IL MONDO DEL VINO SI RITROVA A VINOVIP CORTINA

Per definire VinoVip Cortina potremmo partire snocciolando il programma, elencando le migliori cantine presenti o i temi dei talk e dei focus. Noi preferiamo invece partire al contrario e dire, prima di tutto, cosa non è VinoVip Cortina. Senza dubbio non è una delle solite manifestazioni del vino dove produttori – più o meno noti – sbicchierano i loro vini ad appassionati di vino – più o meno sobri – cercando di spiegare qualche dettaglio tecnico e sperando che l’assaggio, poi, si trasformi, in ricordo e il ricordo in una scelta di acquisto, magari in un futuro più o meno lontano. VinoVip è ben lontano da tutto ciò. Non che non ci siano i produttori con i loro vini, e che non ci siano gli appassionati tra i tanti operatori (sommelier, ristoratori, enotecari) presenti, ma è il clima che si respira che fa la differenza. L’approccio da parte di chi assaggia è quello dell’attenzione, della ricerca di qualcosa di nuovo o di riconferme; i dialoghi sono finalizzati alla conoscenza, alla comprensione.

Detto ciò, ricominciamo da capo. Cosa è dunque VinoVip Cortina? È il summit biennale organizzato da Civiltà del Bere appunto a Cortina, “ridente cittadina” (come si sarebbe detto una volta) o “location” (come diciamo oggi con la sempreverde italica attrazione esterofila) esclusiva delle Dolomiti d’Ampezzo. Qui il livello di bellezza paesaggistica non ha nulla a che vedere con gli spazi espositivi di altri contesti. Solamente passeggiare e ammirare il panorama rinfranca lo spirito. La formula invece è quella già più nota dei talk e delle degustazioni che si susseguono per due giorni, o meglio, per 36 ore come ha precisato Alessandro Torcoli, direttore di Civiltà del Bere, organizzatrice dell’evento. Ma ciò che è maggiormente qualificante rispetto ad altre manifestazioni è l’esclusività del Talk Show di apertura. Esclusivo non perché destinato a un numero limitato di invitati ma esclusivo per il livello indiscutibilmente elevato dei protagonisti, quattro figure che hanno contribuito a scrivere la storia del vino italiano. Piero Antinori, Sandro Boscaini, Angelo Gaja e Fausto Maculan si sono confrontati, pungolati da Alessandro Torcoli, sull’evoluzione dei mercati globali e sulla comunicazione del vino.

Piero Antinori, Sandro Boscaini, Angelo Gaja e Fausto Maculan

Altri due momenti di studio e al tempo stesso di riflessione hanno riempito il programma. Il primo, un approfondimento dedicato al Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg con il direttore del Consorzio di Tutela Diego Tomasi che ha approfondito gli effetti dell’aumento delle temperature e della carenza idrica sull’espressione del terroir e le strategie di adattamento intraprese grazie alla raccolta dei dati che ha permesso una proiezione (drammatica, dobbiamo registrare) fino al 2100. Il prof. Luigi Bavaresco, docente di viticoltura all’Università Cattolica S.C. di Piacenza, ha invece approfondito i tre volti del Pinot e le loro espressioni, esplorando le caratteristiche di Pinot bianco, Pinot grigio e Pinot nero. Di grande interesse e partecipazione sono stati i momenti di degustazione tutti organizzati con la formula del banco di assaggio con i produttori, walk around tasting si usa chiamarli oggi. Hanno fornito agli intervenuti uno spaccato di alta qualità sul Conegliano Valdobbiadene, sulle tre espressioni del Pinot e sugli Amarone delle Famiglie Storiche.

A concludere Il Grand Tasting che si è tenuto presso lo Chalet Tofane, in un ambiente unico per suggestione circondati da alcuni tra i più bei scorci delle Dolomiti. Gli assaggi hanno riconfermato la qualità e la modernità del Conegliano Valdobbiadene che ha saputo rispondere alla domanda del mercato di vini con un minore tenore zuccherino senza perdere qualità e attrattiva. Interessanti poi le declinazioni del Pinot dove, se per il nero e per il bianco le espressioni di alta qualità sono ormai un fatto consolidato, ha piacevolmente colpito la qualità media dei campioni di Pinot grigio. Lontani dalle tante versioni commerciali di dubbia qualità e di poca personalità, durante il tasting si sono potuti apprezzare numerosi campioni di ottimo livello, dalla forte personalità e decisamente interessanti.

Marilisa Allegrini e Alessandro Torcoli

Nel corso della manifestazione è stato consegnato a Marilisa Allegrini il Premio Khail 2026, premio riservato alle personalità che hanno contribuito in modo determinante alla crescita e all’affermazione dell’enologia italiana nel mondo. Così Alessandro Torcoli: “Marilisa Allegrini è una figura che ha saputo affermarsi come celebrità internazionale del vino. Con instancabile passione ha promosso non solo i territori in cui opera, ma ha anche contribuito a elevare il livello della comunicazione del vino italiano nel mondo”. L’evento clou, il Grand Tasting, ha raccolto 54 tra le migliori aziende italiane che, selezionate da Civiltà del Bere, hanno portato in degustazione i loro migliori prodotti garantendo un momento di assaggio di altissimo livello. Tra le espressioni che ci hanno maggiormente colpito ci piace ricordare lo Chardonnay 2024 di Isole e Olena, il Frappato 2025 di Planeta e il Vermentino nero 2025 di Cantina Lvnae.

 

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