CHIUSA, ALTO ADIGE: RIFUGIO DISCRETO
Se la velocità è il male del secolo, la Valle Isarco è la cura. A Chiusa, nel cuore della Valle Isarco, l’orologio sembra aver smarrito le sue lancette tra le abbazie millenarie e i sentieri dei castagni. Chiusa è anche parte dell’associazione I Borghi più belli d’Italia, che riunisce oltre 375 località selezionate secondo rigorosi criteri di qualità architettonica, tutela delle tradizioni e sviluppo sostenibile del territorio. Per posizione, dimensione e stratificazione storica, Chiusa — o Klausen — restituisce forse più di ogni altro centro dell’Alto Adige l’idea stessa di borgo: coerente e profondamente legato alla propria identità. Siamo a 523 metri di altitudine, a pochi chilometri da Bolzano e Bressanone, ma lontani, per vocazione, dal turismo frettoloso e di passaggio. Cinquemila abitanti, botteghe che raccontano mestieri antichi, alberghi a conduzione familiare dove l’ospitalità ha ancora un volto e una voce. Chi arriva a Chiusa e nei suoi dintorni, lo fa per restare qualche giorno, per assaporare la lentezza, per ritrovare un equilibrio spesso smarrito altrove. Perché Chiusa e i suoi dintorni sono la misura lenta del Sudtirolo.

Il monastero benedettino di Sabiona, che qualcuno ha addirittura definito “l’acropoli del Tirolo”, è raggiungibile con una breve ascesa dal centro storico e permette un’apertura visiva ampia e continua sulla Valle Isarco. È uno dei più antichi monumenti cristiani dell’arco alpino e fu sede vescovile del Tirolo, prima dello spostamento a Bressanone attorno all’anno 1000. Dal 1686 è abitato dalle monache di clausura, e da un paio di anni affidato ai padri cistercensi. Per gli appassionati d’arte, Chiusa offre anche un itinerario sulle orme di Albrecht Dürer, che qui sostò durante il suo viaggio verso l’Italia. Dal punto panoramico oggi noto come Pietra di Dürer, il maestro realizzò uno dei suoi celebri paesaggi, lasciando al borgo un’impronta artistica destinata ad attraversare i secoli. Una visita merita ovviamente il Museo civico, ospitato nell’ex convento dei Cappuccini, situato poco dopo il ponte in pietra sul rio Tinne, a pochi passi dalla piazza principale: ospita il “Tesoro di Loreto” e una sezione dedicata alla Colonia Artistica di Chiusa (1874-1914).

Visitare Chiusa significa camminare dentro un paesaggio che conserva una qualità pittorica. E scendere verso le rive dell’Isarco perdendosi tra i vicoli medievali è, probabilmente, il migliore consiglio: difficile resistere alla tentazione di scattare decine di foto. Chi desidera ampliare il proprio orizzonte può salire verso Barbiano, noto per il sorprendente campanile della chiesa inclinato, che sfida ogni paragone per audacia. Da qui prendono avvio diversi sentieri, accessibili e immersivi, come il Sentiero delle Prugne, oppure quello che conduce a Bad Dreikirchen — Bagni Tre Chiese — un minuscolo nucleo alpino dove edifici storici e tre cappelle raccolte dialogano in silenzio, oltre i 1100 metri di altitudine. Poco distante, le spettacolari cascate di Barbiano: le acque del Rio Ganda precipitano in una sequenza di salti scenografici, culminando in un vertiginoso tuffo di 85 metri.
A breve distanza, Velturno racconta una storia diversa, più aristocratica. Già nel 1577 scelta come dimora estiva dai principi vescovi di Bressanone, oggi il villaggio si distende tra migliaia di castagni lungo il versante destro della Valle Isarco, salendo con naturale eleganza dal fondovalle fino al Monte del Pascolo. Infine, a pochi minuti, Villandro si apre come un balcone su uno degli alpeggi più suggestivi dell’arco alpino, tra i 1.700 e i 2.500 metri. Da qui lo sguardo abbraccia le Dolomiti occidentali — dallo Sciliar alle Odle, dal Sella all’Alpe di Siusi — in un susseguirsi di profili che sembrano dipinti. Per chi predilige un ritmo lento, la pista ciclabile della Valle Isarco — adatta anche alle famiglie — accompagna dal Brennero a Bolzano per circa 100 chilometri, attraversando paesaggi in continua trasformazione: vigneti ordinati, borghi raccolti, corsi d’acqua e montagne che si susseguono come capitoli di uno stesso racconto, facile da vivere e condividere. A fare da contrappunto al viaggio, la cucina del territorio: canederli soffici, speck fragrante, formaggi d’alpeggio e strudel dorati. Ma sono i vini bianchi a sedimentare, con la loro eleganza minerale modellata da un mosaico geologico unico — porfido, calcare, argilla e quarzi. Dal Müller-Thurgau al Sylvaner, fino al Kerner: un bicchiere diventa così il modo più semplice per restare ancora un po’.

