L’ETNA D’ORO E DI RUBINI

Diggià la Sicilia sorgeva come una nuvola di fronte all’orizzonte. Poi l’Etna si accese tutto d’un tratto d’oro e di rubini, e la costa bianchiccia si squarciò qua e là in seni e promontori oscuri”. Impossibile narrare l’Etna vitivinicolo senza averlo vissuto visceralmente. Provare poi a descriverlo intimamente, trovando punti di vista differenti per raccontare una delle aree geografiche divenuta per produttori e appassionati la nuova mecca del vino.

Entrare in empatia con “A Muntagna”, così chiamata dai catanesi, fatta di un’interiorità che solo la presenza fisica può trasferire. Il sentimento, il turbinio di emozioni che si trasla attraverso occhi che catturano paesaggi, sensi che colgono odori e profumi, mani che strappano al vulcano la fertilità di una terra siciliana fatta di asperità, di suoli aridi attraversati da lingue infuocate dove la vite trova la propria linfa vitale, un’energia che si giova di acqua, vento, terra e fuoco.

L’Etna fin dall’antica Grecia fu fonte d’ispirazione per letterati e artisti. Molte le vittime illustri stregate dal fascino del vulcano e dalla sua incommensurabile bellezza. Si narra fu il filosofo greco Empedocle che caduto in disgrazia, scelse di gettarsi nel cratere, suicida tra gli stessi elementi che furono oggetto dei suoi studi. Risale al 1435 d.C. la prima istituzione di associazione professionale. Fondata a Catania, dedicata proprio alla viticoltura etnea, la corporazione raggruppava i vignaioli di quest’area per rappresentarne il loro mondo, le richieste e i bisogni. Dal 1968, data della nascita della Doc Etnea (la prima denominazione di origine siciliana, racchiusa in una particolare forma semicircolare che si estende da nord a sud ovest in una fascia altimetrica che va dai 450 ai 1000 metri), fino ai primi anni del Duemila, è invece mancata la capacità di comunicare come si sarebbe dovuto, il territorio, i vini e la denominazione, rimasta confinata sull’isola.

Dal 2004 la crescita del territorio grazie a un informazione più capillare e ad una critica enologica di esperti, a mettere in evidenza il lavoro di piccoli produttori intraprendenti e illuminati, pionieri del Nerello Mascalese, del Nerello Cappuccio e del Carricante, strenui difensori della cultura vitivinicola del vulcano. Il versante settentrionale in particolar modo vede un terroir di unicità pedoclimatica incredibile, caratterizzato da specifiche condizioni ambientali che lo pongono in una condizione privilegiata. In quest’area tradizionalmente si parla di “Contrade”, ben 133 nel Disciplinare di produzione, equiparabili alle “Menzioni Geografiche Aggiuntive”. Un fattore che determina e individua una definita unità territoriale ma soprattutto delinea profili gustativi che leggono le specificità dei diversi versanti, superfici non eterogenee formatesi da materiale lavico di epoche e composizioni diverse.

Qui, il Nerello Mascalese, originario della zona di Mascali alle pendici orientali dell’Etna, è il vitigno dominante capace di creare insieme al Nerello Cappuccio quella complementarietà che corre, ad esempio, tra Merlot e Cabernet Sauvignon. Seguono le varie interpretazioni di produttori che scelgono le vinificazioni in bianco come per Ciuri 2019 di Terrazze dell’Etna, i più seducenti rosati o la profondità del rosso etneo. A queste espressioni si aggiunge il Carricante, autoctono a bacca bianca da sempre coltivato alle pendici sul versante orientale del vulcano. Raccoglie il calore di un territorio conservando acidità e freschezza grazie ad una variabilità microclimatica legata alle altitudini, alle brezze marine, ad un versante protetto dalla catena montuosa dei Nebrodi che pone la vite in sicurezza rispetto a intemperie e malattie. Il periodo eccezionale vissuto fino ad oggi ha costretto a iniziative rivolte a una tutela ulteriore di questo fragile territorio, optando per scelte che favoriscono la protezione della denominazione e la coltivazione alle pendici dell’Etna. La riduzione delle rese, esclusivamente per la vendemmia 2020, da 90 a 70 quintali per ettaro per la produzione dell’Etna Rosso e Etna Rosso Riserva, insieme alla temporanea sospensione della possibilità di iscrizione di nuovi vigneti dal prossimo 01 agosto 2021, sono quanto scelto per conservare il processo virtuoso che permette a domanda e offerta di tenere conto dei processi fisiologici della natura.

