BORGO MONCHIERO: TRA STORIA, ARTE E CULTURA

Non è un hotel, tantomeno un albergo diffuso, e neppure è un resort. O meglio, Borgo Monchiero Heritage by Atmosphere è tutte e tre queste definizioni. Del resto aveva ragione Nanni Moretti che nel suo Palombella Rossa sostenne che le parole sono importanti, definiscono la realtà, i pensieri e le emozioni; ecco che il lemma borgo ha una sua precisa ragion d’essere. Chi scrive ha avuto il privilegio di partecipare a un breve, ma intenso e completo, soggiorno a Borgo Monchiero a pochi giorni dal suo “debutto in società”, e cioè la sua apertura agli ospiti dopo un profondo e attento intervento di recupero e valorizzazione.

Siamo nelle Langhe cuneesi, patrimonio UNESCO, per la precisione vicini a Barolo e Dogliani e, abbandonate le vie principali, ci si arrampica lungo una stradina che sale fino al culmine di un poggio circondato da un paesaggio verde che, insieme a vini, tradizioni e gastronomia locali, ha reso questa parte del nostro paese famosa in tutto il mondo. Monchiero è poche, pochissime case, una chiesetta sconsacrata e il Santuario della Beata Vergine del Rosario, l’antico monastero diventato dimora diffusa, quella di Borgo Monchiero.

Qui tutto è silenzio e raccoglimento, colline, boschi e vigneti a perdita d’occhio, elogio della lentezza e il sussurro del vento quasi fosse (e in realtà lo è) un luogo fuori dal tempo e dallo spazio. I responsabili di un progetto divenuto realtà (già se ne era accennato mesi or sono in questo magazine in occasione della presentazione riservata alla stampa specializzata, ma è il momento della “prova provata”) sono i proprietari Franco Giampetruzzi e Gian Maria Debenedetti, che dimostrano un notevole coraggio imprenditoriale, quasi un azzardo ragionato; siamo in una zona d’Italia vocata a un turismo di elevato livello culturale che, quindi, prevede strutture ricettive, che di certo non mancano, di pari tenore. Occorrono, ne consegue, idee e strategie chiare e mai improvvisate e, anche se non soprattutto, un’identità ben precisa; il vissuto personale restituisce sensazioni istintive e quasi epidermiche di un percorso solido, che durerà nel tempo.

A Borgo Monchiero si respira una cifra distintiva e fortemente personale nell’idea di ospitalità: di certo è lusso, ma elegante e mai gridato, e con contenuti di valore. Le camere e suite, 25 in tutto, si presentano ampie, decisamente belle, piene di luce e distribuite tra l’antico monastero e la villa; sono ambienti differenti tra loro (nel monastero sono ricavate dalle antiche celle monastiche, nella villa invece riflettono un’eleganza aristocratica) ed è inutile indulgere sulle dotazioni, al top.

Ci si concentri invece sul garbo del restauro (garbo comune a tutti gli ambienti di Borgo Monchiero) che ha preservato l’identità originaria del luogo e sugli elementi di interior design, molti realizzati su misura, che rispettano l’autenticità della dimora nel nome del dialogo estetico tra antico e contemporaneo. Chi scrive è addirittura stato ospite dell’antica camera del Priore, quasi un appartamento e culla di storia. Storia, arte e cultura: questi silenzi e luoghi hanno accolto nel tempo artisti quali Eso Peluzzi, Claudio Bonichi, Piero Simondo, Gigi Chessa, Giulio Da Milano, Pietro Morando, Nino Aimone, Giovanni Bracco e Piero Solavaggione. Forse ad alcuni i nomi non diranno granché, ma la loro presenza è profonda ed evidente alle pareti dei vari ambienti, e merita uno sguardo non frettoloso.

Il territorio: lo si trova anche nei piatti, in dialogo tra Piemonte e Liguria, conditi con un pizzico di Francia e si devono, nel ristorante gourmet Eira, all’executive chef Giorgio Sevetto e al resident chef Alessandro Di Giacomo; nomi che contano. Sono racconti gastronomici che mescolano, e bene, creatività e rispetto della tradizione del luogo. Nulla è eccessivo e neppure si vuole stupire inutilmente, forma e sostanza vanno di pari passo, con gran gioia per il palato, che apprezza anche una cantina con etichette rare e originali all’altezza della tavola; in sintesi, anche qui l’immagine coordinata di Borgo Monchiero è tale.

Cos’altro manca al racconto? Molto, a partire dall’antica cappella ora lounge polifunzionale e intima, la terrazza panoramica, il giardino del chiostro, la piscina panoramica (in verità qui tutto regala una vista unica…) così ben inserita nel contesto che lo ospita e l’area benessere, un percorso di rigenerazione profonda per corpo e mente che comprende la Spa e un ventaglio completo di massaggi e trattamenti personalizzati. In ultimo, Borgo Monchiero è anche un modello di ospitalità altamente personalizzato in funzione dei desiderata degli ospiti per un servizio di concierge unico e di alto valore. La sintesi, al termine di un soggiorno fortemente evocativo restituisce, quale icona, l’idea di una destinazione di charme di elevato livello; è il racconto vissuto in prima persona di arte, gastronomia, benessere e alta ospitalità contemporanea e identitaria di pura armonia in un cuore UNESCO.

 

borgomonchiero-atmosphere.com