GRADONI CURTEFRANCA, ORO ROSSO DI FRANCIACORTA

Certe volte è opportuno ricordare che non è la fama a fare un grande vino. Lo è la sua tempra o la sua eleganza, la sua discrezione o la sua espressività, la sua storia, la sua tenacia e la sua capacità evolutiva nel tempo. La sua finezza gustativa che si introduce in punta di piedi, oppure quell’irruenza che necessita di molto, moltissimo tempo per diventare una carezza armonica e soave. Spesso il talento si trova in ciò che non ci si aspetterebbe mai, ciò che custodisce silenziosamente una lunga storia.


Il Curtefranca è uno di questi casi. Le vicissitudini franciacortine lo hanno scortato dal ‘500 fino ai giorni nostri. È sempre stato presente nelle cantine del bresciano, il Curtefranca, immancabile compagno delle tavole quotidiane e dei momenti di festa. La nascita del fratello più recente, così appariscente e talentuoso, ha fatto in modo che fosse proprio quest’ultimo, il Metodo Classico, a rappresentare la Franciacorta nel mondo, tanto da identificarsi con essa in un binomio univoco e solidissimo. Il Curtefranca è stato adombrato dalla risonanza della bolla e dalla sua briosità. Ma, nonostante tutto, il Curtefranca era ancora lì, a raccontare il volto a bacca rossa della Franciacorta, come era sempre stato. Umiltà e testardaggine lo portavano a impreziosirsi, nel tempo, di una bellissima tinta evolutiva.
Una di quelle riservate ai grandi vini.


Una verticale di Gradoni , cru di Curtefranca firmato dalla mano capace dell’Azienda Villa, ha dimostrato senza equivoci il carattere del Curtefranca, che oggi si prende il suo spazio e il suo meritato applauso. Stupefacente, la sua longevità. Così come è stupefacente notare la sua variazione di vendemmia in vendemmia. L’interazione con l’annata ha confuso la linea temporale, rendendo alquanto difficile definire un ordine cronologico di questi dieci vini degustati alla cieca. Il blend è rimasto pressochè invariato negli anni, rimarcando il taglio bordolese classico che qui si ripartisce in circa 30% di Cabernet Franc, 35% di Cabernet Sauvignon e 35% Merlot.

 

Gradoni 1994

Dallo sfondo complesso, soffuso nella trama di evoluzione, affiorano le note di scorza d’arancia e tamarindo. Il ricordo di radici apporta una tinta chinata, così come le erbe amare e quelle officinali. Il tutto convive con una parte più morbida di burro di cacao, cioccolato e cannella. La bocca corrisponde molto bene al naso: vellutata, composta e omogenea, definita da un buon corpo e da un tannino levigato soavemente nel tempo.

 

Gradoni 1996

Una parte scura di terra, radici e salsa di soia dipinge la base di una tela ove sono tracciate note dolci ma decise che ricordano la scorzetta d’arancia candita e le spezie. La bocca è molto omogenea ed equilibrata, definita da un tannino ben gestito, così come lo è la freschezza. L’ottima eleganza delle sue movenze si arricchisce nell’aromaticità del tabacco e del cacao, con il ritorno in persistenza della nota agrumata.

 

Gradoni 1998

Ancora una volta la scorza d’arancia candita introduce il bouquet, fatto da un festoso e dolce tripudio di cioccolato fondente, amaretto e frutta disidratata. Buono sviluppo del sorso, che si contraddistingue per un carattere ancora vibrante, segnato dalla freschezza ben presente.

Gradoni 1999

Il frutto è ancora croccante e fresco, come un lampone e una ciliegia. La parte erbacea del Cabernet qui non si nasconde dietro alcun velo ma emerge, sempre nella buona finezza del naso, con nettezza. Lo sfondo è
speziato di pepe nero e curry, con un accenno morbido di semi di sesamo. La bocca è di buono spessore; freschezza e tannino si mescolano nel disegno di quelle durezze che bilanciano la rotondità del corpo.

 

Gradoni 2000

Apparentemente sembrerebbe uno dei più evoluti. Naso di fragola e sciroppo alla ciliegia. Lo sfondo è terroso e scuro, con note di cenere e fumo di sigaro. Il frutto rosso carnoso emerge stranamente in seconda battuta, fino a mutare in un frutto nero e denso, in confettura. La traccia balsamica si confonde a quella speziata di curry, introducendo a una bocca decisa e finemente astringente. Ripropone la succosità del frutto, in una cornice balsamica. Tannino molto ben gestito.

 

Gradoni 2001

Dalla bellissima compostezza fuoriesce una nota pungente molto intrigante. Ricorda il ribes, il lampone e il tamarindo, su uno sfondo di evidente evoluzione. La bocca si definisce in una bellissima espressione
omogenea, composta, dritta, vellutata, di signorile eleganza. Sfuma su una piacevole scia di caffè.

 

Gradoni 2002

Sebbene emerga la nota varietale erbacea del Cabernet Sauvignon, il naso di questo vino è rotondo e morbido, come la polpa di una castagna arrostita, su cui spiccano una nota asprigna di lampone ed una minerale. Il tratto erbaceo affiora anche al gusto, che si presenta più asprigno e più fresco dei precedenti. Parrebbe anche più giovane dell’età che ha.

 

Gradoni 2003

Naso dall’impronta balsamica, tradotta in note di aghi di pino ed eucalipto. La trama terrosa di cacao, terra bagnata, cenere e tabacco sottende a un profumo che accenna ancora alla frutta rossa fresca e ai fichi
secchi. La bocca è finissima, molto vellutata eppure ancora vibrante, nel segno della freschezza e del tannino elegantemente presente.

 

Gradoni 2005

I profumi, in questo calice, sono dolci e speziati, con una sfumatura piacevolmente balsamica. Ricorda l’amarena, la prugna, la pasta frolla e la composta di frutti di bosco. Il tabacco e una parte gessosa tessono
la trama dello sfondo. La bocca ha una bella finezza e conferma il tratto aromatico accennato al naso. Il tannino perfettamente integrato non adombra la freschezza che tende finemente il sorso.

 

Gradoni 2008

Fragola, amarena e mora, su uno sfondo di vaniglia appena accennata. La parte balsamica è solo agli inizi del suo sviluppo, segno di un naso che è destinato ad evolvere ancora e che evolve già ora, col passare dei minuti, nel calice. Il tannino è qui un po’ più verde e più giovane, così come l’acidità tutt’ora vivida. In attesa di vedere quale strada intraprenderà.

 

 

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