VAL RENDENA, ENERGIA DELL’INDOMITO

Esistono dei luoghi dove il selvaggio desta con forza l’animo umano, muovendolo al pari di una scossa e accogliendolo come farebbe una tenera carezza. In questi spazi il silenzio si trasforma nel più commovente dei suoni, in cui i sussurri dell’interiorità umana si fanno largo con timidezza fino a danzare forsennatamente oltre il vetro degli occhi. La Val Rendena è uno di questi luoghi.

Cascate di Vallesinella

Cuore pulsante del Parco Naturale Adamello Brenta, la Val Rendena è protetta dall’abbraccio dei suoi due giganti, il Gruppo Adamello – Presanella e le Dolomiti di Brenta. Se il primo ha nella tonalite la sua definizione geologica, il secondo è noto per essere un’isola di dolomia. La densità delle loro rocce, tuttavia, pare basarsi su qualcosa che travalica la morfologia e che esiste ancora oggi come una serie infinita di cicatrici. Per quanto si possano leggere libri di storia che raccontino per filo e per segno lo svolgersi di quella Grande Guerra che cambiò per sempre l’essere umano, nulla come l’Adamello potrebbe testimoniare ciò che accadde. Quel Ghiacciaio assorbì i passi dei soldati, così come i loro respiri, ne ascoltò i lamenti e fu, forse e raramente, flebile stimolo di bellezza per spronare a muovere una volta ancora un piede dinnanzi all’altro. Lui per primo, il Ghiacciaio dell’Adamello, venne ferito e mutilato dalle bombe, dai cannoni, dalla costruzione dei fortini. Tutto questo rende rudi e sorprendentemente umane le sue superfici, ma anche le sue profondità.

Carè Alto, cima del Gruppo Adamello-Presanella

Al Brenta è lasciato il ruolo iconico di rappresentanza della valle, come ne fosse uno stemma. I suoi contorni e i suoi crepacci, per chi li guarda estasiato da tutta una vita, hanno la stessa intima risonanza di un profilo familiare, a cui si torna spesso in cerca di conforto. Il Brenta fu oggetto di particolari attenzioni e sfide personali per gli amanti della montagna. Le prime esplorazioni da parte degli alpinisti iniziarono nel 1864 e, da allora, non si fermarono più.

Vista sul corpo centrale delle Dolomiti di Brenta

I migliori panorami sul Brenta si godono da diversi spazi in quota a ridosso di Madonna di Campiglio. Qui ci sono delle radure dove il massiccio del Brenta sembra farsi sfiorare con la punta di un dito, dando l’illusione di lasciarsi guardare in tutto il suo splendore. Illusione, sì, poiché quello splendore non è affatto “tutto”, ma bensì solo l’inizio. Fra quei massi eterni esiste un vero e proprio mondo nascosto, privilegio di coloro che vi si addentrano con la medesima delicatezza di chi danza sulle punte in un trasporto talmente passionale, da diventare intesa. Chi sviluppa un’appartenenza viscerale alla montagna lo sa bene: nulla come quelle crepe trasuda tanto di vita e di forza quanto di fragilità e inesorabilità. Le rughe di queste rocce contorte, affascinanti, impietose eppure di una bellezza rasserenante ripropongono ancora una volta la vertigine della vita nel suo realismo e nella sua stupefacente attrattiva selvaggia, spontanea, libera, sconosciuta e, in una parola, vera.

La catena degli Sfulmini, sulle Dolomiti di Brenta

Un’attrattiva, questa, che si coglie in modo smisurato varcando le soglie di una delle valli più belle e affascinanti che la Val Rendena ospita al suo interno: la Val Genova. Oscura e pacificante, impervia e placida, ripida e profondissima, emana da sempre un senso di mistero, tant’è che si diceva venissero qui confinate le streghe e i maghi, cacciati ed esiliati dal Vescovo di Trento. Le sue profondità sono invalicabili per chi si approccia con l’intento di calpestarla, ma si aprono nel più incredibile degli abbracci per chi le si accosta con il rispetto che merita e con una certa dose di sacralità nei confronti della vita che custodisce. La vita che esiste nei suoi boschi e nei suoi massi, negli animali più piccoli e in quelli più maestosi, trova il suo apice nell’energia possente dell’acqua che la percorre. Otto cascate, tredici vallette laterali, una lunghezza totale di 20 km che culminano al cospetto del Mandrone e della Lobbia, sull’Adamello. Da qui si origina uno dei bracci del fiume Sarca, il cosiddetto Sarca di Genova per l’appunto, che in prossimità di Carisolo si unisce al ramo di Campiglio, a sua volta formato da altri 5 affluenti in arrivo dal versante del Brenta, dal Lago di Nambino e dalla Val Nambrone.

Alta Val Genova: sullo sfondo la Cascata del Mataròt, la più alta della Val Genova con un salto di 400 metri, ai piedi del Ghiacciaio della Lobbia

Persino nelle sue acque la Val Rendena sfugge alla rigida definizione, all’univocità e alla costrizione di un percorso monotematico. La sua vita pullula e sgorga da ogni parte, privando di parola l’essere umano per la sua bellezza sconcertante. Ciò vale per l’adulto, ma anche e soprattutto per il bambino. La consistenza della Val Rendena diventa infatti interlocutore dei sensi che, nonostante l’astrazione a cui la società ci sta abituando, sono ancora affamati di concretezza. Gli scenari della Val Rendena possono diventare il palcoscenico dei sogni di un bambino, gli regalano la sensazione della meraviglia e la gioia della corsa libera; i profumi dei boschi colorano i ricordi di una tinta che difficilmente sbiadisce con l’avanzare degli anni – perché la memoria olfattiva è invero una delle più solide – e imprimono sulla pelle, come un tatuaggio, la proporzione di una vita più vivibile che controllabile.

Malga Brenta Alta

Sono tantissimi i luoghi, più o meno conosciuti, della Val Rendena che meriterebbero di essere citati e, probabilmente, un intero libro non riuscirebbe ad esaurirli completamente. Si potrebbe parlare delle cascate di Vallesinella e di come si vestano dei bellissimi frammenti dell’arcobaleno, oppure di quanto siano speciali i tramonti sul Brenta visti dal Lago Nero, poiché la dolomia a volte si tinge di un rosa talmente particolare che certamente non esiste ancora nei pantoni dei pittori; oppure si può raccontare delle acque della Val Nambrone, così trasparenti che si potrebbe stare a disquisire sulla forma dei sassi sul fondo, ma si può spendere qualche parola anche in merito al profumo minerale che si eleva dalle rocce, quando colpite dalla pioggia estiva. E poi ci sono le malghe, che da giugno a settembre ospitano il pascolo delle vacche di Razza Rendena: alcune di esse sono meta gettonata dalle famiglie e dal turismo in genere, mentre ce ne sono altre che giacciono ancora nel parziale anonimato e che, proprio per questo, sono destinazione di pochi, perlopiù persone del posto o quei rari avventurieri che cercano il tempo del respiro, difronte alla complicità silenziosa con la montagna.

Crozzon di Brenta

Difficile riuscire a spiegare davvero. Si tenta di quantificare l’intensità del profumo dei mughi o la forza dei raponzoli che crescono in mezzo alla roccia, ma anche l’imponenza del Crozzon o l’infinita sfumatura delle acque alpine, che si fanno carico del cielo quando è azzurro e quando è grigio. Ma l’emozione, lo stupore e l’energia che si vive dentro le braccia di questi rilievi, non sono quantificabili, così come la tempra saggia di chi ha vissuto la montagna e ha scelto di amarla incondizionatamente.

 

 

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