PECORINO D’ABRUZZO. COME UN VINO DI MONTAGNA

La costa, i famosi trabocchi, poi le zone più interne, verdi e montane: l’Abruzzo e le sue bellezze, terra nostalgica sempre più cosciente del suo grande fascino. Una regione tutta da scoprire, animata dal bello e dall’arte, costellata di piccoli borghi, scrigni di un patrimonio storico-artistico di grande rilevanza. Ma anche terra di radicate tradizioni vitivinicole che con vigore sta ripensando al suo turismo tranquillo, animato da profumi e sapori, costruito su tappe enogastronomiche dove un momento ti confondi con il mare, un momento dopo respiri aria di montagna in uno dei suoi meravigliosi Parchi Nazionali.

Lorenzo Sgalippa – Torre Cerrano

Cresce l’Abruzzo, e con i suoi trentasei mila ettari vitati e una produzione di 3,8 milioni di ettolitri, cresce anche la viticoltura divenuta, senza dubbio, il comparto più importante nella produzione agricola della regione. Molti i vitigni autoctoni su cui puntare, alla riscoperta soprattutto dei bianchi Pecorino, Passerina e Cococciola. Sì, perché l’Abruzzo, oltre ad essere terra del più noto rosso Montepulciano, offre anche un insieme di vitigni a bacca bianca che trovano nel Medio Adriatico il loro habitat. Come il Pecorino che, grazie alle sue attitudini, è divenuto un vino di considerevole significato enoico. A quest’ultimo, in particolar modo, dopo il lungo vuoto enologico durato quarant’anni in cui si è parlato e privilegiato il Trebbiano, l’Abruzzo sta dedicando attenzioni e investendo nuove energie. Vitigno in passato non molto amato per la sua scarsa produttività, la maturazione tardiva e gli acini particolarmente zuccherini, è stato spesso sostituito con uve più redditizie. In realtà un vitigno di gran pregio, citato per la prima volta da Catone il Censore nel II secolo a.C. che ne attribuiva la provenienza ai coloni greci. Altre ipotesi lo vorrebbero italiano, da uve selvatiche originarie dei Monti Sibillini e alla pratica della pastorizia transumante. Sembra certo che gli acini piacessero alle pecore (da qui l’origine del nome) che, camminando per i vigneti, avrebbero dimostrato più volte di gradirne i frutti.

Oggi, in controtendenza rispetto al passato, trova una propria dimensione grazie alla crescita qualitativa del territorio, all’interesse della critica e del mercato, e ad una nuova generazione di produttori ed enologi che hanno intrapreso un proficuo lavoro di riscoperta, capaci di rappresentare con ampie sfumature e grandi risultati i diversi terroirs. E se nel 2004 in tutta la regione se ne coltivavano solo 70 ettari, è degli ultimi anni, come ricorda Torre dei Beati, il grande salto che da 250 ettari ha portato ad oltre 1500. Vino di montagna, un sorso sfaccettato che si plasma al territorio e soprattutto alle annate, negli ultimi anni segnate da stagioni difficili con estrema variabilità climatica. Il Pecorino e la sua importante struttura: un’acidità marcata e una gradazione alcolica per il quale il tempo significa vantaggio e opportunità, da prediligere grazie alla sua complessità a piatti importanti della cucina regionale e italiana.

 

Torre Zambra Colle Maggio Abruzzo Pecorino 2019

 

Dal 1961 sulle colline di Villamagna, in un luogo in piena proporzione di vicinanza tra mare e montagna, si trova una tra le cantine più storiche della regione. L’ideale microclima, costruito su escursioni giorno-notte, e filari su colline a 200 metri di altitudine, sono i binomi per vini di corpo e freschezza, e ottima persistenza. Un Pecorino che scalpita in un gioco di morbidezze e sapidità alla ricerca del pieno bilanciamento.

 

Pecorino Tenuta I Fauri 2019

Una famiglia prima di tutto, poi un’azienda giovane nella comunicazione e nel modo di proporre il lavoro. Sul territorio e con il territorio, con i piedi ben saldi nella consuetudine vissuta in una chiave di contemporaneità, a metà strada tra l’approccio convenzionale e biologico. Luigi e Valentina esprimono un Pecorino di maggiore aromaticità, in un corpo solido e di struttura. Bouquet intenso di frutta esotica, miele e mela verde.

