SIDDÙRA: SARDEGNA IN PUREZZA

La Sardegna è una terra antica, dalla storia affascinante piena di leggende, abitata da persone fiere dal carattere forte e austero. Nel cuore della Gallura, vicino al pittoresco paesino medievale Luogosanto, sorge Siddùra, una azienda vinicola fondata nel 2008 da Massimo Ruggero e Nathan Gottesdiener. Questa singolare cantina è nata dalla fusione tra l’esperienza imprenditoriale di entrambe i soci e la loro passione per la Sardegna e i suoi vini. E’ un’azienda all’avanguardia ma opera nel pieno rispetto delle tradizioni, dell’ambiente e del paesaggio. La cantina, al centro della tenuta, è perfettamente interrata al fine di sfruttare la coibentazione naturale data dal suolo. Qui si svolge l’intera filiera produttiva, dall’uva alla bottiglia, privilegiando le fermentazioni spontanee e utilizzando diversi tipi di contenitori.

In Gallura la cultura del vino, antica quanto la storia dei popoli che hanno abitato questa terra nel corso dei secoli, le tradizioni lontane e la costante ricerca di qualità nel pieno rispetto della natura hanno portato a produrre vini che sono l’espressione pura della Sardegna. I terreni delle vigne di Siddùra sono un misto di granito, sabbia e argilla. Sono terreni sciolti, spesso aridi, ideali per la viticoltura.

Siddùra, che in gallurese significa sella, dalla forma delle colline su cui si arrampicano i filari dei vigneti, è nata raccogliendo l’eredità di una antica produzione vinicola che già negli anni Cinquanta dello scorso secolo imbottigliava Vermentino da vendere sul vicino e florido mercato dell’isola della Maddalena. E così, dopo soli tre anni dalla fondazione della cantina, nel 2011 quasi per caso nasce il primo vino, il Vermentino Maìa, premiato a sorpresa con la medaglia d’oro da Decanter nel 2013. Oggi la cantina propone 9 etichette che vantano prestigiosi premi internazionali, tra cui non mancano un Passito Nùali e Nudo, un rosato a base di Cannonau.

La filosofia di Siddùra sta nella profonda convinzione che la produzione del vino cominci nel vigneto, essendo il vino un vero riflesso del suo terroir. Il resto del lavoro lo fanno il caldo sole mediterraneo, il terreno granitico e la brezza marina. Da qui la decisione di fare raccolti limitati per garantire la massima qualità, vendemmia selettiva a mano, micro vinificazione e invecchiamento nelle migliori botti francesi di quercia. Per questo le parole che descrivono i vini di Siddùra sono eleganza, unicità e passione.

Siddura ha anche sviluppato un progetto innovativo denominato Le piante che parlano che consente alla pianta di “lanciare l’allarme” quando le proprie riserve idriche stanno per esaurirsi. In pratica, la vite viene monitorata continuamente attraverso l’inserimento di alcuni sensori nella stessa pianta e nel suolo, e poi viene inviato un segnale a un processore che lo elabora creando un tracciato che l’agronomo può tenere sotto costante controllo attraverso il pc o lo smartphone. Il progetto è stato ideato dalla società israeliana Netafim, leader mondiale nel settore dell’irrigazione.

A proposito di innovazione, Siddùra ha fatto proprio un concetto rivoluzionario: creare un Vermentino longevo che migliora dopo un anno di invecchiamento. In sostanza l’azienda applica ai vini bianchi lo stesso tipo di lavorazione che subiscono i rossi. A legittimare la scelta coraggiosa sono stati i riconoscimenti che i massimi esperti del settore, a livello nazionale e mondiale, hanno attribuito ai Vermentini prodotti a Siddùra: i tre bicchieri del Gambero Rosso, l’oro al Decanter e al Mundus Vini.

La cantina ha fatto della purezza, della tradizione, della qualità e dell’innovazione un marchio di Sardegna. Ma non sarebbe la stessa cosa senza il famoso fattore umano, senza le persone che dedicano anima e corpo alla Siddùra fin dall’inizio: l’amministratore delegato Massimo Ruggero, l’agronomo Luca Vitaletti e l’enologo Dino Dini, allievo di Riccardo Cotarella e Giacomo Tachis. Quaranta ettari di vigneto danno vita a una collezione di nove vini: i Vermentini di Gallura Spèra, Maìa e Bèru, il Cannonau rosato Nudo, i Cannonau, DOC e Riserva, Èrema e Fòla, il Cagnulari Bàcco, l’internazionale Tìros e il passito Nùali.

 

 

Spèra 2019

(in gallurese significa fascio di luce)

Vermentino 100%

Dal color giallo paglierino scarico, coccola il naso con le note avvolgenti di mandorla, ginestra e brezza marina che anticipano una bocca agrumata, sapida e freschissima.

 

Maìa 2018 DOCG superiore

(in gallurese significa magia)

Vermentino 100%

Al naso è evidente la frutta gialla ma quella che cresce al mare, più leggera e minerale. Basta un sorso per convincere complice il sentore agrumato, reso rotondo dalla mandorla e dal retrogusto leggermente amarognolo e deliziosamente sapido.

 

Bèru 2015

(veru in etrusco significa nobile, superiore)

Vermentino 100%

Il colore si fa più carico, merito del tempo in barrique (7-9 mesi); stessa intensità che si trova al naso, più complesso in cui si trova un piacevole rondò di  legno e vaniglia senza dimenticare quella nota selvaggia che è eternamente Sardegna. Il sorso è burroso, imponente, minerale, quasi da mordere fino a rimanerne appagati.

 

Nudo 2019

Cannonau 100%

Il colore è un femminile rosa cipria, grazie ad un breve contatto con le bucce che non arriva a un’ora. Il naso è aristocratico, fresco, dalle note di pompelmo rosa mentre al sorso prende struttura, senza esagerare, con ribes rosso, un delizioso ricordo di un tannino, e una buona sapidità.

 

Èrema 2018

(in etrusco significa piccola piantina)

Cannonau 100% (poco diffuso in Gallura)

Rosso rubino brillante che esplodono in violette, spezie dolci e penetranti, poi pepe e frutti rossi succosi. In bocca opulenza controllata, mitigata da una sempre presente freschezza.

 

Fòla 2017 riserva

(in gallurese significa favola)

 

Cannonau 100%

Il rosso rubino si fa più intenso, al naso la frutta si fa matura ma rinfrescata da spezie leggiadre e note verdi intriganti. In bocca il tannino è equilibrato e non invasivo,i  sentori delicati di legno e vaniglia lo rendono un vino armonioso ed elegantissimo.

 

Bàcco 2017

(dal latino il Dio del vino)

Cagnulari 100%, considerato un vitigno indomabile, ma che riesce a spiazzare

Un rosso che tende al violaceo, il naso intenso con  sentori di visciole che diventano un sorso morbido e intrigante, fruttato, fresco, speziato, dai tannini morbidi.

 

Tìros 2015

(in etrusco significa vino)

Sangiovese e Cabernet Sauvignon

Un rosso rubino intenso, come fosse un rossetto vintage dal profumo fine, speziato e carico di frutti rosso. Basta unire le labbra per sentirlo elegante, aristocratico, quasi “toscano” nel sorso.

 

Nùali 2017

(in gallurese significa novità)

Moscato 100%, appassimento in pianta

Oro liquido che profuma di ananas, passion fruit, frutta tropicale e albicocca matura; una bocca opulenta e carnosa di frutta candita, ananas e papaya. Quasi da mordere.

 

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