natura e intervento umano.  Allo stesso modo in cui il vino muta attraverso la fermentazione, anche la pietra si fa materia viva: nelle sculture, lavorate in marmo Botticino e marmo Verona, l’artista trasfigura questi materiali identitari del territorio in forme cosmiche, caricandoli di valenze simboliche e quasi astrali. Abbiamo chiesto a Federico Ferrarini del suo incontro con Farina: “Non è sempre facile trovare un rapporto con realtà che gravitano in un ambito differente da quello dell’arte contemporanea ma, nel caso di Farina, ho avuto fortuna. Si è creato questo bel rapporto, costruito nel tempo, proprio perché loro non hanno solo la voglia di intraprendere un percorso di contaminazione con l’arte contemporanea ma hanno anche uno spirito di sperimentazione e di ricerca. La sperimentazione è uno dei cardini della ricerca artistica e quindi abbiamo trovato un valore con il quale poter condividere, costruire e dialogare”.

Federico Ferrarini. Stonestar, marmo portoro

La mostra, così come le altre che si avvicenderanno nel futuro, arricchirà le visite in cantina e le degustazioni dedicate ad appassionati, winelover ed enoturisti. L’accoglienza inizia nella storica corte del ’500, dov’è collocata la scultura Libri di Piombo di Anselm Kiefer dedicata al poeta Paul Celan mentre, all’interno, le opere di Ferrarini si inseriscono tra la Wine Boutique e la barricaia sino al suggestivo “Salone delle botti” tra i tulipe in cemento e i colorati clayver in grès ceramico in un itinerario multisensoriale unico di scoperta della cantina.

 

 

farinawines.com

 

Cover: Allestimento in cantina, Stonestar Transitum Frugum