Torre dei Beati Pecorino 2019

Sorge a Loreto Aprutino, comune della provincia di Pescara, specificatamente vocato alla viticoltura. Il Gran Sasso alle spalle, il mare a 20 Km, una macchia verde selvaggia e dolci pendenze collinari a 300 metri d’altitudine su cui prende vita Giocheremo con i fiori 2019, Abruzzo Doc Pecorino. Fausto Albanesi, ingegnere di formazione, lesse nei dati analitici di questa varietà le inequivocabili potenzialità. La sua intuizione si concretizzò nel 2004 con l’acquisto di cinque ettari da vitare esclusivamente a Pecorino, catapultandolo in quella giostra di sfide ed emozioni che sempre di più confluiranno nella sua vita. Terreni argilloso-calcarei su substrato sabbioso, regalano un sorso d’impalpabile eleganza. Vino del ricordo: si ancora al desiderio grazie alla sua persistenza e a un corpo solido arricchito da una ricchezza gustativa costruita su un finale sapido, avvolgente e vibrante.

 

Giulia Pecorino IGT Terre Aquilane Cataldi Madonna 2019

A Ofena in provincia dell’Aquila, tra il Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, a 420 metri sul livello del mare, immerso in un vero paesaggio lunare su un altipiano chiamato il “Forno d’Abruzzo”, c’è Cataldi Madonna. Un progetto famigliare articolato su trenta ettari di vitigni autoctoni e vini concettuali (li definisce così Luigi Cataldi Madonna), che amplificano la natura dando vita a espressioni come Giulia Pecorino IGT Terre Aquilane 2019. Vino alpino, tagliente, essenziale, dall’acidità volutamente spiccata che impressiona per la sua eleganza e i profumi di erbe e fiori di campo.

 

Ferzo Abruzzo Pecorino Superiore 2019

L’espressione di Ferzo Wine per celebrare gli autoctoni abruzzesi attraverso le piccole produzioni di vignaioli locali. Nel territorio chietino si ottengono le migliori espressioni di vinificazioni in purezza costruite su un corpo di buona struttura e lunga persistenza. Un vino intenso che ricorda i fiori bianchi e profuma di salvia e acacia, perfetto accompagnamento alla cucina di mare.

 

Fontefico “La canaglia” Abruzzo Pecorino Superiore 2019

bottiglia n. 63

Azienda agricola che si estende su 15 ettari vitati coltivati in biologico. Uno scorcio di Adriatico che si intravede dalle colline, il territorio che si racconta in ciascuna vendemmia. Etichette di respiro internazionale e di forte personalità parlano di cru e di passione per la vigna e la natura. “La canaglia” e “Vigna bianca”: rese molto basse e un Pecorino Superiore di grazia, corpo, volume alcolico e freschezza. Penetrante il sorso sapido e agrumato, il pompelmo come trade union, il finale di mandorla chiusura gustativa tipica, qui ancora più netta ed evidente.

 

Ausonia Machaon 2018 Abruzzo Pecorino Doc

Ad Atri, comune famoso per la liquirizia, oro nero d’Abruzzo, conosciamo Ausonia, piccola azienda a conduzione famigliare certificata Demeter. Machaon è il Pecorino proveniente da terreni argilloso calcarei e sistemi di allevamento a pergola con rese di 110 quintali per ettaro. Si torna a un’eleganza garbata e ad un maggiore equilibrio. Un Pecorino di agilità, sostanza, fluidità, un bouquet armonico di florealità e profumi che si adagiano su note calde di frutta tropicale a tessere una trama di piacevoli sensazioni. Vino vivo che conserva una forte energia.

 

Pasetti “Colle Civetta” 2018 Abruzzo Pecorino Superiore

Tra Pesconsasonesco e Capestrano, ai piedi del massiccio del Gran Sasso d’Italia, in zona pedemontana a 550 metri s.l.m., arriva il cambio di passo dell’autoctono Pecorino. Insieme di altitudini e terreni rocciosi ricchi di scheletro lo confermano vino di altitudine: grande equilibrio tra acidità e sapidità, un ricco bagaglio floreale e fruttato. In un’epoca in cui la maggior parte dei viticoltori ha impiantato vitigni internazionali, Mimmo Pasetti investe sugli autoctoni che sposano il territorio, recuperando una viticoltura quasi scomparsa, vincendo la scommessa di nuove opportunità per l’enologia abruzzese.