I FERRAGAMO A MONTALCINO: PININO E IL BRUNELLO SENZA FRETTA

La famiglia di Ferruccio Ferragamo, proprietaria dal 1993 de Il Borro nel Valdarno, dove produce vino dalla fine degli anni Novanta, dal 2024 è proprietaria di Pinino a Montalcino. In occasione dell’anteprima delle annate 2022 del Brunello e della Vigna Pinino, Salvatore Ferragamo racconta l’acquisto e il lavoro che sta ridisegnando lo stile della tenuta.

Pinino nasce nel 1874 e la sua storia si intreccia a quella del Brunello di Montalcino. Tra i primi a guidarla ci fu l’avvocato Tito Costanti, uno degli uomini che più credettero in questo vino quando a Montalcino la denominazione stava appena prendendo forma. Diverse proprietà si sono poi succedute fino all’arrivo della famiglia Ferragamo nel 2024.

Per i Ferragamo il racconto parte da Il Borro, la tenuta del Valdarno di Sopra dove la famiglia produce vino. “Grazie ai trent’anni del Borro ci siamo fatti un po’ di coraggio e abbiamo detto che era arrivato il momento”, racconta Salvatore Ferragamo, vicepresidente de Il Borro e brand ambassador dei vini di entrambe le aziende. “I vini del Borro sono andati bene partendo da una zona più difficile e meno conosciuta come il Valdarno, così abbiamo deciso di ampliare il portafoglio con quella che forse è la denominazione più famosa al mondo, Montalcino”. La trattativa con la precedente proprietà, che faceva capo all’austriaca Andrea Gamon, si è protratta per cinque anni, con la pandemia a dilatarne ulteriormente i tempi.

Salvatore Ferragamo con i vini di Pinino

Salvatore Ferragamo con i vini di Pinino

Prima di firmare la famiglia ha voluto mettere alla prova i vini. Ha organizzato una degustazione alla cieca con diciotto assaggiatori, mettendo Pinino a confronto con altre undici cantine di Montalcino, alcune tra le più note della denominazione. Il risultato ha sciolto ogni riserva. “Il secondo, il terzo e il quarto vino erano tutti Pinino”, racconta Ferragamo. “Qualche dubbio era giusto farselo venire ma lì abbiamo capito che questa tenuta aveva tutto il potenziale per fare grandi Brunello”.

Oggi le scelte in vigna e in cantina sono affidate al team tecnico de Il Borro, accanto a Stefano Chioccioli, l’enologo che accompagna la famiglia dal 2010. Ferragamo spiega così la differenza con il Valdarno. “Al Borro siamo in una zona dove si può sperimentare e dare spazio alla creatività. Montalcino è un’altra cosa, qui c’è soltanto il Sangiovese e il lavoro in cantina segue regole precise, ma per noi è proprio questa la parte più bella della sfida”.

La tenuta si estende su 21 ettari, 16,24 dei quali coltivati a vigneto tra Brunello di Montalcino, Rosso di Montalcino e Sant’Antimo Sangiovese. Le vigne sono distribuite in due corpi separati da circa cinque chilometri, quello di Pinino sulla collina di Montosoli, appena a nord del borgo, dove sorge anche la cantina di affinamento, e quello di Canchi verso nord-est. “A Pinino il terreno è più roccioso, con un ottimo scheletro, e nelle annate più piovose drena meglio”, osserva Ferragamo, “a Canchi invece i terreni sono più argillosi e compatti, sicuramente più freschi, e quando arriva un’annata più secca non si perde in qualità. Questa diversità tra i due luoghi per noi si è rivelata molto importante”.

I vigneti di Pinino. Photo credits Maurizio Rellini

I vigneti di Pinino. Photo credits Maurizio Rellini

Le due zone danno vita ai due Brunello della tenuta: il Brunello di Montalcino nasce a Canchi, mentre dai circa quattro ettari attorno alla cantina proviene la Vigna Pinino, il cru aziendale, che secondo Ferragamo è il vino “un po’ più intenso, un po’ più profondo, forse anche più verticale”.

A Pinino la famiglia ha portato l’approccio sostenibile maturato a Il Borro, con sovescio tra i filari, confusione sessuale con feromoni contro gli insetti dannosi, concimazioni organiche e nessun diserbante chimico, ottenendo la certificazione Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata.

