PROVENZA, TERRA DI ARTISTI IN CERCA DI ISPIRAZIONE

In viaggio tra Arles, Mougins e Aix-en-Provence, guardando la Provenza con gli occhi di Van Gogh, Picasso e Cézanne

 

Se penso che Portier a suo tempo raccontava che i suoi Cézanne non sembravano niente di speciale se visti da soli, ma che messi accanto ad altri quadri ne facevano sembrare più cupi i colori, e che i Cézanne stavano bene con cornici d’oro (il che presuppone una gamma cromatica molto chiara), allora, forse, forse, sono sulla buona strada e il mio occhio sta imparando qualcosa dalla natura di qui”.

Arles

Così scriveva Vincent Van Gogh al fratello Theo il 13 giugno 1888 da Arles, aggiungendo poco dopo, nella stessa lettera: “I dintorni di Aix, dove lavora Cézanne, sono esattamente come quelli di qui, è sempre la Crau. E se, per tornare al mio quadro, mi dico: ecco ho finalmente ottenuto il tono di papà Cézanne. Intendo solo dire che, siccome Cézanne viene proprio da questa zona e quindi la conosce profondamente, occorre fare lo stesso percorso interiore per ottenere i toni simili”.

ArleS, Café Van Gogh

Vincent, come si firma, è dunque alla ricerca di quella particolare luminosità, di quella luce che c’è solo in Provenza, capace di rendere più intensi e vivi i colori. É, forse, il Mistral, che con il suo soffio forte spazza via nuvole e polvere, scoprendo tutta la meraviglia di quel paesaggio così variegato, in cui dal mare alla campagna, dai monti alle città e ai borghi è facile trovare ispirazione e innalzarsi oltre.

Da Saintes Maries de la Mer, qualche giorno prima, lo stesso Van Gogh aveva descritto il mare a Theo con queste parole: “Una notte ho passeggiato lungo il mare, sulla spiaggia deserta. (…) Il cielo, di un azzurro profondo, era punteggiato di nuvole di un azzurro più scuro del blu primario, un cobalto intenso, e di altre nuvole di un azzurro più chiaro, di un biancore lattiginoso. Sul fondo azzurro scintillavano stelle verdi, gialle, bianche, rosa chiaro, più luminose delle pietre preziose che ci sono da noi o anche a Parigi, quindi sarebbe il caso di dire: opali, smeraldi, lapislazzuli, rubini, zaffiri”.

Saint Rémy

Ma in Provenza anche le persone sembrano essere più luminose, aperte, accoglienti. Lo sa anche Van Gogh, seppur con le dovute eccezioni: sarà, infatti, internato all’ospedale di Saint Paul de Mausole, a Saint Rémy de Provence, proprio a seguito di una petizione al Sindaco da parte di alcuni abitanti di Arles che temevano i suoi comportamenti strani ed eccessivi.

Non vi è dubbio che la Provenza, la sua luce, il suo paesaggio ispirarono Van Gogh così tanto che il periodo che egli trascorse nel sud della Francia fu il più prolifico della sua vita di artista. Lì Van Gogh non ebbe la fortuna sperata, ma era pieno di entusiasmo e di voglia. Come spesso accadde nella sua vita, alternò momenti di felicità e soddisfazione a momenti di sconforto e di depressione. Anche dopo il ricovero all’ospedale psichiatrico di Saint Rémy, dove comunque ebbe modo di dedicarsi alla pittura in maniera continuativa.

Saint Rémy

Eppure, di tutti i dipinti realizzati da Van Gogh durante il suo soggiorno ad Arles nessuno è oggi ancora lì. Come non è più lì la sua “casa gialla” in Place Lamartine, andata distrutta in un bombardamento, o il ponte di Langlois, anch’esso distrutto e ricostruito un po’ più in là rispetto all’originale. Uguale a se stesso continua, invece, a scorrere il Rodano, in un contesto tuttavia diverso da quello da cui lo ammirava e dipingeva Vincent, di giorno e di notte. Fermo nel tempo è il famoso Café, che oggi porta il suo nome, in Place de Forum, dove ogni cosa è rimasta com’era e come è stata immortalata dal pennello di Van Gogh, prima che dalle macchine fotografiche e dagli smartphone di visitatori di tutto il mondo.

A ricordare il suo passaggio ad Arles, in città è attiva la Fondazione Van Gogh che opera per mantenere vivo non solo il ricordo dell’artista, ma anche la vocazione arlesiana a favore dell’arte stessa con mostre e iniziative culturali costanti.

