GORAN TRBULJAK, BEFORE AND AFTER RETROSPECTIVE

Proseguendo nell’indirizzo verso la riscoperta e la valorizzazione di artisti attivi nella scena internazionale, dal 26 gennaio al 24 marzo 2019 Villa delle Rose ospita la prima retrospettiva in un’istituzione museale italiana di Goran Trbuljak, a cura di Lorenzo Balbi e Andrea Bellini.

Goran Trbuljak, I do not wish to show anything new or original, 1971. Stampa tipografica su carta / Type-set print on paper. Cm 59 x 41. Courtesy l’artista / the artist e / and P420, Bologna. Photo credits Carlo Favero

Promossa da MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, la mostra segue sul piano temporale la personale dell’artista di origine croata allestita al Centre d’Art Contemporain Genève dal 30 maggio al 19 agosto 2018, cui si ricollega integrandone idealmente il percorso espositivo nel documentare le principali fasi dell’intera carriera. La mostra si compone di un cospicuo corpus, dagli esordi alla fine degli anni Sessanta fino alle produzioni più recenti, che rappresenta l’ampio vocabolario espressivo sperimentato dall’artista: dipinti, frottage, monocromi e monogrammi, fotografie, film, libri e documentazioni delle sue azioni di strada.

Goran Trbuljak, Solo show at Galleria del Cavallino, Venice, 1977. 15 fotografie in bianco e nero / 15 b-w photographs
Dimensioni variabili (installazione) / Variable dimensions (installation). Courtesy l’artista / the artist, Galerija Gregor Podnar, Berlino / Berlin e / and P420, Bologna

Goran Trbuljak (Varaždin 1948, vive e lavora a Zagabria) si inquadra nella generazione che si è formata nel contesto storico e geopolitico della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia e ha operato nella prospettiva di superare la tradizione dei fenomeni artistici del cosiddetto “modernismo socialista” affermatosi dopo il 1950. Rispetto agli artisti attivi in ambito concettuale e nel movimento di avanguardia della New Practice Art, le cui pratiche salvaguardano il riconoscimento della funzione autoriale dell’artista e dell’aura dell’opera d’arte, la strategia assunta da Trbuljak si distingue per un comportamento che, ponendo radicalmente in discussione questi due principi di matrice modernista, lo configura come un precursore della sensibilità postmoderna.

Goran Trbuljak, Solo show at Galleria del Cavallino, Venice, 1977. 15 fotografie in bianco e nero / 15 b-w photographs
Dimensioni variabili (installazione) / Variable dimensions (installation). Courtesy l’artista / the artist, Galerija Gregor Podnar, Berlino / Berlin e / and P420, Bologna

La ricerca estetica di Trbuljak sonda costantemente i margini tra gli statuti di arte e anti-arte, artista e non artista, alla ricerca di mezzi alternativi di produzione e rappresentazione. Nella continua ridefinizione del contesto, la sua riflessione analizza e scompone le regole su cui si basa il sistema di musei e gallerie e i meccanismi con cui qualcosa è accettato come arte.

Goran Trbuljak, Self portrait, 1996. Fotografia in bianco e nero / b-w photograph. Cm 46,5 x 58. Edizione di / Edition of 3 + 2 prove d’artista / artist’s proofs. Courtesy Collezione Enea Righi. Photo credits Dario Lasagni.

In base a questo approccio, anche un semplice gesto può funzionare come strumento di critica del sistema artistico e sociale. Movimenti dissimulati, come infilare un dito nel buco della porta della Galleria Moderna di Zagabria (Hole in the door, 1969) o azioni effimere compiute in forma anonima nello spazio pubblico, come installare accanto a buchi nell’asfalto le fotocopie di alcune fotografie che raffigurano gli stessi buchi (Anonymous street actions, 1970), definiscono il ripensamento della posizione dell’opera d’arte in rapporto all’istituzione e della propria condizione di giovane artista ancora sconosciuto.