 

Etna Doc Bianco 2019 Cottanera

Un vino deciso nella sua vena marina e iodata. Uno spartito di fluidità, salinità e acidità costruite su terreni vulcanici e altitudini importanti a ricordare che siamo su un vulcano attivo. Il lavoro certosino e manuale a valorizzare ancor di più un luogo difficile da narrare, capace di stordire i sensi, tanta è la bellezza che lo circonda. Veste chiara, impatto agrumato, impronta minerale in un sorso acidulo e solare.

 

Alta Mora 2019 Etna Bianco Cusumano

Diego e Alberto Cusumano scelgono nel 2013 un progetto tutto etneo. Dai suoli delle contrade di Feudo di Mezzo, Solicchiata; Pietra Marina, Verzella e Guardiola nascono vini che si interpretano come una composizione musicale, leggendo esclusivamente lo spartito del territorio. Il sole avvolge nel suo calore il Carricante che, raggiunta la piena maturazione, vive in un sorso citrino, iodato con un finale di zest di lime.

 

Le sabbie dell’Etna 2019 Firriato

Concentra nel calice il senso di un’annata più fredda che ha portato le uve di Carricante e Catarratto ad una raccolta piuttosto tardiva avvenuta solo nei primi giorni di ottobre. Una maturazione più lenta, grazie alle temperature più basse, ha permesso di conservare il giusto grado di acidità. Vino teso e minerale, giallo paglierino scarico con sfumature verdoline. Il naso accoglie spiccate note floreali che ricordano la ginestra e il fruttato di pera, mentre il palato traccia un percorso di buon equilibrio nel solco di una piacevole sapidità.

 

Etna Rosato 2019 Graci

Sopra ogni emozione c’è il Nerello Mascalese in versione rosato del versante nord nella località di Passopisciaro. Nel 2004 Alberto Aiello Graci subentra nell’attività di famiglia. Vignaiolo di grinta e ingegnosità è vicepresidente del Consorzio di tutela dei vini Etna Doc. Regime biologico per cui ha scelto la certificazione, mette in primo piano le uve, al centro della ricerca costante della giusta maturità. Vini che interpretano l’annata, il terroir, dall’acidità vibrante, in cui si sommano le note di melograno, i piccoli frutti rossi e l’inconfondibile sapidità che firma i vini dell’Etna.

 

Etna Bianco Archineri 2019 Pietradolce

Fondata nel 2005 da Michele Faro è una realtà di 11 ettari nella zona di Solicchiata. Carricante in purezza, allevato ad alberello da vigne Pre-Phylloxera di 100 -120 anni modellate da muretti a secco, a racchiudere la magia di un territorio aspro quanto generoso. Le sabbie di Milo, versante est in contrada Caselle, segnano nel calice un perimetro delineato da un’energica eleganza spezzata solo da una sinfonia di sapidità e freschezza. Vino di profonda seduzione, profuma di gelsomino e biancospino accompagnato da una punta di pietra focaia, a ricordare la connotazione minerale dei suoli di lava scura su spazi ristretti e pendenze oltre ogni limite.

 

Etna Rosso 2019 Planeta

Nel migliore vigneto di Sciaranuova Cantina Planeta trova l’autentica espressione del Nerello Mascalese. Un rigore stilistico che esordisce con un colore rosso rubino scarico mentre il naso si concentra su fini sentori di amarena e legni di sandalo. La bocca concentrata sul frutto rosso, invade il palato con la sua vena salina e una sfumatura terrosa e di sottobosco.

