DOM PÉRIGNON 2010, LA SFIDA

Sono passati quasi due anni dall’uscita di un fantastico 2008 e Vincent Chaperon presenta l’annata 2010 di Dom Pérignon, la prima come Chef de Cave.

Vincent Chaperon

Vincent nasce il 6 gennaio 1976 e dopo essersi laureato enologo e ingegnere agrario nel 1998, entra in Moët & Chandon nel 1999, approdando in Dom Pérignon nel 2005, dove collabora per 13 anni con Richard Geoffroy, suo mentore e padre putativo. I due hanno instaurato un profondo rapporto umano e professionale e il passaggio delle consegne avvenne il 1° gennaio 2019, quando Vincent Chaperon diventò il nuovo Chef de Cave di Dom Pérignon.

La visione di Dom Pérignon è fondata sull’esplorazione, con audacia ed eleganza, di tutte le sfaccettature e le potenzialità che un singolo millesimo può esprimere, alla ricerca dell’armonia come fonte di emozione. Bisogna osare e inventare laddove altri si limitano a ripetere, tendere verso la creazione di qualcosa di unico, disegnare un quadro dentro una cornice, un limite che per Dom Pérignon è rappresentato dall’annata: un impegno assoluto a essere testimone di una singola vendemmia.

Il Tempo è parte integrante dell’equazione di Dom Pérignon e così dopo oltre otto anni di affinamento sui lieviti il Dom Pérignon 2010 incarna la Première Plénitude: un vino di grande precisione, in un profondo equilibrio, la firma della Maison. Un inseguimento dell’ideale, dove questo non è qualcosa da contemplare ma da realizzare, per portare il processo creativo al suo culmine. È il risultato finale della sfida interpretativa che lo Chef de Cave è chiamato a compiere in ogni vendemmia: individuare le migliori uve di un’unica annata, comprenderne le possibili e potenziali evoluzioni future, attuare quel Potere della Creazione, “elevare il vino a dimensione spirituale, portare l’effervescenza alla sua Plénitude”, che è la cifra stilistica distintiva dello spirito di Dom Pérignon.

Un compito non semplice, che richiede studio, applicazione, dedizione: in una parola, autentica maestria. Un bagaglio di competenze che va trasmesso come un’eredità immateriale con impegno e passione.

Questa filosofia ispira l’ambizione creativa di Vincent e lo guida nella sua missione, costantemente alla ricerca di nuovi modi per aumentare la conoscenza del terroir, rispettare l’ambiente, controllare la fermentazione e l’invecchiamento del vino. “Dobbiamo conoscere intimamente i nostri vigneti e i nostri vini, dobbiamo curarli, imparare ad amarli e creare assemblaggi che raggiungano l’armonia”. La ricerca dell’Armonia, quella con la A maiuscola, è una parola chiave in Dom Pérignon e Vincent, di carattere entusiasta ma anche riflessivo, è motivato ad andare oltre sé stesso, assumendosi ogni rischio.

Ogni bottiglia di Dom Pérignon è un autentico atto di creazione, dove l’intensità dello Champagne deriva da una precisione ammaliante e misteriosa.

Il Pinot Noir fu l’essenza della sfida per il Vintage 2010 e dichiararlo fu il risultato di una scommessa che poteva essere vinta solo grazie all’ispirazione e all’esperienza. Il passare del tempo ha rivelato la grandiosità di questa annata, poche Maison hanno avuto il coraggio di testimoniare. Un’annata difficile climaticamente, con un inverno rigido e le temperature più basse dal 1996, poi una primavera fredda e secca. Ma a metà agosto tutto cambiò: in due giorni cadde tanta pioggia quanta ne cade normalmente in due mesi. Il caldo tenne alte le temperature e permise ai grappoli di raggiungere la giusta maturazione con un buon accumulo di zuccheri e composti fenolici,e come nel 1995 l’uva raggiunse un equilibrio intenso tra dolcezza e acidità. Ma al momento della vendemmia le precipitazioni favorirono la formazione di botrytis sui grappoli, in particolar modo sul Pinot Noir. “Nel fine settimana del 4-5 settembre, nonostante nessuno in Champagne avesse ancora avuto problemi, abbiamo avuto l’intuizione che forse sarebbe stato necessario sacrificare parte della vendemmia per salvare le parcelle migliori e provare a creare un Vintage Dom Pérignon” ci racconta Vincent Chaperon,

Lo staff di Dom Pérignon impiegò tutte le proprie risorse per tracciare una mappa precisa che verificasse la maturità e lo stato di salute in ogni singolo appezzamento, decidendo di concentrarsi sulle uve risparmiate dalla botrite che furono selezionate meticolosamente, sulla base di osservazioni e sulla conoscenza del terroir. Quando la vendemmia si concluse, parte del raccolto andò perduto, ma le uve del Pinot Noir che si erano salvate erano assolutamente perfette. Altrettanto perfette erano le uve Chardonnay, che avevano beneficiato di una completa maturazione. Mostravano ricchezza, concentrazione ed equilibrio, le migliori degli ultimi 30 anni. Una volta assemblati, i due vitigni si sono rivelati intensi ed equilibrati nella struttura e nella consistenza. La sfida era stata vinta.

La 2010 è un’annata ben bilanciata tra zucchero e acidità, è la terza annata del decennio per contenuto di zucchero dopo la 2002 e la 2003, ed è la seconda annata per livello di acidità dopo la 2008: tutto ciò ha permesso un’annata fantastica, bilanciata tra ricchezza e freschezza.

 

DOM PÉRIGNON 2010

97/100

54% Chardonnay, 46% Pinot Noir. Dégorgement febbraio 2019, dosaggio 5g/l. Aroma di una delicata dolcezza di frutta tropicale, tra mango, melone e ananas, e di frutta matura, albicocca e pesca, ma anche note agrumate come la scorza d’arancia, il cedro e il bergamotto, e sul finale profumi floreali di gelsomino. Al palato grande complessità, una bella struttura, dal carattere ampio, ricco e intenso, con un’interessante maturazione, una materia generosa con note speziate e pepate, l’acidità è ben presente, con un magnifico finale salino e sapido di lunga persistenza che permette di equilibrare la maturità. È uno Champagne fisico, vigoroso ma anche aggraziato, di grande precisione e intensità.

 

 

domperignon.com