PRINCIPE CORSINI, IL NUOVO PERCORSO

In Toscana, Principe Corsini, è tra le più belle e storiche realtà della potente regione rossa, se si stringe la corda al brand tout court. L’attuale gestione è in mano a una mente capace, che porta il nome di Duccio Corsini, coadiuvato dalla moglie Clotilde e la sorella Sabina.

Uomo che trova il nostro consenso quando dice: “se un tempo era l’arte a lasciare un segno, a maggior ragione oggi è la cura del paesaggio a dare senso alla bellezza e al progresso”. E la Toscana in questo insegna, molto, soprattutto perché offre un ambiente di fascino tale da far innamorare qualsiasi pittore en plein air e gli amanti dell’orienteering (piccoli scout mai cresciuti).

La famiglia Corsini anima e vive questo dono d’Italia da oltre mille anni a San Casciano, in Val di Pesa, ma in concreto opera in due tenute: Villa Le Corti, tra Firenze e Siena, e la Marsiliana, nel cuore della maremma toscana.

Villa le Corti, Principe Corsini, San Casciano in Val di Pesa

Paesaggi e scorci molti distali tra loro, ma tra olio e vino ecco che il mutamento intrapreso nella cantina si scorge nei vini prodotti nei circa 50 ettari coltivati a Sangiovese, Canaiolo, Colorino, Merlot, Malvasia, Trebbiano, Vermentino, Cabernet Sauvignon e Petit Verdot.

Delle 12 etichette, la maggior parte arriva dalla zona del Chianti Classico, da cui ne abbiamo assaggiato l’approccio ossia l’IGT Toscana chiamato Birillo 2017: croccante, pulito, nitido e fresco che pare avere le ali. Ottima beva. Interessante anche la versione Venusio Rosato IGT Toscana che unisce potenza e sapidità, con una buona presenza di acidità a creare una sorta di collegamento tra mare e terra. Per il nome si è pensato a Venere, una fonte d’ispirazione e protezione dell’agricoltura mentre per l’immagine dell’etichetta si propongono due animali, la rana e la scimmia, che con un grappolo sulla china ci proiettano alle fatiche in vigna ma anche alla sapienza e all’attesa necessaria in natura.

Quanto al Chianti Classico Le Corti Villa Le Corti 2018, ecco una struttura più invitante, un sorso più partner del frutto ad offrire una puntuale rappresentazione del millesimo e della sua fonte. Buona la rotondità, sempre presente, sino al punto in cui affiorano le argille, e con prepotenza, a proiettare una potenza racchiusa, come una laguna, in ginocchio alla baia. Il tempo donerà ancora piangendo giustizia a questa salinità appena in fiore.

 

Cortevecchia Chianti Classico DOCG Riserva 2016

93/100

Il gran finale arriva con la Cortevecchia Chianti Classico DOCG Riserva 2016, un rosso dalla beva penetrante, solida, minerale nel sottofondo, e ancora si allunga e sfocia in altri suoni, più alti. E si guarda intorno nel bicchiere, per aprirsi e urlare a gran voce la sua vicinanza al suolo e all’essere Toscana. Certamente si tratta di un’apertura embrionale quella che assaggiamo, dove il passaggio in legno (18 mesi) incide, ma ne esalterà il frutto, nel tempo.

 

 

 

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