A Chiusa sta prendendo forma una nuova grammatica del gusto: giovani chef e pâtissier under 35 che lavorano sul confine tra eredità e visione, senza bisogno di proclami. Alcuni arrivano da famiglie dove la cucina è un linguaggio quotidiano, altri hanno costruito il proprio percorso tra concorsi e scelte consapevoli. Tutti condividono un’urgenza sobria: fare bene, con identità. Ad esempio, a Gudon, frazione di Chiusa, Alex Haselwanter porta avanti Der Unterwirt, casa di famiglia da quattro generazioni. La sua è una cucina mobile, che attraversa l’Alto Adige e guarda lontano, tra Mediterraneo e suggestioni asiatiche. Piatti come la pancetta con teriyaki e crauti o i ravioli di edamame con curry thai raccontano una tensione continua tra memoria e leggerezza contemporanea. Più in alto, a Velturno, Benjamin Sellemond lavora sul lato dolce della memoria.

Nella pasticceria di famiglia, aperta nel 1956, tradizione artigianale e ricerca internazionale convivono con naturalezza. Le castagne, simbolo locale, diventano materia creativa in torte, biscotti e creme, mentre il lavoro su cioccolato e zucchero rivela precisione e visione. Sopra Villandro, all’interno di una dimora del Quattrocento, René Tschager firma invece una cucina di essenzialità. Nel ristorante La Lumosa di Castel Steinbock, gli ingredienti locali e le tecniche contemporanee si incontrano in piatti nitidi, dove l’influenza nordica dialoga con la memoria alpina. Nel cuore di Chiusa, infine, l’ospitalità prende forma nel Goldener Adler, guidato dai gemelli Philip e Michael Ranalter.
ESTATE 2026
GLI EVENTI DA NON PERDERE
Il Sabiona – Festival del Vino Bianco è in programma a Chiusa venerdì 5 giugno 2026, quando il Giardino dei Cappuccini si trasforma in un percorso di degustazione dedicato ai grandi bianchi locali, accompagnati da specialità regionali e musica dal vivo. Dal 13 giugno al 7 novembre 2026, Chiusa diventa un grande laboratorio a cielo aperto dedicato all’arte contemporanea. Con il tema “Essere umani”, la Triennale Klausen Chiusa invita a riflettere su identità, comunità, solidarietà, diversità e coesione sociale, trasformando gli spazi pubblici del borgo in luoghi di incontro e dialogo. Cinque artisti — Lukas Mayr, Patrick Obkircher, Christian Gufler, Florian Tschurtschenthaler e Bernhard Reiterer — presentano le loro opere in diversi angoli della cittadina, intrecciando linguaggi artistici e paesaggio urbano. Al Museo Civico saranno invece ospitate le opere di dodici artisti: Marlies Baumgartner, Rebekka Frei, Markus Gasser, Sophie Lazari, Paul Moroder dë Doss, Lissy Pernthaler, Albin Portner, Florian Prünster, Evelyn Rier, Matthias Sieff, Ariel Trettel e Vera Überbacher. La mostra sarà accompagnata da un ricco programma di eventi collaterali: workshop, performance, letture, dibattiti e appuntamenti musicali. La Triennale interpreta infatti l’arte come uno strumento di unione, accessibile e inclusivo, capace di entrare nella quotidianità della vita cittadina. Particolare attenzione sarà dedicata alla partecipazione attiva della comunità locale e delle persone con disabilità. In parallelo alla Triennale, Chiusa ospita anche “Una Boccata d’Arte” (20 giugno – 12 settembre 2026), il progetto artistico diffuso promosso dalla Fondazione Elpis di Milano, che ogni anno coinvolge venti borghi italiani, uno per ciascuna regione. Protagonista dell’edizione locale è l’artista e ricercatore Francesco Alberico con il progetto Il Consiglio degli Uccelli. Nato dalla collaborazione tra l’ente turistico, il Comune e la struttura socio-sanitaria Seeburg di Bressanone, il progetto ha dato vita a un intenso percorso partecipativo. Persone con disabilità, accompagnatori e membri della comunità hanno lavorato insieme lasciandosi ispirare da leggende locali, ricordi e visioni personali. Da questo dialogo sono nate figure di uccelli immaginari, simboli di identità, desideri, sogni e storie individuali, successivamente trasformate in opere tessili realizzate con materiali riciclati. Le installazioni, collocate nella parte alta del borgo, accompagneranno i visitatori in un percorso poetico e collettivo, invitando a riflettere sul senso di appartenenza, sulle identità personali e sul valore delle storie condivise. Dal 29 agosto al 13 settembre 2026 tornano invece le Settimane delle prugne di Barbiano, itinerario gastronomico tra locande e masi dedicato a uno dei prodotti simbolo della valle. Durante tutta l’estate, la rassegna diffusa Wine Summer & Stadtl Summer anima le serate con degustazioni e piccoli eventi enogastronomici, pensati più per essere vissuti che “consumati”. Come arrivare a Chiusa. In auto: l’uscita dell’autostrada A22 del Brennero è quella di “Chiusa-Val Gardena”. Il borgo di Chiusa e i suoi dintorni sono raggiungibili anche in treno, direttamente con la linea del Brennero.
DOVE DORMIRE
GNOLLHOF – MYSTIC PLACE DOLOMITES

