MUSA, LAGO DI COMO: RALLENTARE CON CLASSE

Ci sono luoghi che riescono a cambiare il ritmo della giornata ancora prima di varcarne la soglia. Al Musa, boutique hotel affacciato sulle rive del Lago di Como, basta un primo sguardo perché il tempo sembri rallentare naturalmente. L’acqua della piscina si fonde con quella del lago, gli specchi riflettono la luce naturale amplificando gli spazi e, sullo sfondo, la cupola della chiesa di Santa Maria Maddalena sembra entrare a far parte del progetto architettonico. Il bianco degli ambienti dialoga con il blu zaffiro dell’acqua e con il verde intenso delle montagne, creando un equilibrio elegante, rilassante e mai ostentato. Qui il design non è un esercizio di stile, ma uno strumento capace di accompagnare l’ospite in un’esperienza di benessere. Inaugurato nel 2022, il Musa è un boutique hotel di dodici camere e suite, a cui si affiancano le cinque ville di Maison Musa. Una dimensione volutamente raccolta che permette di costruire un’accoglienza su misura, dove ogni dettaglio è pensato per far sentire l’ospite al centro dell’esperienza. Dalle escursioni in barca privata verso l’Isola Comacina ai piccoli borghi del Lario, fino ai momenti trascorsi semplicemente osservando il lago dalla terrazza, tutto invita a vivere quel concetto di slow living che sul Lago di Como assume un significato autentico.

È una filosofia che si ritrova anche a tavola, dove il tempo diventa ingrediente tanto quanto la materia prima. La massima espressione di questo pensiero prende forma da Roteo, il ristorante fine dining dell’hotel, guidato dagli chef Robert Moretti e Matteo Corridori. Il nome nasce dalla fusione dei loro nomi, ma soprattutto dall’incontro di due percorsi professionali cresciuti insieme tra il Lago di Como e alcune delle più importanti cucine internazionali, da Londra a Dubai fino all’Asia. Esperienze diverse che oggi convivono in una cucina personale, tecnica e contemporanea, capace di guardare al mondo senza perdere il legame con il territorio.

Matteo Corridori, Robert Moretti

Questa visione si traduce nei due percorsi degustazione Gate R04 e Gate R07. Il riferimento ai gate aeroportuali non è soltanto un richiamo grafico: ogni portata rappresenta una partenza, ogni piatto una nuova destinazione, ogni ingrediente racconta un frammento di viaggio. Non esiste un filo conduttore geografico, ma culturale. Le contaminazioni non vengono esibite, bensì assimilate, fino a diventare parte integrante dell’identità gastronomica del ristorante. Prima ancora che il viaggio inizi arrivano in tavola i lievitati, interamente realizzati dalla brigata: pane ai cereali, focaccia e grissini di polenta raccontano la cura dedicata anche alle preparazioni più essenziali.

Amouse bouche

Ostrica e Rosa di Gorizia

L’apertura è affidata a Ostrica e Rosa di Gorizia, un piatto costruito sulla precisione. L’ostrica, servita cruda e tagliata in tre parti per rendere la degustazione più equilibrata, incontra la rotondità della salsa di mandorla, la freschezza del lime e la delicata nota amaricante della Rosa di Gorizia. Un assaggio pulito, elegante e capace di introdurre con immediatezza il linguaggio della cucina. Di tutt’altro registro il Foie gras, accompagnato da gelato al Parmigiano Reggiano 36 mesi e gelée ai frutti rossi. Qui entra in scena anche il lavoro del sommelier Vladimir Giudici, che sceglie di abbinarlo a un Moscato di Scanzo DOCG 2018 di Biava. Un accostamento che richiama la tradizione francese del vino dolce con il foie gras, reinterpretandola attraverso una delle più piccole denominazioni italiane, regalando equilibrio e una piacevole continuità gustativa. Uno dei passaggi più interessanti del percorso è il raviolo in brodo. Un piatto che ribalta l’idea tutta italiana di associare il brodo esclusivamente ai mesi più freddi. Qui assume una veste contemporanea e leggera, mentre una nota vegetale dalla piacevole acidità ripulisce il palato e prepara il boccone successivo, ricordando come nelle culture orientali il brodo rappresenti spesso l’inizio del pasto.

Riso al “latte”

Con Calamaro la rotta si sposta idealmente tra Vietnam e Sudafrica. Green curry, tamarindo, alghe e un limone fermentato per quattro anni costruiscono un piatto nel quale acidità, sapidità e fermentazioni convivono in perfetto equilibrio. La componente aromatica è decisa, ma lascia comunque al calamaro il ruolo di protagonista, dimostrando come la tecnica sia sempre al servizio dell’ingrediente e mai il contrario. Gli Spaghetti, burro, miso e colatura di alici di Cetara rappresentano probabilmente il piatto più audace del percorso. Pochi elementi, ma una personalità ben definita.