L’arrivo della nuova proprietà ha richiesto subito alcuni interventi concreti. “La gestione precedente usava tappi di cinque produttori diversi, oggi sono tutti Amorim NDtech”, racconta Ferragamo. “In cantina abbiamo poi rinnovato un terzo dei legni”. Può sembrare un dettaglio, ma è spesso da interventi di questo tipo, poco visibili e molto concreti, che si capisce se una nuova proprietà intende lavorare sul vino o soltanto sull’immagine.

Il 2021 è stato il primo Brunello a portare la firma della nuova gestione, e la differenza si è vista prima di tutto nei volumi e, nello stesso periodo, le vigne sono state studiate parcella per parcella, così da individuare le uve più vocate e vinificarle separatamente.

Il paesaggio della tenuta Pinino. Photo credits Maurizio Rellini

Il paesaggio della tenuta Pinino. Photo credits Maurizio Rellini

Con il nuovo corso sono cambiate anche le etichette, che oggi portano al centro una pigna. “Pinino poteva sembrare un nome riduttivo, magari non bello, e invece gli abbiamo dato valore con un simbolo che vuol dire forza e vigore. E poi c’è anche un aspetto più pratico e commerciale, perché il Brunello con la pigna è più facile da ricordare”.

Al momento dell’acquisto Pinino produceva circa 80.000 bottiglie, oggi sono circa 20.000. Rinunciare a tre bottiglie su quattro in un’azienda appena comprata non è una decisione che si prende a cuor leggero e dice molto sulle intenzioni della famiglia. “Il nostro obiettivo è diventare una delle aziende di riferimento della denominazione”, aggiunge Ferragamo. “Non puntiamo sulla quantità ma sulla qualità e sappiamo che questo è un impegno che chiede tempo. Il vino non è come la moda, che cambia ogni sei mesi. Non bisogna avere fretta e bisogna lasciare al mercato il tempo di capire quello che facciamo”.

 

DEGUSTAZIONE

ROSSO DI MONTALCINO DOC 2024

Sangiovese 100% dai vigneti di Pinino, a 284 metri su galestro e alberese, e di Canchi, a 318 metri su suoli quasi interamente argillosi con presenza di limo, entrambi esposti a sud-est. È il primo Rosso di Montalcino seguito interamente dalla nuova proprietà. Fermentazione in tini d’acciaio a temperatura controllata, matura per almeno sei mesi in botti di rovere. Rubino luminoso scarico. Il naso è intenso e gradevole, giocato su una piacevole delicatezza, con sentori di lampone, ciliegia e un leggero tocco speziato. In bocca entra subito sapido, con tannini delicati e si allunga fresco e persistente.

 

BRUNELLO DI MONTALCINO DOCG 2022

Sangiovese 100% dai vigneti di Canchi, nella zona nord-orientale di Montalcino a 318 metri con esposizione a sud-est su suoli ricchi di argilla. Fermentazione in tini d’acciaio e affinamento di almeno 30 mesi in botti e barrique di rovere. Rubino luminoso con lievi riflessi aranciati. Il naso si fa più intenso e complesso nel calice e porta prugna, ciliegia e mora, sottobosco e fiori rossi secchi, poi una speziatura che si chiude su polvere di caffè e note tostate. In bocca entra caldo e sottile, sostenuto da una bella sapidità, con tannini presenti e fitti ma ben integrati. Il finale è lungo, fresco e persistente, con un ritorno di tabacco.

 

BRUNELLO DI MONTALCINO VIGNA PININO DOCG 2022

Sangiovese 100% dal vigneto omonimo che circonda la cantina sulla collina di Montosoli, a 284 metri con esposizione a sud-est su suoli ricchi di scheletro, di galestro e alberese, con impianti storici risalenti agli anni Ottanta. Fermentazione in tini d’acciaio e affinamento di almeno 30 mesi in botti e barrique di rovere. Rubino pieno e luminoso. Al naso si apre subito su sottobosco e fiori secchi, poi frutta scura, amarena, ribes, chiodi di garofano, cuoio, tabacco e una chiusura mentolata. Il sorso è pieno in ingresso, poi si assottiglia e si distende caldo, guidato da tannini precisi che lo sostengono fino a un finale lungo e persistente, armonico, fine ed elegante.

 

 

 

tenute.ilborrowines.it/pinino