BELLAVISTA E IL FOGLIO: “LA PRIMA DELLA PRIMA” E LE ARTI DEL TEATRO ALLA SCALA

Volontà di potenza. Distruzione e autoaffermazione nella simbologia di una “Lady Macbeth nel distretto di Mcensk” di Dmitrij Šostakovič. È stato questo il tema della serata Prima della Prima, al Ridotto dei Palchi del Teatro alla Scala, l’appuntamento promosso da Il Foglio della Moda, supplemento mensile de Il Foglio con Bellavista, Terra Moretti, che per il quinto anno consecutivo, il 6 dicembre ha portato alle attenzioni dei melomani e degli appassionati, le arti del teatro in vista della prima della Scala, il 7 dicembre. A parlare dei costumi e dell’allestimento di Lady Macbeth nel distretto di Mcensk, diretta dal Maestro Riccardo Chailly e curata dalla regia di Vasily Barkhatov, la costumista Olga Shaishmelashivili, Mattia Palma direttore della Rivista del Teatro alla Scala, l’artista Nico Vascellari, il direttore della comunicazione Paolo Besana, e l’architetta Valentina Moretti, Vicepresidente Holding Terra Moretti, in dialogo con la curatrice del Foglio della Moda Fabiana Giacomotti. Valentina Moretti sottolinea: “siamo lieti di poter sponsorizzare questo tipo di iniziative. Sono 20 anni (era il 2004) che siamo parte di questo progetto, e ora anche della ‘Prima della Prima’, sostenuto da Bellavista, Terra Moretti e Fondazione Vittorio e Mariella Moretti”. Dal 2004 Bellavista è partner e brindisi ufficiale del Teatro alla Scala, testimonianza della più alta espressione creativa del nostro paese.

Riflessioni e curiosità sulla realizzazione dei costumi di un’opera dirompente, la cui protagonista, Katerina L’vovna Izmajlova, incarna una volontà di potenza assoluta concentrata su se stessa. Non c’è alcuna dimensione politica nel dramma, come sottolinea Mattia Palma: la tensione è tutta interiore, esistenziale, di autoaffermazione. L’opera, in quattro atti, fu composta tra il 1930 e il 1932. Il libretto, scritto dallo stesso Dimitrij Šostakovič (di cui quest’anno ricorre il cinquantesimo anniversario della sua morte) con Aleksandr Prejs, è basato su una novella di Nikolaj Leskov del 1865, ispirata a un fatto di cronaca nera nella Russia zarista. Protagonista Katerina L’vovna Izmajlova, una giovane donna di umili origini, sposata con il mercante Zinovij Izmajlov, un uomo inetto. Katerina vive in una casa soffocante, sottomessa alle angherie del suocero, Boris Timofeevič, un uomo gretto e violento. Oppressa e insoddisfatta, Katerina si innamora di uno dei servitori, Sergej. La loro relazione passionale la spinge in una spirale di violenza: prima avvelena il suocero Boris, poi uccide il marito Zinovij. La sua ricerca di libertà è estrema e radicale, perseguita anche contro Dio, in un gesto di ribellione che diventa distruzione.

Eugenio Montale, che non era solo un poeta premio Nobel ma lavorava come critico musicale per il Corriere della Sera, recensì in modo incisivo l’opera di Šostakovič in occasione della sua prima rappresentazione al Teatro alla Scala di Milano nel 1964, cogliendone in pieno l’essenza brutale e il realismo crudo. Quella rappresentazione scaligera fu un evento significativo perché segnò il debutto italiano (e il ritorno sulle scene occidentali) dell’opera dopo la sua riabilitazione post-staliniana, anche se venne presentata nella versione revisionata del 1962, intitolata “Katerina Izmajlova”. L’opera in scena il 7 dicembre per la prima della Scala, è ambientata invece nella Russia degli anni ’50: una scelta significativa, secondo la costumista Olga Shaishmelashivili, che ha realizzato gli abiti secondo quel periodo, perché mentre in Italia nel 1947 si affermava il New Look di Dior, la Russia rimaneva ancorata a un mondo passato, segnata da austerità e concentrata sui cambiamenti di sviluppo e industrializzazione. La gamma cromatica dei costumi è sobria, le linee sono pulite, sottolineano la determinazione e la durezza della protagonista più che la frivolezza o la grazia. Assassina spinta da solitudine e amore, la sua caratterizzazione emerge dai gesti quotidiani (spogliarsi, togliere la camicia, le calze finali simbolo di sensualità femminile) che diventano segni drammaturgici di autoaffermazione e infine di distruzione. La presenza di Nico Vascellari alle arti del teatro, il quinto artista italiano ad avere creato quest’anno i trofei del primo, secondo, terzo posto del Gran Premio di Monza, porta un ulteriore livello di simbologia contemporanea. La sua estetica dialoga con la tensione distruttiva e autoaffermativa di Katerina, rendendo l’opera ancora più radicale. Un’opera considerata uno dei capolavori di Šostakovič e un esempio fondamentale di melodramma del XX secolo per la sua modernità musicale e la sua crudezza drammatica (realismo, violenza e scene erotiche esplicite, motivo della famosa censura di Stalin nel 1936) che affronta temi universali e contemporanei come la condizione femminile, la lotta contro l’oppressione, la disperazione.

 

 

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