Se ci si sposta a Saint Paul de Mausole, invece, il tempo sembra davvero essersi fermato a quel 1889. Nella stanza dove Van Gogh fu ricoverato tutto è ancora lì. Quasi che, da un momento all’altro, Vincent possa entrare e mettersi a dipingere davanti al cavalletto, respirare l’aria fresca dalla finestra aperta sul cortile o, magari, sdraiarsi sul letto, braccia incrociate dietro alla testa, a guardarsi intorno. Fuori, lo si “vede” dipingere gli iris viola del giardino, o i contadini a lavoro o, ancora, quegli olivi che tanto lo interessarono. “Il fatto è che questo mese” scrive Vincent a Theo il 26 novembre 1889 “ho lavorato negli uliveti, perché con tutti i loro Cristi negli orti degli ulivi dove non c’è niente di vero mi avevano proprio fatto arrabbiare. Quello che ho fatto è un realismo un po’ rozzo e grossolano delle loro astrazioni, ma servirà comunque a dare un tocco rustico e saprà di terra”. A Saint Paul sembra davvero di essere dentro a un quadro di Van Gogh.

E se Van Gogh giunse in Provenza in cerca di una via diversa all’arte e di un rinnovato entusiasmo, chi, invece, ha portato sempre questa terra nelle sue opere è Paul Cézanne, che ne usò i colori intensi per dare concretezza ed evidenza alle forme che dipingeva.

Aix en Provence

Aix en Provence

Nel corso della visita a Aix-en-Provence è d’obbligo la tappa all’atelier del pittore post-impressionista, al primo piano di un edificio immerso nel verde di un grande giardino, poco sotto la montagna di Sainte Victoire, più volte rappresentata dall’artista. É una stanza grande e ben illuminata da un’enorme finestra esposta a nord, in cui sono stati lasciati gli attrezzi usati da Cézanne, gli oggetti di vita quotidiana che amava dipingere, la frutta, i suoi abiti. Vi si accede a gruppi di una ventina di persone, per una mezz’ora al massimo. Una visita un po’ affollata, ma non meno interessante per entrare nell’arte di Cézanne.

Mougins

Infine, quando si parla di Provenza e arte, non si può non ricordare anche Picasso che qui ha trascorso gli ultimi anni della sua vita. Picasso scoprì il piccolo borgo di Mougins, a ridosso di Cannes, nel 1936. Lo amò a tal punto che vi tornava ogni estate insieme ai suoi amici, artisti come il poeta Paul Eluard e il poliedrico artista surrealista Man Ray, la fotografa Elizabeth Lee Miller, compagna di Ray e la pittrice Dora Maar, che con Picasso ebbe una intensa quanto burrascosa e criticata relazione. Dapprima, Picasso alloggiava all’hotel Villa Vaste Horizon, all’ingresso del paese, oggi di proprietà del Comune. Più tardi, acquistò la villa Notre Dame de Vie, appena fuori Mougins, sulla strada verso Cannes, 1800 metri quadrati di casa-laboratorio, dove visse gli ultimi 12 anni della sua vita e lavorò intensamente. La villa è stata di recente venduta ad un miliardario tailandese, ma a Mougins tutto il resto parla di Picasso.

Mougins

Tanto per cominciare, proprio di fronte all’hotel che lo ospitò è stata collocata un’enorme testa dell’artista in bronzo, alta quasi due metri e mezzo per 500 kg di peso, che sembra dire al visitatore “benvenuto nel paese dell’arte”. Proseguendo per le strette vie a chiocciola del borgo è, quindi, tutto un pullulare di atelier, gallerie d’arte, laboratori, per non parlare delle statue che abbelliscono le piazzette. Il caos della Costa Azzurra, con i suoi vacanzieri d’ordinanza sembra lontana anni luce. E invece è proprio lì sotto, dieci minuti neanche di macchina. Se non fosse stato per Picasso, forse, anche Mougins sarebbe stato uno dei tanti borghi di cui è costellato l’entroterra provenzale, troppo vicino alla gettonata Côte d’Azur per brillare di luce propria. É invece, è un vero gioiellino che merita assolutamente una sosta.

Aix en Provence

Una curiosità: nel corso della visita a Saint Paul de Mausole, così come ad Arles e, appunto, a Mougins, a dare il benvenuto al visitatore sono tre statue raffiguranti proprio Vincent Van Gogh, Paul Cézanne e Pablo Picasso, tutte e tre opera dello stesso artista, l’olandese Gabriel Stark. Sorpreso dall’assenza di una statua che onorasse l’illustre cittadino di Aix, peraltro da lui molto amato fin dai tempi in cui era studente, Stark ne realizzò una e la donò alla città. Oggi, il Cézanne di Stark accoglie i turisti proprio all’ingresso del centro città, vicino all’ufficio del turismo e alla grande fontana della Rotonda (che funge proprio da rotonda in mezzo ad un traffico che non la salvaguarda di sicuro). Intensa è anche la statua in bronzo intitolata The sunflower thief, in cui Van Gogh è rappresentato con in mano i suoi amati girasoli, nel giardino dell’ospedale psichiatrico a Saint Rémy. Infine, come abbiamo già detto, la testa di Picasso di Mougins ricorda la vocazione per l’arte del piccolo borgo, grazie a quel cittadino illustre che scelse di dimorarvi perché lì si sentiva al sicuro e sereno.