 

Erse 2019 Etna Bianco Tenuta di Fessina

La visione tutta al femminile di Silvia Maestrelli, imprenditrice fiorentina che ha introdotto in una terra aspra, dall’animo tanto forte quanto prodigo, un nuovo progetto frutto della sua visione enologica. Erse 2019, da uve Carricante per il 90%, con un saldo di Catarratto, è un calice luminoso paglierino scarico. Il naso trasparente profuma di pietra focaia, fiori bianchi e ginestra. Un vino da leggersi nel tempo, smussate le giuste asperità, quando saprà concedere oltre alla sua bella nota erbacea e salmastra, la piena evoluzione compiendo il salto alla ricerca dell’equilibrio perfetto.

 

Etna Bianco Monte San Nicolò 2019 Tenute Nicosia

A Tre Castagni, ai piedi di uno dei crateri spenti dell’Etna, dal 1898 il vino è fattore essenziale nella vita e nell’attività della famiglia Nicosia, oggi tra i grandi protagonisti della viticoltura etnea. Da uve Carricante 95% e Minella 5%, direttamente dalla contrada San Nicolò, a 550 metri s.l.m. versante orientale dell’Etna, si ottiene quanto di più autentico la natura sa regalare. Il naso libera profumi floreali mentre il palato, contrassegnato da un attacco quasi piccante, grazie ad una delicata nota di zenzero e uva spina, è persistente e minerale.

 

Cirneco Etna 2012 Terrazze dell’Etna

Il Nerello Mascalese da vigne di oltre 60 anni, in località Randazzo, diventa non solo un calice da vivere in ogni sua essenza, ma rappresenta un patrimonio di cultura e arte enologica piuttosto unico. Nel 2008 la famiglia Bevilacqua recupera nel versante Nord dell’Etna, i vecchi terrazzamenti di contrada Bocca d’Orzo, situati a partire da 600 metri fino a 950, contando 36 ettari tra vigneti, uliveti, boschi di castagne, ciliegi e querce. Snello, così allungato nel sorso, si mostra in un color rosso rubino cupo con riflessi lievemente mattonati. Naso fragrante di spezie dolci, mescola profumi di grafite e more di rovo, poi un po’ di cenere, il cuoio e le bacche di ginepro.

 

De Aetna Rosato 2019 Terra Costantino

Storie famigliari intrecciano la viticoltura del versante sud est dell’Etna. Dieci ettari a Viagrande raggiunti dalla brezza marina che soffia da Catania risalendo via via verso quella speciale mezzaluna che custodisce vigne centenarie. Dino e Fabio Costantino, i proprietari, sono i vignaioli indipendenti testimoni di una storia vinicola protagonista da secoli, impegnati ad ascoltare l’uva, odorare la terra, accarezzare la vigna. Rosato da uve biologiche Nerello Mascalese e un pizzico di Nerello Cappuccio, è un calice delicato, energico e succoso. Accenni di mineralità e profumi di fragoline di bosco emergono tra la rinfrescante sapidità.

 

Etna Rosso Cauru 2019 Torre Mora

Nerello Mascalese 85% e Nerello Cappuccio 15% protagonisti a 700 metri di altezza della viticoltura di Tenuta Torre Mora. La famiglia Piccini ha scelto l’Etna e le sue terre vulcaniche per dar vita a Cauru, un calice rubino brillante, tra profumi di ciliegia e prugne scure e lievi soffi di grafite. Ritorna con forza, ad ogni sorso, la sapidità e la perfetta vena acida tipica dei suoli vulcanici.

 

Rosato di Martinella 2019 Vivera Etna Winery

Succede spesso che dietro interessanti interpretazioni territoriali ci sia quel senso di appartenenza non solo alla famiglia ma ancora di più alla terra. Siamo nel comune di Linguaglossa in contrada Martinella: 3000 bottiglie di Nerello Mascalese “Rosato di Martinella” a mettere un punto fermo nel decretare fermamente la bellezza dei rosati etnei. Mani sporche di terra che raccontano vini e vendemmie, per proporre un rosato di raffinata eleganza. Un girotondo di profumi di fiori, di piccoli frutti rossi – more e lamponi -: a chiudere sbuffi di note marine. Succoso, dal sorso raffinato in un corpo ricco e snello, si insinua nel palato con spigliatezza e una netta verve salina.