BYBLOS, L’ARTE IN HOTEL

E’ difficile non andare col pensiero a Peggy Guggenheim visitando il Byblos Art Hotel – Villa Amistà, ricordando la mecenate americana che nel Dopoguerra scelse Venezia a sua dimora dedicandosi totalmente all’arte, sostenendo con le sue acquisizioni nomi famosi dell’epoca e giovani e sconosciuti artisti in erba. Per certi versi quello che è accaduto in questo hotel cinque stelle luxury, sulle prime colline veronesi. Un comparto museale unico, inaugurato nel 2005 dopo due anni di paziente restauro, dove rivivere le suggestioni dell’arte moderna internazionale, grazie alla visione lungimirante dell’imprenditore e collezionista Dino Facchini che quindici anni fa scelse di condividere la sua collezione di opere d’arte offrendo agli appassionati un’esperienza assoluta. Una nobile magione di eccezionale bellezza che dopo anni di decadenza vive un nuovo rinascimento e si pone come meta esclusiva da visitare al pari di un importante museo.

Le lontane origini di Villa Amistà riportano a un fortilizio romano, che nella prima metà del 1500 fu ridisegnato realizzando il corpo centrale in stile veneziano dall’architetto Michele Sanmicheli. Nei secoli la villa si modificherà ancora, fino alla seconda metà del 1700 quando sarà l’architetto Ignazio Pellegrini a conferirgli l’aspetto attuale.

Gusto, eleganza e contemplazione, in un incredibile passpartout per scoprire l’arte moderna all’interno del Byblos Art Hotel, grazie alla creatività del noto designer Alessandro Mendini che ha ispirato l’intera progettazione e alle numerose opere di artisti di fama internazionale che fanno di questo hotel un vero e proprio museo d’arte contemporanea e design con i più grandi nomi internazionali da Eero Aarnio, a Ron Arad, da Gio Ponti, a Eero Saarinen, da Ettore Sottsass, a Philippe Starck e a Marcel Wanders. Un luogo dell’anima che riunisce i lavori più significativi dei più importanti artisti dal Dopoguerra ad oggi, insieme a decine di oggetti ed elementi d’arredo di raffinato design.

                                                                    Damien Hirst

                                                                Mimmo Paladino

Una visita che è ancor più efficace se fatta in compagnia del general manager Luigi Leardini, grande esperto d’arte e collezionista appassionato, che guida l’ospite alla scoperta dei segreti della villa e alle storie personali che si celano dietro ad ogni artista e a ogni opera. In prossimità della reception si possono ammirare “Mappa, l’insensata corsa della vita” di Alighiero Boetti, ricamata su tela nell’89. Un artista poliedrico che in un dato periodo della sua carriera progettava le opere facendole realizzare ad altri secondo le sue dettagliate indicazioni, come fece nella serie di arazzi di mappe del mondo, che concepiva e poi affidava ad alcune ricamatrici afgane famose per l’eccezionale abilità, recandosi sul posto e seguendole passo passo nella realizzazione.

                                                                                                                       Robert Indiana

 

                                                                                                                            Sandro Chia

 

                                                                                                                      Takashi Murakami

 

                                                                                                                      Tom Esselmann

 

                                                                                                                      Mimmo Rotella

Oppure “Love”, opera del 1995 di Robert Indiana, che con le sue poesie scultoree, impiega immagini audaci, semplici, iconiche, ma anche numeri e parole brevi; “Beautiful love Demetza”, farfalle e vernice su tela del 2008 di Damien Hirst, noto per una serie di opere contraddittorie e provocanti, con animali imbalsamati, immersi in formaldeide; senza dimenticare “One multicoloured Marylin” di Andy Warhol, figura predominante della Pop art; o “Marylin”, di Mimmo Rotella, realizzata nel ’63 intervenendo sulle pagine pubblicitarie delle riviste con strappi e solventi, riducendole allo stadio di impronta o cancellandole; o la celeberrima e provocatoria “Merda d’artista” di Piero Manzoni, realizzata nel ’61 in soli 90 esemplari e poi ancora Marc Quinn, Jim Dine, Sol Lewit, Lucio Fontana. La hall è un tuffo totalizzante nell’arte, con opere di Beatriz Millar e Anish Kapoor, insieme a sale, salette, corridoi, arredate con istallazioni interattive e opere che rappresentano una piccola rivoluzione nel concetto di hotel luxury e diventano un’esplosione di colore e armonia, stimolando un’efficace e proficua introspezione, mentre ad ogni passo si scopre un’opera di pregio realizzata da Takashi Murakami, Mimmo Paladino, Arnaldo Pomodoro, Mimmo Rotella, Cindy Sherman, Tom Wesselmann.

