RUINART: LA VISIONE DI VIK MUNIZ

Ruinart non ha mai smesso di innovare e promuovere l’art de vivre per la quale è famosa. Il legame della Maison Ruinart con il mondo dell’arte inizia nel 1896 quando Alphonse Mucha crea il manifesto pubblicitario della Maison.

Ogni anno la Maison commissiona opere ad artisti e designer contemporanei, dando loro carta bianca per celebrare le sue cuvée, la sua storia, il suo patrimonio e le sue crayères, le spettacolari cave di gesso usate come cantine e annoverate dall’Unesco tra i luoghi Patrimonio dell’Umanità.

Nel 2019, l’artista brasiliano Vik Muniz è stato scelto per dare forma alla sua visione del terroir e del savoir-faire in cui la Maison affonda le sue radici.

Vik Muniz e Frédéric Panaïotis

Durante il suo soggiorno presso la Maison, nel periodo della vendemmia e nell’ottobre 2018, Vik Muniz ha trascorso molte ore a Sillery, un vigneto da lungo tempo appartenente alla Maison Ruinart e uno dei più settentrionali d’Europa, sulla Montagne de Reims. Ha lavorato a fianco di Frédéric Panaïotis, chef de cave di Ruinart. Affascinato dalla natura, Vik ha chiesto a Frédéric di aiutarlo a scoprire tutti i segreti dei vigneti ed è rimasto sorpreso di apprendere che la regione della Champagne ha un clima rigido che non sembra adatto alla coltivazione. Tuttavia, è proprio con questo clima avverso che la vite dà il meglio di sé. Come un riflesso arcaico di sopravvivenza, lo Chardonnay e il Pinot Nero producono i loro frutti migliori in condizioni difficili.

Vik Muniz ha creato una serie di 6 opere fotografiche ispirate a viticoltori e vigneti, che ogni stagione combattono insieme contro le difficili condizioni imposte dalla natura. Attraverso l’uso di elementi organici come pezzi di legno annerito, carbone o foglie di chardonnay, le sue fotografie evidenziano la nostra percezione delle proporzioni e giocano con i nostri sensi.

Vik ha anche creato un’installazione artistica interattiva nelle cave di gesso usate come cantine della Maison Ruinart a Reims. Costituita da 2.800 bottiglie di Dom Ruinart, l’installazione è dotata di un avanzato sistema di LED. L’idea di questo lavoro è nata durante una visita alla Maison Ruinart, che l’artista ha definito “un luogo unico e magico“. L’opera è il frutto della combinazione tra la tradizione dell’entreillage, l’antico processo di accatastamento manuale delle bottiglie in una pila ordinata, e la tecnologia più innovativa.

Nelle 7 opere create per la Maison, Vik Muniz ha colto la profonda relazione tra uomo e natura, viticoltori e vigne, Ruinart e il terroir della Champagne, esaltando la tensione creativa che trasforma le avversità in meraviglia.

Per la prima volta, Ruinart ha avviato un programma innovativo chiamato Food for Art, dove arte e gastronomia si fondono in un unicum per dar vita ad esperienze culinarie che traggono ispirazione dal legame tra l’artista selezionato per l’anno e i vini della Maison stessa. Il programma è stato inaugurato in occasione della collaborazione tra l’artista Vik Muniz e lo chef David Toutain, il cui ristorante ha due stelle Michelin, e lo chef de cave della Maison Ruinart. Partendo dall’esplorazione di un terreno comune hanno messo a punto un menù basato sulle radici vegetali. Da questa sinergia nasce il tema: shared roots.

 

VIK MUNIZ

Nato nel 1961 in un’umile famiglia di San Paolo in Brasile, Vik Muniz ha ottenuto una borsa di studio a 14 anni che gli ha permesso di studiare arte mentre frequentava la scuola serale. Ha imparato a disegnare ed ha scoperto i capolavori della pittura e della scultura accademica. Impiegato per un breve periodo in un’agenzia pubblicitaria dove si interessa al potere delle immagini e a come viene gestito, nel 1984 ha l’opportunità di andare a Chicago e poi a New York, dove amplia il suo portfolio artistico. Il suo lavoro si concentra sulla scultura. La sua carriera internazionale inizia nel 1989 con la sua prima mostra alla Stux Gallery di New York.

Vik Muniz impone fin da subito il suo stile personale attraverso l’uso di diversi materiali (cioccolato, filo di lino, polvere, zucchero, ketchup, rifiuti, diamanti, caviale, fiori e molto altro ancora) per creare immagini fotografiche che spesso si rifanno alla pittura classica. Definendosi “illusionista low-tech“, l’artista esplora la nostra memoria collettiva per indagarla più a fondo.

Il suo lavoro ha anche un’importante valenza sociale e politica, come dimostra la serie Pictures of Garbage (2008), per la quale l’artista ha lavorato per tre anni nella più grande discarica del mondo a Rio de Janeiro. Fianco a fianco con i catadores, persone che frugano tra i rifiuti alla ricerca di materiali riciclabili, ha riprodotto alcuni dipinti classici, come La morte di Marat, di Jacques-Louis David. Ha anche girato un documentario sul progetto, intitolato “Waste Land”, che ha ricevuto numerosi riconoscimenti. Grazie alle sue collaborazioni con vari marchi, Vik Muniz ha l’opportunità di raccogliere fondi e finanziare progetti sociali. È così che ha creato una scuola di arti audio-visive per adolescenti in una favela di Rio. L’artista considera questi progetti come un modo per restituire alla comunità ciò che lui ha ottenuto grazie alla sua arte.

 

 

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