Goran Trbuljak, Solo show at Galleria del Cavallino, Venice, 1977. 15 fotografie in bianco e nero / 15 b-w photographs
Dimensioni variabili (installazione) / Variable dimensions (installation). Courtesy l’artista / the artist, Galerija Gregor Podnar, Berlino / Berlin e / and P420, Bologna

Nel 1971, l’invito ad esporre nella galleria dello Student Cultural Center di Zagabria segna per Trbuljak il passaggio verso un confronto diretto con spazi istituzionali, inaugurando una metodologia di display definita “mostra-lavoro”, che verrà riproposta fino al decennio successivo. Il suo intervento – l’esposizione di un unico poster con l’affermazione I do not want to show any- thing new and original seguita dalla firma g. trbuljak – è una radicale articolazione del rifiuto di essere considerato un artista nel senso convenzionale. Presso la Galleria di Arte Contemporanea di Zagabria l’artista espone successivamente due opere concepite con lo stesso dispositivo visuale: The fact that somebody is given the opportunity to make an exhibition is more important that was is shown at the exhibition (1973) mette in primo piano la concessione istituzionale di “opportunità” come condizione primaria della produzione artistica, mentre With this exhibition I maintain continuity in my work (1979) decostruisce e perpetua allo stesso tempo uno dei postulati del raggiungimento del successo: la continuità, ovvero la creazione e il man- tenimento di uno stile artistico riconoscibile.

Goran Trbuljak, Retrospective, 1981. Serigrafia su carta / Screenprint on paper. Cm 60 x 85. Courtesy l’artista / the artist e / and P420, Bologna. Photo credits Carlo Favero.

La personale alla Galleria del Cavallino di Venezia, organizzata nel 1977, mette in atto un’ulteriore esplorazione del rapporto tra artista e galleria nel contesto dell’arte internazionale, in questo caso in Italia. Giocando sull’invito ricevuto da una galleria prestigiosa, Trbuljak presenta la serie di stampe fotografiche e poster Exhibition views at Galleria del Cavallino, Venice che riproducono le copertine ingrandite di alcuni cataloghi di artisti affermati pubblicati dalla stessa galleria. Le azioni di alterazione che egli introduce rispetto al ruolo normativo di questo soggetto imprescindibile nel sistema di produzione dell’arte – modificarne il nome, pubblicarne in catalogo la storia anziché presentare la propria carriera poco conosciuta e stamparne il nome sulla copertina in caratteri più grandi del proprio nome – suggeriscono che questa istituzione non rappresenta solamente uno spazio espositivo imparziale ma anche la principale garanzia di una buona promozione e di un cambiamento di status per l’artista che espone.

Goran Trbuljak, 150 hand-made monographs, 2010-2013. Libri realizzati a mano / Handmade monographs Dimensioni variabili / Variable dimensions. Courtesy l’artista / the artist, Galerija Gregor Podnar, Berlino / Berlin e / and P420, Bologna. Photo credits Dario Lasagni.

La dissacrazione del ruolo autoriale, in uno spirito vicino alla contestazione degli anni Settanta, evolve nelle opere successive verso l’espressione di una crisi interiore causata dal conflitto morale con il mondo dell’arte e le implicazioni derivanti dalla decisione di etichettarsi come “artista”. Un apice del linguaggio umoristico e auto-ironico, la cui lente attraversa costantemente tutta la sua produzione, può considerarsi Referendum, l’azione performativa di strada compiuta nel 1972 che affida al giudizio di ignari passanti la decisione di stabilire se egli stesso sia o meno un artista. Poiché a quel tempo il suo nome e la sua opera erano pressoché sconosciuti, il referendum, concluso con un bilancio di 259 voti favorevoli e 204 contrari, si rivela totalmente irrilevante, dimostrando quanto poco importi che la persona su cui ci si pronuncia sia realmente impegnata in un’attività creativa, e nemmeno che esista veramente.

Goran Trbuljak, 150 hand-made monographs, 2010-2013. Libri realizzati a mano / Handmade monographs Dimensioni variabili / Variable dimensions. Courtesy l’artista / the artist, Galerija Gregor Podnar, Berlino / Berlin e / and P420, Bologna. Photo credits Dario Lasagni.

