VALLEPICCIOLA, GIOIELLO TOSCANO

Nel 1999 la famiglia Bolfo s’innamora di un antico convento in quel di Pievasciata (frazione di Castelnuovo Berardenga) a tal punto da trasformarlo in un magnifico resort 5 stelle e da custodirlo con finezza ed estrema solerzia. Di lì a poco, parte l’ambizioso progetto enologico Vallepicciola, immerso in un paesaggio a dir poco idilliaco con i suoi 105 ettari di vigneti e soprattutto con la volontà di raccogliere ed esaltare i caratteri essenziali di un territorio, le sue tradizioni, le peculiarità dei vitigni utilizzati, avvalendosi delle più moderne cognizioni tecnico scientifiche e dei criteri di massima qualità. Il che tradotto non si discosta per nulla dal forte desiderio di voler produrre vini d’eccellenza, mantenendo comunque una buona dose di identità toscana.

Già, perché come spesso si richiama alla mente, il fascino del Chianti non si spiega a parole: si respira nell’aria, si percepisce nei gesti delle persone e si gusta assaporando i suoi frutti migliori.

Se è vero che già in alcuni settori di Gaiole e di Castellina si possono percepire il calore, l’ampiezza e la luminosità della parte più meridionale del Chianti Classico, è altrettanto vero che soltanto qui a Castelnuovo Berardenga si possono cogliere in tutta la loro intensità. Così come si possono cogliere le differenze nella vegetazione (decisamente più mediterranea) e nel profilo delle colline, che nello spazio di pochissimi chilometri si lasciano alle spalle gli ultimi echi del carattere chiantigiano più aspro per affacciarsi sui panorami più dolci e arrotondati delle Crete Senesi. Un continuo saliscendi di rilievi e di valli che rendono il panorama estremamente vario e allo stesso tempo creano una discreta diversità di microclimi, in cui si alternano amalgami di argille, marne calcaree, marne bluastre, tufo, arenarie e sabbie.

Certo è che, avendo Vallepicciola, per sua stessa natura, un regime di complessità piuttosto elevato, risiede sia nei blend che nelle purezze, la ricerca del giusto coronamento di una genesi identitaria tanto lunga, quanto irrequieta. Il tutto prende forma e sostanza in una nuovissima cantina, ideata dall’architetto Margherita Gozzi su ispirazione dei principi dell’urbanista statunitense Frank Llyod Wright, interrata per l’80% e contraddistinta dal processo per caduta naturale delle uve. Una ricetta che ha tutti i connotati del successo, o almeno dell’affermazione, senza lasciare adito all’imprevisto e tantomeno al vizio o alle anomalie.

Ottime le due versioni (Perlinetto) di metodo classico rispettivamente di Chardonnay e Pinot Nero: bouquet e tensione nella prima; solidità, pienezza e cremosità nella seconda.

Le tre etichette di Chianti Classico mostrano l’espressione più genuina del Sangiovese: slanciato, fresco ed equilibrato quello d’annata; austera e decisa la Riserva; gran personalità, ancora, per la Gran Selezione.

Promettente e delicato il Boscobruno (100% Pinot Nero) proveniente dall’omonimo vigneto a quasi 500 metri. Seducente e raffinato il Mordese (100% Cabernet Franc), raccolto nel vigneto più anziano della tenuta. Ricchezza di frutto e grande bevibilità infine nel Pievasciata, esclusivo assemblaggio di Cabernet Franc e Sauvignon, Merlot e Sangiovese.

 

 

 

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