CINQUE SYLVANER PER CONOSCERE L’ABBAZIA DI NOVACELLA

Fondata nel 1142 dal vescovo Artmanno di Bressanone, l’Abbazia di Novacella è una delle principali abbazie agostiniane in Italia, uno dei complessi monastici più antichi e rilevanti d’Europa, disseminato di pregevoli architetture, a partire dagli interni della Basilica di Santa Maria Assunta, una chiesa consacrata nel 1198, di origine romanica, poi ripensata in stile barocco. A Castel Sant’Angelo, un edificio circolare in stile romanico, posto all’ingresso del complesso, forse ispirato a Castel Sant’Angelo a Roma. Alla Biblioteca Storica, che ogni anno attira a sé oltre 60.000 visitatori, tra le più ricche del territorio germanofono meridionale, con sale affrescate e manoscritti miniati di valore inestimabile. il Chiostro Gotico del XIV secolo, con preziosi affreschi medievali; il rinascimentale Pozzo delle Meraviglie e la romanica Cappella di San Michele. Ma vi sono anche la foresteria, il bistrot tipico, il book shop, l’enoteca e il negozio di oggetti e prodotti. Un luogo dell’anima molto speciale, attivo da quasi nove secoli, dove tutto è storia e ci si può perdere visitando i suoi spazi suggestivi, votati alla contemplazione e al raccoglimento.

Photo credits Albert Ceolan

Tra le perle del monastero, il pregevole giardino claustrale, che contiene la maestosa sequoia alta 35 metri, donata all’Abbazia di Novacella dal Kaiser Francesco Giuseppe nel 1870, a sovrastare con la sua ombra il giardino storico e il complesso abbaziale. Fu un dono che teneva fede a un costume beneaugurante nell’Ottocento, tra i nobili: scambiarsi semi, bulbi e piante esotiche di ritorno dai viaggi, per condividere il gusto dell’esplorazione e una conoscenza della botanica che esprimeva status e prestigio sociale. Il parco, che nella sua forma originale risale al XII secolo ed è divenuto barocco nel XVII secolo, è sviluppato in tre sezioni, dove si possono scoprire specie botaniche rare, piante officinali, aiuole fiorite, il frutteto, la vigna, gli alberi di Ginkgo biloba, il laghetto e le arnie per la produzione del miele dell’abbazia, uno dei tanti motivi per recarsi qui, a Novacella.

Fabian Schenk, Celestino Lucin, Eduard Fischnaller e Werner Waldboth (photo credits Andreas Tauber)

Tuttavia i wine lovers conoscono bene questo indirizzo, dove ha sede una delle cantine più antiche del mondo, un rinomato brand che vanta nove secoli di storia e vigneti tra i più a nord d’Italia, che producono vini d’eccellenza come Sylvaner, Kerner e Gewürztraminer. Una lunga tradizione enologica che ha contribuito al sostentamento dell’abbazia e alla sua notorietà planetaria, non per nulla il vino, citato in oltre 300 passi della Bibbia, è un simbolo centrale per la cristianità ed esprime concetti teologici che guardano alla relazione tra l’uomo e il divino; è inoltre un’attività economica che eleva il territorio e le sue tradizioni. I vigneti che circondano il complesso abbaziale vengono curati dal personale del monastero; a questi si aggiungono i masi, prescelti in virtù della qualità delle uve, che conferiscono a Novacella (nel 1325 erano 37 poderi, ma già nel 1500 erano diventati 82). Per secoli le uve sono state pressate nel grande torchio barocco, con un tronco d’albero lungo dodici metri, ora sostituito da tecnologie in linea con le normative vigenti. Le ingenti produzioni vinicole di Novacella da sempre contribuiscono all’economia del monastero, forniscono il vino da messa alle parrocchie, ai pasti dei canonici e un tempo anche ai lavoranti, a cui era assegnata una quota giornaliera di “sei volte, mezzo boccale di Leps”, un semplice vino di vinaccia a bassa gradazione. Dalla seconda metà degli anni Novanta del Novecento, il volto della Cantina dell’Abbazia di Novacella è il mastro cantiniere Celestino Lucin, Migliore Enologo d’Italia 2009, a cui si deve la conquista dei “3 Bicchieri del Gambero Rosso” a due vini di Novacella in una sola annata, evento rarissimo. Lucin è stato l’anima del brand altoatesino, riuscendo a valorizzare i terroir, facendo tesoro della favorevole geomorfologia glaciale della valle, individuando microclima, altitudine, pendenza e suoli più idonei per ogni singolo vitigno, ma anche creando vini che hanno contribuito a una reputazione specchiata, puntando sulla sostenibilità. Dei grappoli raccolti e selezionati a Novacella, si utilizza tutto, gli acini per il vino, le vinacce per la grappa, i vinaccioli per i saponi e la cosmetica. Lo storico brand ha saputo fare dei suoi nove secoli di storia un valore, ma riuscendo sempre a esprimere contemporaneità e innovazione, come la creazione della Linea Insolitus, dedicata alla sperimentazione, uno spazio creativo che consente di percorrere nuove vie: “Insolitus nacque intorno al 2018, quando Celestino Lucin mi parlò di un Sylvaner orange wine del 2015, con macerazione sulle bucce, lasciato un anno in barrique, un anno in acciaio, un anno in botte grande, su cui stava lavorando” racconta Werner Waldboth, direttore della Cantina Abbazia di Novacella. “Me lo fece assaggiare, c’era ancora qualcosa da sistemare, ma lo trovai davvero interessante. E nacque Insolitus. Una linea che esprimesse la nostra contiguità alla terminologia latina, una linea sperimentale, dove potessero nascere grandi bottiglie, senza preclusioni di nessuna natura, che potessero o meno confluire in una delle altre linee, ma anche rimanere solo un’idea. Uno spazio che contiene tutto quello che per noi non rientra in ciò che è considerato tipico in Alto Adige e già dall’etichetta si stacca dalle altre produzioni di Novacella. E così nel 2020 escono i primi tre vini, con una tiratura di circa 1.500 bottiglie per etichetta: Hora, un Sylvaner Orange wine; Quota, un Pinot bianco, che nasce a 650 metri e vinifica e matura in barrique; Ohm, un Piwi, varietà resistente coltivato senza trattamenti. Un progetto che ci siamo imposti produca almeno un vino all’anno e ci porta a riunirci per riflettere su dove sta andando il vino, senza rincorrere l’immediato guadagno”.