Il percorso espositivo della mostra a Villa delle Rose documenta compiutamente l’ampia varietà di materiali e mezzi espressivi che Trbuljak sperimenta fin dagli inizi della carriera. Uno dei principali temi su cui la sua riflessione problematizza le idee di visione e materia riguarda il linguaggio pittorico con cui dichiara di non avere rapporti in quanto divenuto merce estetica privata del suo potenziale critico. Il suo dialogo con il mezzo inizia nel 1969 con le azioni di strada intitolate Painting on Glass (Sunday Painting) in cui ogni domenica egli si reca a dipingere parte della vetrina di un negozio di materiali artistici in cui è installato un cavalletto, fino a ricoprire la tela che vi è esposta dietro. Ogni lunedì, al suo arrivo, il proprietario pulisce la vetrina mentre l’artista lo fotografa, considerando questi scatti, che sottolineano la natura transitoria della pittura, come parte dell’opera. Nel corso degli anni Settanta, in pieno periodo concettuale, Trbuljak mette in questione con umorismo l’impossibilità di dipingere associando l’immagine dell’artista amatoriale a quella dell’artista concettuale anonimo e prendendo in giro specifiche supposizioni convenzionali su pittura, materiali artistici e strumenti.

Goran Trbuljak, 150 hand-made monographs, 2010-2013. Libri realizzati a mano / Handmade monographs Dimensioni variabili / Variable dimensions. Courtesy l’artista / the artist, Galerija Gregor Podnar, Berlino / Berlin e / and P420, Bologna. Photo credits Dario Lasagni.

I lavori su carta realizzati a partire dagli anni ottanta, come notebooks e monografie, vanno considerati di importanza nodale, sulla base dell’idea che “un artista fa un esercizio mentre aspetta il momento in cui sarà pronto per il lavoro che farà in futuro”. Questa produzione consente di tracciare una netta distinzione tra la sua attività “ufficiale” e una pratica più intima, svolta nella sua casa e destinata a non essere mostrata che, tuttavia, gli consente di riempire uno “spazio di creazione” con una pratica manuale ritenuta estranea alle ricerche di ambito concettuale.

Goran Trbuljak, Ink + acrylic paint through palette hole, 1993. Inchiostro, acrilico, tela, palette / Ink, acrylic, canvas, palette. Cm 41 x 30. Courtesy l’artista e / the artist and P420, Bologna. Photo credits Carlo Favero.

Pur fondando il proprio pensiero su processi di appropriazione e decostruzione dei metodi istituzionali e curatoriali, Trbuljak non elude la questione della propria posizione e complicità con il mondo dell’arte e i suoi meccanismi. Nella consapevolezza delle contraddizioni che lo pervadono, egli non rinuncia ad esplorare continuamente le possibilità dell’arte, collocando il proprio lavoro tra la difesa appassionata del gesto artistico e la sua critica rigorosa.

Goran Trbuljak, The fact that somebody is given the opportunity to make an exhibition is more important than what is shown at that exhibition, 1973. Serigrafia su carta / Screenprint on paper. Cm 69 x 49. Courtesy l’artista / the artist e / and P420, Bologna. Photo credits Carlo Favero.

La mostra è accompagnata da una corposa monografia in lingua inglese dal titolo omonimo, curata dallo stesso Goran Trbuljak con Tevž Logar, pubblicata da gurgur editions in partnership con Snaporazverein, Samedan (GR – Svizzera); Centre d’Art Contemporain Genève; Istituzione Bologna Musei | MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna; Kontakt. Art Collection Erste Group / ERSTE Foundation; transit.cz. Il volume, corredato da una ampia sezione iconografica, esamina le principali questioni al centro della complessa vicenda artistica di Trbuljak negli ultimi 45 anni attraverso saggi critici di Ivana Bago, Andrea Bellini, Jerko Denegri, Christian Rattemeyer, una nota curatoriale firmata da Andrea Bellini e Lorenzo Balbi, e un’intervista di Vít Havránek.

 

 

Goran Trbuljak

Before and After Retrospective

 

26 gennaio – 24 marzo 2019

Villa delle Rose

via Saragozza 228/230

Bologna

 

a cura di Lorenzo Balbi e Andrea Bellini

promossa da

Istituzione Bologna Musei | Area Arte Moderna e Contemporanea

mambo-bologna.org/villadellerose