Gnocchi

La sapidità viene volutamente spinta fino al limite, mentre il miso aggiunge profondità e la colatura di alici amplifica la persistenza gustativa. È una preparazione che divide, ma che racconta con sincerità la libertà espressiva degli chef, senza rincorrere il consenso a tutti i costi. Gli gnocchi, chiusi come piccoli gyoza, custodiscono invece un ripieno ispirato alla Genovese, realizzata con carni fini e completata da una delicata nota di blu di capra. Un piatto che unisce memoria italiana e tecnica orientale con grande naturalezza. Tra le creazioni simbolo di Roteo spicca Spiedo, autentico manifesto della cucina di Robert Moretti e Matteo Corridori. Collo di maiale cotto a bassa temperatura, pancetta e gambero vengono glassati con una salsa al pomodoro verde, soia e fondo di carne. Wasabi, senape e ketchup di susine latto-fermentate aggiungono profondità e tensione aromatica, mentre un sandwich di melanzana con mousse di gambero e green curry, accompagnato da un gazpacho chiarificato di pomodoro verde, completa una composizione che racchiude perfettamente il dialogo continuo tra Italia e mondo.

Trota

Il percorso è accompagnato da una carta dei vini curata dal sommelier Vladimir Giudici, costruita con equilibrio tra grandi territori e piccole realtà di carattere. Circa il 60% delle etichette è italiano, mentre il restante 40% guarda all’estero, con particolare attenzione alla Francia. Accanto allo Champagne Grand Cru di Patrick Soutiran trovano spazio produttori come Casa Caterina, Enrico Druetto e Angelinetta, realtà che raccontano identità, territorio e ricerca, sempre con l’obiettivo di accompagnare la cucina senza mai sovrastarla.

Bianco della Grigna

Il servizio, coordinato dal Restaurant Manager Andrea Battaini, contribuisce a mantenere il ritmo della degustazione con naturalezza e precisione. Ogni piatto viene introdotto con discrezione, lasciando spazio al racconto quando necessario e permettendo alla cucina di esprimersi senza inutili protagonismi. Un equilibrio che rende l’esperienza fluida dall’inizio alla fine. Il finale è affidato a Bianco della Grigna, un dessert che racconta il territorio attraverso la memoria. Latte e formaggio di capra, pane di recupero, fieno, meringa alla camomilla e ingredienti locali compongono un dolce che nasce dai ricordi d’infanzia di Matteo Corridori, quando raccoglieva la camomilla sulle montagne della Grigna. È una preparazione che non cerca effetti scenografici, ma emoziona con delicatezza, trasformando un ricordo personale in un’esperienza condivisa. Accanto al ristorante, il Gaia Bar rappresenta l’altra anima gastronomica del Musa. Guidato dal Bar Manager Luca Salvioli, propone una drink list costruita attorno a un’idea tanto semplice quanto originale. Aprendola non si incontra immediatamente l’elenco dei cocktail, ma uno specchio. È il primo invito del percorso: guardare sé stessi. Solo dopo inizia un viaggio tra le emozioni umane, dove ogni miscelato interpreta uno stato d’animo diverso. La carta diventa così un racconto personale, nel quale il cocktail non è soltanto una miscela di ingredienti, ma il riflesso del momento che si sta vivendo.

Questa capacità di costruire una narrazione comune è forse il tratto più distintivo del progetto. Hotel, ristorante e cocktail bar non vivono come realtà separate, ma dialogano costantemente attraverso un’unica filosofia. L’accoglienza, la cucina, il vino e la mixology seguono lo stesso linguaggio, fatto di misura, ricerca e attenzione al dettaglio. Nulla appare forzato, nulla cerca di impressionare attraverso l’eccesso. Ogni scelta sembra invece nascere da una domanda precisa: come far stare bene l’ospite? In un territorio come quello del Lago di Como, dove l’offerta dell’ospitalità di alto livello continua a crescere, il Musa sceglie di distinguersi con un’identità chiara e riconoscibile. Lo fa attraverso una cucina che interpreta il viaggio come occasione di incontro, un servizio attento ma mai invadente, una proposta beverage costruita con carattere e un’ospitalità che restituisce valore al tempo. Non quello scandito dall’orologio, ma quello dedicato alle persone, ai gesti e alle esperienze. È probabilmente questa la cifra più autentica del progetto: riuscire a trasformare un soggiorno sul Lago di Como in un percorso fatto di sapori, emozioni e ricordi destinati a rimanere ben oltre il momento della partenza.

 

musacomo.com