È un catalogo stuzzicante quello della collezione Insolitus, con Amphora, Orchestra, Minus, Rosà, Kabi Riesling, X 6234, ognuno con una sua precisa identità, per esaudire un popolo di esperti ed estimatori, che attendono trepidanti di sapere cosa uscirà quest’anno. Celestino Lucin continua a collaborare con l’Abbazia nel ruolo di consulente, dopo essere andato in pensione circa due anni fa, mentre si afferma Lukas Ploner, che ha raccolto il testimone della gestione tecnica della cantina. Novacella si distingue per una produzione accurata, che vanta standard scrupolosi, basata su quattro linee principali: la Classica, che prevede vini freschi e fruttati, che non necessitano di particolari invecchiamenti; la Praepositus, con uve coltivate in posizioni particolarmente vocate e vini di punta, che totalizzano sempre lusinghieri piazzamenti nelle migliori guide; a cui si aggiungono la linea Le vigne; e la linea Insolitus, una limited edition, con vinificazioni innovative. L’incontro con Elias Holzer, responsabile vendite per l’Italia e l’export della cantina dell’Abbazia di Novacella, è denso di spunti per capire questa realtà così importante dell’enologia altoatesina e nazionale. Un brand che va nel mondo e raggiunge tutte le regioni d’Italia, oltre allo Stato Vaticano. Roma è una piazza storica e rappresenta il mercato più importante della Penisola, servito fin dagli anni Cinquanta. Dalle venti etichette degustate in una memorabile verticale sulle migliori produzioni di Novacella, abbiamo scelto questi cinque Sylvaner di diverse annate, con alcune notevoli profondità, che ci hanno oltremodo entusiasmato.

 

Degustazione

 

Sylvaner Perlaetus Extra Brut – Metodo Classico 2021

Presentato allo scorso Merano Wine Festival, è il primo metodo classico 100% Sylvaner a essere prodotto in Alto Adige, frutto di un lungo lavoro di sperimentazione, iniziato a Novacella negli anni Novanta. Millesimo 2021, 36 mesi sui lieviti, no legno, extra brut e un dosaggio minimo di soli 2,5 grammi, praticamente un pas dosé. Un vitigno che si è rivelato particolarmente adatto alla spumantizzazione, coltivato e prodotto con successo tra le mura di Novacella, ma di origini austriache, anche se di rado si trova in Austria, coltivato in Alsazia, Franconia, Svizzera e Valle Isarco. L’elegante pentagramma disegnato nell’etichetta del Perlaetus riporta ai preziosi libri di canto gregoriano esposti nella Biblioteca dell’Abbazia. “Inizialmente il Perlaetus era parte della Linea sperimentale Insolitus – racconta Elias Holzer – un laboratorio di tentativi enologici con microvinificazioni che in passato non sono mai uscite dalla cantina e nascono utilizzando senza preclusioni tecniche, vitigni e metodologie differenti. Da cinque anni si è voluto condividere queste esperienze con i clienti, per ricevere un feedback non filtrato dal mercato. Se una via nuova o uno stile nuovo supera il vaglio interno, funzionano in vigna, in cantina e sui mercati, la riproponiamo, come è accaduto con il Lagrein Rosé uscito nella Linea Classica e con il Perlaetus, a novembre 2025. Per questo metodo classico abbiamo scelto non a caso il Sylvaner: è il vitigno storico dell’Abbazia. Visto il successo, usciremo presto con la seconda annata”. Un extra brut che nel bicchiere convince, al naso frutta gialla, mela gialla, melone, pera, crosta di pane, brioche, note affumicate e pietra focaia. In bocca un perlage fine e persistente e tanto territorio, con un finale fresco, pulito, che sgrassa e conserva un bel nervo acido. Abbinamento ideale con i piatti cremosi e burrosi tipici della Valle Isarco.

