ALESSIO BORDENCA, RITORNO ALL’ORTO
“D’inverno le montagne scompaiono, il cielo e la pianura diventano un tutto indistinto… il nulla è una pianura vaporante…le città e i villaggi e le opere dell’uomo inerpicate sui fianchi delle montagne e i fiumi che incominciano là dove finiscono le nevi e le strade…sono un crocevia di vite, di storie, di destini, di sogni…” scrive Sebastiano Vassalli, candidato al Nobel per la Letteratura 2015, punteggiando con delicatezza e trasporto, la mutevole ed eterea bellezza del novarese, con le genti, i luoghi, i colori, che si rivelano al visitatore attento e curioso. Siamo a Cureggio, al Relais La Capuccina, un intrigante destinazione nel verde paesaggio della provincia di Novara, sullo sfondo del massiccio del Monte Rosa, ideale per dedicare un po’ di tempo a noi stessi e scoprire la storia, il costume e l’enogastronomia, di un pezzo di Piemonte non così battuto. Ed è un ritornare ai ritmi che vorremmo, fatti di tempi che scegliamo noi, scanditi dal sole che si alza e poi tramonta, lasciandoci tutto il tempo possibile per conoscere i posti e incontrare le persone.

Una dimora seicentesca, restaurata con gusto ed eleganza, che mantiene ancora il fascino di ciò che è stata, quando era un approdo sicuro per i monaci e i pellegrini in cammino verso il Sacro Monte dell’Alto novarese e la Valsesia e anche dopo, quando nel XVI secolo è stato un casale di campagna, con alloggi e dormitori per i lavoranti, oggi occupati da rilassanti spazi comuni e da nove camere in stile country chic contemporaneo, che non hanno televisori e dispositivi tecnologici. All’esterno coltivazioni, un frutteto, un orto, in regime biologico, senza impiego di chimica. E al centro, il relais, immerso nella natura, con gli ambienti e gli spazi, che sono concepiti per favorire il relax e la contemplazione, attraverso salette e ambienti dove trascorrere il tempo ritrovando i propri ritmi, nei salotti collocati nella corte, sotto all’ombroso glicine, che avvolge le colonne, i balconi e il ballatoio. A pochi passi l’area wellness, che verrà inaugurata nei prossimi mesi e disporrà di bagno turco, sauna, sala trattamenti, palestra Technogym, insieme ad una piscina completamente rinnovata, con acqua ad ossigeno attivo.

Alessio Bordenca e brigata
Ma La Capuccina è anche e soprattutto una meta gastronomica, dove lo chef di natali novaresi, Alessio Bordenca, guida una brigata giovane e motivata. Rientrato nella sua terra natale, dopo aver completato un percorso di spessore, accanto a chef del calibro di Andrea Aprea, Gordon Ramsay, Anne-Sophie Pic, dalla scorsa primavera Alessio Bordenca, è executive chef della cucina del ristorante La Capuccina, un’insegna che dispone di un orto biologico di 2.000 mq, dove lo chef trae ispirazione e crescono gli ortaggi e le botaniche così preziose per i suoi piatti. La sua cucina si basa su tecniche consolidate negli anni, sull’orto e su una ricerca scrupolosa del territorio, che incontra i prodotti freschi dei più piccoli e virtuosi produttori locali, come la cipolla bionda di Cureggio e Fontaneto (Presidio Slow Food); il riso, elemento di spicco del novarese, ma anche i latticini, le carni e il pesce di lago. Le ricette del territorio e il suo percorso professionale sono una fonte inesauribile per i piatti, la pasticceria, il pane, le marmellate, con percorsi dedicati a chi è vegetariano o ha intolleranze. La colazione nella serra è un momento ineludibile, il migliore modo per iniziare la giornata, grazie alle vetrate luminose che guardano verso la campagna che si sveglia, sorseggiando un caffè o un the, scegliendo dal ricco buffet i prodotti tipici, i salumi, i formaggi, la frutta fresca, le composte, i croissant dolci e le quiche salate.

