IL TOCCO FEMMINILE DI MONTEVERRO

Assomiglia a quei momenti in cui le amiche si ritrovano a parlare di tutto, dai segreti più intimi alle risate più spontanee: il “pranzo al femminile” voluto fortemente da Julia Weber dell’azienda Monteverro, voleva significare proprio questo. Desiderava avere l’occasione di raccontarsi, Julia, davanti al volto femminile della comunicazione del vino. Occhi che potessero osservare, orecchie che potessero ascoltare e, soprattutto, un’immedesimazione realistica, perfettamente in grado di capire la grandezza del passo che Julia si trovò ad affrontare, anni fa, quando per amore – un grande, grandissimo amore – seguì il marito nell’avventura della vitivinicoltura.

Julia e Georg Weber

Georg Weber aveva appena 25 anni, quando capì che non poteva accontentarsi semplicemente di bere buoni vini poiché il sogno della sua vita era crearli, accompagnando le proprie uve dalla vite fino alla bottiglia. La ricerca del posto perfetto per dare forma a questo sogno non era cosa semplice, ma, come molto spesso accade con i grandi amori, ci fu il colpo di fulmine.

Fu un amico di Georg, enologo di professione, a mostrargli un terreno incolto nella Maremma, considerata terra molto promettente e ricca di potenzialità. Bastò un attimo, un solo sguardo. “Ha visto questo pezzo di terra e ha detto ‹‹questo è il mio vigneto!››” ci racconta Julia, descrivendoci la bellezza di questo territorio, incastonato fra il paese di Cabalbio e il Tirreno, poco lontano dalle prime orme laziali. Era un giorno di primavera.

Julia ci confida di essere entrata nella vita di Georg nel 2005 e di essere rimasta affascinata dal suo sogno e da quelle meravigliose terre: in quell’anno l’avventura di Georg divenne un sogno condiviso. L’ammirevole coraggio di Julia e l’amore sincero che nutre sia per la sua attività che per suo marito, appaiono evidenti da ogni parola. Ma se condurre una cantina è già un’attività difficile per chiunque, ancora di più lo può diventare se si tratta di una cantina toscana gestita da proprietari che risiedono e vivono in Germania. Ecco perché l’azienda Monteverro si avvale della collaborazione di un team molto competente, che sa prendersi cura dei 50 ettari di vigneto come fossero i propri. Credono nei vitigni internazionali, i coniugi Weber, e così anche il loro enologo Matthieu Taunay.

Accompagnati dalla cucina del Ristorante Stellato Al Pont de Ferr – guidata da un’altra vera “donna del vino”, Maida Mercuri – Julia ci offre la possibilità di fare un piccolo viaggio nella storia di Monteverro.

A dieci anni esatti dalla prima vendemmia, Julia condivide con il “suo” pubblico femminile questo traguardo tanto desiderato, tanto sentito e tanto combattuto. Come solo l’indole femminile, con la sua intuizione, il suo coraggio e la sua tenacia, sa esprimere.

 

 

 

TOSCANA CHARDONNAY IGT 2015

Chardonnay

La complessità a bacca bianca di Monteverro. Questo Chardonnay ha un carattere forte e deciso, eppure morbido e gentile. Al naso, una leggera trama di vaniglia e spezie dolci fa da accennato sfondo ad un bouquet dai tratti pungenti e salini, quasi salmastri, che ricordano l’ananas, le erbe aromatiche e la resina. Sapido ma carezzevole, in bocca, con un retrogusto di caramello e pane tostato. Chiude in un finale di mandorla amara, nel segno della sapidità

 

TOSCANA ROSSO “TERRA DI MONTEVERRO” IGT 2014

Cabernet Franc – Cabernet Sauvignon – Merlot – Petit Verdot

Frutto della microparcellizzazione del vigneto e delle relative fasi di vendemmia. Stesso blend del Monteverro, ma declinato in un carattere più fruttato e “subito socievole”, come lo descrive Silvia Marchetto, responsabile comunicazione dell’azienda. Il bouquet olfattivo si compone di bacche rosse, amarena, spezie e la varietale traccia di peperone. Domina l’equilibrio, in bocca, dove il buon corpo è sostenuto da una spalla acida fine e fresca, sullo sfondo aromatico di una vivace macchia mediterranea.

 

TOSCANA ROSSO “TERRE DI MONTEVERRO” IGT 2009

Cabernet Franc – Cabernet Sauvignon – Merlot – Petit Verdot

É messo a confronto con la 2014, in quanto si tratta in entrambi i casi di annate fresche. Gli anni della 2009 si traducono in una complessità intrigante, che apre nella delicatezza di un geranio per poi virare sul nerbo del tabacco, delle note terrose di fungo e il curry, ed infine sfumare in ricordi terziari di incenso. In bocca stupisce la vivida freschezza, che rende il sorso teso e morbido allo stesso tempo. Vige un equilibrio millimetrico, cornice perfetta di un corpo pieno.

 

TOSCANA ROSSO “MONTEVERRO” IGT 2013

Cabernet Franc – Cabernet Sauvignon – Merlot – Petit Verdot

É la punta di diamante aziendale. Il Monteverro ha bisogno di tempo, pur avendone già vissuto molto in bottiglia. La sua complessità è intricata e coesa, tanto da non essere facilmente scomponibile. Si riconoscono la confettura di frutti di bosco e la scia speziata di vaniglia e di pepe; basta poco per lasciare emergere la carezza del cioccolato, del caffè e del caramello, da cui emergono appuntite note di eucalipto e tamarindo. Il palato conferma quella alchimistica combinazione di morbidezza, freschezza e signorile tannicità, che sfumano in una lunga persistenza.

 

TOSCANA ROSSO “TINATA” IGT 2012

Syrah – Grenache

Questo è il vino preferito di Julia. Lo lascia per ultimo, come miglior saluto a conclusione di un pranzo “al femminile”. Tinata è infatti un vino del tutto femminile, non perchè amabile o zuccherino – come da frequente ed errata associazione di gusti – ma perché suadente, profondo e complesso. E, non da meno, è un vino con una personalità forte e incisiva. Tinata è dedicato alla mamma di Georg, Tina, che Julia ci descrive esattamente con la stessa forza e la stessa tempra. Le uve provengono da un vigneto adiacente alla macchia mediterranea, di cui questo vino ricalca il profumo. Le note di rosmarino, timo e lavanda sono completate da quelle di fragole in confettura, creando al naso un connubio avvenente. La stessa personalità si conferma – o anzi, si rimarca – al palato, dove conquista e persuade con la struttura e la compostezza.

www.monteverro.com

 

Photo credits Leif Carlsson