All’esterno uno stupendo giardino all’italiana e un parco di 20.000 metri quadrati, una piscina, le vasche Jacuzzi, la spa e a pochi passi dall’ingresso il Peter’s Bar, con un’opera in acciaio e metallo realizzata nel 2002 dall’artista Anish Kapoor, dove fare la conoscenza del bar manager Diego Baietta. Tanto mestiere e creatività forgiati nei locali notturni di Bardolino e del lago di Garda e in seguito al Park hotel Laurin di Bolzano, sotto l’autorevole guida di Antonio Della Croce, che nel 2006 fruttano il podio più alto al concorso internazionale “Angelo Zola”. Un’esperienza a tutto tondo che nel 2016 lo porta al Peters’ Bar di Corrubbio in qualità di bar manager e si riverbera in una drink list densa di proposte per tutti i palati. Da non perdere il Moonwalk Cocktail, con Grand Marnier Cuvée de Centanaire, Grapefruit Bitter – Orange Essence, champagne; e il Villa Negroni, con liquore delle Sirene, Vieux Pineau de Charente Rosé, Tanqueray N° Ten Gin, Citron essence.

Di grande effetto il ristorante gourmet, posto in quelle che erano le stalle padronali, grazie a un riuscito restauro che coniuga linee moderne e rimandi alla storicità degli ambienti. E’ il regno dello chef Mattia Bianchi, originario di Pedemonte (Verona), che dopo la scuola alberghiera a Bardolino e le esperienze formanti accanto a Bruno Barbieri all’Arquade di Villa del Quar, non ha avuto timore di trasferirsi a Londra per confrontarsi con gli chef della city, ricoprendo l’incarico di sous chef al ristorante “Cecconi’s” di Myfair, dove ha portato con cotechino e lenticchie tipici veneti e ha potuto cucinare per personaggi famosi come Bruce Willis, Kevin Costner, Brad Pitt e Catherine Zeta Jones. Una cucina piacevole e golosa, pulita, essenziale, materica, che introduce a un’esperienza gastronomica non comune, dove la padronanza delle tecniche e il lavoro sugli ingredienti è fonte di grande capacità espressiva. Due i Degustazione: Territorio che esplora con leggerezza e profondità i capisaldi della cucina veronese, andando a scegliere e valorizzare ingredienti non noti della tradizione e L’emozione, in una rilettura dei piatti simbolo della tradizione regionale italiana.

                                                                                                               Gnocchi di Fioreta di malga

Si comincia con la fragrante focaccia di grani antichi ad alta idratazione, i grissini di canapa con olio evo del Frantoio di Riva del Garda, quelli al Parmigiano con olio Laudemio e il pane a tripla lievitazione con grani antichi macinati a pietra, sale di Cervia e burro di Bettelmatt. Tra gli starter, la Chips di gambero, maionese e lime; il Cioccolatino con ripieno di barracuda e caviale; la Tartelletta al carbone vegetale con crema di pinoli e cavolfiore in agrodolce; la Sfera al Parmigiano, finferli e paprika. L’Amouse bouche con dadolata di seppia scottata alla spuma di zenzero e lime. Per proseguire con gli Gnocchi di Fioreta di malga (l’affioramento della ricotta) cotti al vapore, con limone, olio all’erba cipollina, tartare di scampi glassati al foie gras; il sontuoso Risotto in bianco al pomodoro, petali di rosa, agrumi, stracciatella, pomodori confit, calendula e basilico; imperdibile il Tortello di corte veronese, con selezione di carni e interiora di faraona, coniglio, pollo; la Trota in saor tradizionale e grano antico, pescata all’amo nei fiumi trentini, lavorata con aceto bianco, pinoli, capperi, uvetta e servita con tartufo estivo del Monte Baldo. Il Galletto padovano al carbone, crema di mandorle, fegatini all’aglio nero e peperone in romesco, un antico ripieno a base di pan grattato, frutta secca, peperone. Tenerissimo e di grande concentrazione l’Agnello di Brogna (Verona) cotto al BBQ, carote, dragoncello, mirtilli selvatici e involtino di quinto quarto. Di grande equilibrio e piacevolezza la Coulis al lampone, con gelato alla fava tonka e mandorle e la Pesca di Verona sciroppata, coulis di lamponi, gelato alla vaniglia e chips alle mandorle. Mentre la colazione mediterranea prevede piatti da ordinare alla carta come le uova in diverse modalità, salumi, formaggi tipici, salmone, pancake, porridge e a buffet le marmellate, la frutta fresca, i muffin, le crostate home made. Sotto di un piano la cantina, con tanta Italia, Francia e annate delle principali regioni del vino. Particolarmente attento e cordiale il servizio, con personale ben preparato nella narrazione del piatto e degli ingredienti.

 

 

 

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