 

Sylvaner Alto Adige Valle Isarco Doc – Linea Classica

 

2025

Il Sylvaner della Linea Classica conserva l’etichetta storica del 1967, un’immagine che continua a piacere e sembra non subire il trascorrere del tempo. Un quarto circa del mosto fa un passaggio in botte grande di legno di acacia, il 75% in acciaio senza malolattica. Un Sylvaner di carattere, con un grande lavoro fatto per mantenere un corretto rapporto tra qualità e prezzo. Un bianco che al naso rivela una bella componente floreale, con sentori di albicocca, pera Williams, coriandolo e una punta di miele, conferita dal legno di acacia dell’affinamento. Al palato fresco, dinamico, salato, sapido, con una bella struttura e pulizia.

 

2016

Un’esperienza da ricordare, a dieci anni dalla vendemmia, per un Sylvaner che si origina tra la Conca di Bressanone e Cornaiano, ad altitudini tra 650 e 750 metri, su terreni morenici permeabili e minerali, esposti a sud, sud-est, sud-ovest. Vinificazione con 3/4 del mosto che fermenta e matura in acciaio inox e 1/4 in botti di acacia da 50 hl, con una maturazione di sei mesi. Al naso colpisce per l’ampia componente floreale e la parte erbacea, il fieno essiccato degli alpeggi, il frutto, la pera, la mela, il melone, mentre il sorso è potente, minerale, sapido, grasso e, malgrado abbia dieci anni, si dimostra freschissimo. Un vino bianco elegante e sostanzioso.

 

Sylvaner Alto Adige Valle Isarco Doc – Selezione Praepositus

 

2023

Rispetto al Sylvaner della Linea Classica, cambia la materia prima, con uve provenienti da zone maggiormente vocate, vigne vecchie e rese molto più basse, ma cambia anche la vinificazione, che prevede un 30% di permanenza in botte grande, 10% in barrique di rovere francese, 60% in acciaio. “Un grandissimo vitigno – prosegue Elias Holzer – che potrebbe essersi originato in Transilvania, dove vive una minoranza linguistica che parla l’ungherese e fino alla Prima guerra mondiale apparteneva all’Impero austro-ungarico. Se vogliamo capire come hanno viaggiato i vitigni per l’Europa, dobbiamo metterci sulle tracce dei pellegrini, che spesso portavano con sé barbatelle di vitigni che li avevano colpiti, potrebbe essere andata così anche per il Sylvaner”. Un vino di rango, certamente più espressivo di un Pinot bianco e meno opulento di uno Chardonnay, con un’acidità bella marcata, che al naso esprime ricchezza e complessità, restituendo al sorso un’accentuata sensazione di frutto molto maturo e pieno, per poi rivelarsi bello asciutto e persistente.

 

2002

Non sono solo i rossi a poter invecchiare, lo sappiamo, anche i bianchi con il trascorrere del tempo possono rivelarsi in tutta la loro longevità e grandezza. È il caso del Sylvaner Praepositus, un pregevole nettare in purezza, che l’Abbazia di Novacella fino all’annata 2014 imbottigliava in bottiglia bordolese e ora è di nuovo tornato nella storica renana, a rimarcare le profonde radici a cui guarda questo grande bianco della Valle Isarco. Quasi un quarto di secolo e non sentirlo, grazie al caldo, all’asciutto e al nervo acido di quella annata straordinaria. Una riserva che brilla al naso per sentori floreali e fruttati lievemente maturi e si conferma al palato per la complessità, le note terziarie evolute, la spiccata parte minerale e sapida e la chiusura lunga e coinvolgente. Ideale l’abbinamento a un carpaccio di porcini, Parmigiano, olio, prezzemolo, pepe o a uno spaghetto con bottarga di muggine.

 

kloster-neustift.it

 

Cover: Photo credits Albert Ceolan