EMANUELA MORETTI. A SCREEN HAS NO EDGES

Il 10 dicembre 2025 è stata inaugurata la mostra a screen has no edges, personale di Emanuela Moretti, presso Studio Orma, neonato spazio espositivo dedicato all’arte contemporanea, nel cuore di Monteverde. Fondato da Edoardo Innaro e Marco Celentani, si è generato grazie a una fitta rete di collaborazioni tra giovani creativi attivi in diversi ambiti. Studio Orma è pensato come un “laboratorio umano”, dove l’arte è strumento di sperimentazione e coltivazione antropologica. È un ibrido tra artist-run space, project room e galleria: incontro, dialogo e tessuto relazionale sono il cuore dell’attività dello studio.

Il nome dello spazio allude a una dimensione arcaica dell’espressione. Il programma espositivo di Studio Orma si concentra sulla nuova generazione di artisti under 30, con particolare attenzione a linguaggi emergenti e a formati che sfidano le convenzioni. Studio Orma privilegia progetti site-specific volti a trasformare lo spazio e a indagarne le possibilità formali, muovendo da un interrogativo di fondo: quali sono i limiti di una stanza?

La mostra personale di Emanuela Moretti a screen has no edges ricostruisce un interno domestico, al tempo stesso familiare e conturbante. Lo abitano forme amorfe, simulacri di un corpo femminile frammentato che sembra deformarsi nel tentativo di vivere più esistenze simultanee. Il corpo si espande nello spazio come un organismo ibrido: distinguiamo vertebre meccaniche che ricordano la morfologia di insetti.

Lo spazio è popolato da oggetti quotidiani – una tenda, un lavabo, uno specchio – che rimandano a una doppia dimensione, interiore ed esteriore. Sulla tenda è stampata la nuca di una ragazza, immagine sospesa tra intimità e distanza, tra presenza e riflesso. Il curatore Gianlorenzo Chiaraluce spiega: “la tenda, solitamente concepita per filtrare una finestra, in realtà non copre nulla: dietro vi è solo un muro. La sua funzione è quindi simulata, illusoria, rivolgendosi a un’apertura che effettivamente non esiste. Più in generale, dunque, si fa riferimento all’interiorizzazione di un’esperienza di comunicazione e compenetrazione tra spazi interni ed esterni”.

Il titolo della mostra – a screen has no edges – allude a un’immagine senza limiti né tracciati definiti. L’artista indaga la superficie dello schermo come una nuova epidermide, un piano di contatto e di frizione in cui realtà, corpo e rappresentazione si confondono. “Lo schermo diventa una protesi vitale, un’estensione della percezione potenzialmente prolungabile all’infinito. Un tritacarne di stimoli e immagini” afferma Chiaraluce, “che mescola frammenti di vita nostra e altrui, un dispositivo che filtra e restituisce un mondo riflesso”.

In mostra, le sculture assumono l’aspetto di organismi meccanomorfi: strutture leggere, vertebre modulari che ricordano una spina dorsale, ossatura e insieme infrastruttura di un corpo in continua mutazione. Su queste superfici si innestano stampe digitali di pelli e frammenti epidermici: immagini sgranate, a bassa definizione, che rivelano la loro origine digitale. Non simulano la realtà, ma la reinterpretano come una pelle artificiale composta da pochi pixel, livida, attraversata da vene e residui di sangue.

Accanto a questi elementi, lo specchio e il lavandino – reali o fotografici – diventano allegorie della cura di sé e dell’ossessione per l’immagine. Le ciglia finte applicate su superfici riflettenti evocano le particelle di polvere e di pelle che ognuno lascia nell’ambiente, tracce del nostro passaggio e della nostra presenza nello spazio.

La mostra si interroga su un tema radicale: qual è oggi la vera immagine di noi stessi? È quella che si frammenta in mille fotogrammi digitali, o quella che esiste nel contatto diretto con l’altro? L’opera di Moretti costruisce un ambiente in cui la dimensione fisica e quella iperreale si sovrappongono, come nel flusso continuo delle immagini generate dall’intelligenza artificiale, dove il reale si fonde con il fittizio fino all’allucinazione.

La modularità delle sculture – vertebre concatenate, superfici riproducibili all’infinito – riflette il modo in cui oggi costruiamo e moltiplichiamo le rappresentazioni del corpo, aggiungendo incessantemente blocchi e livelli a un grande organismo digitale. Come sottolinea il curatore, “l’opera di Moretti mette in scena il paradosso della nostra epoca: una realtà meccanizzata, industriale e siderurgica che, pur negoziando incessantemente la sua materialità, tenta ancora di conservare un residuo carnale”.

La mostra è una riflessione sul corpo contemporaneo e sulla sua immagine, un corpo che si smembra e rigenera abitando uno spazio sempre più ambiguo, ed è accompagnata da un testo critico del curatore, concepito come un thread di discussione in un forum: una conversazione plurale attorno a temi e motivi che informano le opere, amplificati, smontanti e rilanciati come farebbe un flusso digitale in continua espansione. Attraverso un QR code, i visitatori potranno entrare nel testo e prolungarlo, inserendosi nella discussione e contribuendo a implementare un discorso potenzialmente senza fine.

 

Emanuela Moretti

È nata nel 1990 a Tagliacozzo (AQ). Si è diplomata all’Istituto Statale d’Arte di Avezzano e prosegue la preparazione artistica presso l’Accademia di Belle Arti di Frosinone, ottenendo la laurea di primo livello in Scultura e di secondo livello in Decorazione. La sua pratica artistica si concentra sulla capacità di trasformazione e reinterpretazione dell’ambiente domestico e del paesaggio urbano, indagando il legame tra corpo umano e spazio intimo, sia nel suo aspetto reale che in quello iperreale. Il corpo, infatti, rappresenta la prima abitazione che occupiamo e il primo luogo che viviamo ed esploriamo. Le opere si distinguono per l’accostamento di metalli, elementi organici come il sapone e parti corporee estratte dal contesto digitale, dando origine a protesi che intrecciano strutture e membra, creando innesti singolari. Tra le mostre a cui ha preso parte ricordiamo Umwelten ambienti (2024), Parco di Veio, Roma; XXXIV° Biennale d’Arte Contemporanea di Alatri, Labirinti Possibili (2023), Alatri (FR); Esposizione, PN (2022) La NUOVA PESA.

 

 

EMANUELA MORETTI

A SCREEN HAS NO EDGES

10 dicembre 2025 al 12 febbraio 2026

 

cura di Gianlorenzo Chiaraluce

 

Studio Orma

Via Francesco Amici 10

Roma

open

giovedì, venerdì, sabato dalle 17:00 alle 20:00 o su appuntamento

 

collettivoorma@gmail.com

 

Photo credits: Orma Moretti