Tra i boschi sopra Chiusa, a 1.160 metri di altitudine, il Gnollhof – Mystic Place Dolomites della famiglia Verginer è un rifugio dove la natura è parte attiva dell’esperienza. Le 54 camere e suite, essenziali e luminose, dialogano con l’esterno attraverso grandi vetrate che incorniciano la Valle Isarco e le Dolomiti. Materiali naturali, linee pulite, un’estetica misurata: tutto concorre a creare un ambiente che non distrae. Anche il tempo sembra dilatarsi, grazie a servizi come il pre check-in e l’extended check-out, pensati per rendere il soggiorno più fluido, meno scandito. Il tempo non richiede pianificazione. Si può iniziare con lo yoga sul prato, ai margini del bosco. Poi camminare lungo i sentieri che salgono verso malghe e rifugi, pedalare tra vigneti e radure o raggiungere mete come il santuario di Lazfons o le Odle. Per chi preferisce restare, il campo da tennis immerso nel verde offre un’alternativa quasi meditativa. Il rientro è affidato alla Spa: sauna finlandese panoramica, bagno turco, piscine riscaldate — interna, esterna a sfioro e in giardino — definiscono un percorso di recupero. I trattamenti, basati su linee cosmetiche naturali e sostenibili, privilegiano un approccio essenziale: dal massaggio sportivo ai rituali del sonno, fino ai trattamenti rigeneranti come il peeling al sale marino, pensato per riattivare e preparare la pelle. A tavola, il territorio si racconta senza eccessi. Dalla colazione — con prodotti freschi di malga, pane a lievito madre, succhi e miele del territorio — alla cena, ogni proposta segue stagionalità e coerenza. Come si arriva: dall’uscita di Chiusa sull’Autostrada del Brennero, una strada si arrampica tra boschi e prati dove l’hotel appare quasi all’improvviso, incastonato tra larici e abeti.
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klausen.it