Il percorso di Alessio Bordenca, classe 1994, racconta di una professione scelta e non subita, con l’inizio presso l’Alberghiero di Gattinara, a cui sono seguite le esperienze nelle cucine della sua provincia e in Ticino, per proseguire con il Vun di Milano; la Bottega di Ginevra, l’Hotel Zetter a Londra, fino all’incontro con Gordon Ramsay e l’ingresso nella sua brigata. E ancora in Italia, alla Locanda di Orta; e in Francia, dove trascorre nove mesi nella cucina di Anne-Sophie Pic, un periodo fecondo di nuove suggestioni, accanto a una delle chef più premiate al mondo; e di nuovo a Milano, con lo chef Andrea Aprea, nel ruolo di sous chef, prima di approdare qui a La Capuccina. Un nuovo capitolo per Alessio, che è tornare dove è nato e vissuto, per affrontare una nuova e stimolante sfida e riappropriarsi dei profumi e dei sapori di una terra che conosce bene. Arrivato la scorsa primavera, ha costituito una brigata efficiente, motivata e partecipe, dove spiccano il sous chef Giovanni Moscatelli e la pastry chef Alessandra Gattuso, sempre a loro agio nella cucina de La Capuccina, anche quando il ritmo è intenso. L’interazione tra sala e cucina mostra una forte motivazione nei singoli componenti del team e un efficace alchimia, fatta di gesti sicuri e consapevoli, in armonia con il pensiero che anima il gruppo, guidare l’ospite verso un’esperienza immersiva. Il pensiero dello chef di far vivere agli ospiti una vacanza nello spazio di un pasto, si fa tangibile e l’esperienza a tutto tondo de La Capuccina arriva in tutta la sua autenticità.

Risotto riva al lago
Personalità e abilità tecniche scandiscono il percorso, che diverte, ed è un invito a leggere gli ingredienti dei piatti, che guardano all’orto e alla stagionalità, per scoprire il territorio e le storie dei luoghi e delle persone. Si comincia con la piccola rapa, appena sbollentata, maionese al prezzemolo, gel al basilico e granella di cucunci; poi le cime di rapa, salsa barbecue, riduzione di vino e aceto; e la superlativa tartàre di barbabietola, servita con castagna, foglia di rapa rossa, acqua di fermentazione del Parmigiano, olio al fico e acqua di barbabietola. Eccellente La cipolla bionda di Cureggio e Fontaneto (Presidio Slow Food), cotta in sale, a spuma e in agrodolce, finita con polvere di cipolla, panino al latte e miele di cipolla. Appagante l’Uovo nell’orto e toma, con il broccolo, il cavolo verde, la zucca, la rapa, la salsa di cime di rapa, spuma di toma e olio al cipollotto. Poi il Riso in campagna, con composta di prugne, mantecato al burro d’alloro, limone e croste di Parmigiano fermentato, finito con granella di nocciola e acetosella, uno dei migliori risotti assaggiati nel 2025. Cotture perfette e succulenze ben congegnate, nel Tortello sottobosco, ripieno di castagna, funghi e topinambur, mantecato al tartufo, con brodo caldo, ginepro e rosmarino. Inaspettato, ma ben riuscito, Ricordo di un cavolo, con cavolo romanesco, cotto nel latte, laccato con aceto di abete home made e bacche giapponesi, su tartelletta al cavolo “in tre sapori e consistenze” e brodo vegetale.

Dessert pere e zola
E ancora Riso e latte, una preparazione confort, che nasce salata e appartiene alla tradizione locale (si dava ai bambini alla sera), ripensata in dolce, con un igloo di latte e cioccolato aerato, ripieno di spuma di riso e latte, riso soffiato, gelée, sovrastato da una quenelle di gelato alla fava tonka bianco e petali di latte essiccato. Si cena alla carta, oppure scegliendo uno dei tre menù degustazione: Racconto Libero – otto portate a sorpresa, tra stagionalità e racconto. Terra Fuoco Aria Acqua – cinque corse per rivivere il territorio. Voci dall’Orto – sei corse con cui scoprire il raccolto della tenuta. Servizio accurato e sala competente, pronta al racconto, con una cantina densa di proposte interessanti, dove non manca mai il territorio, ben espresso in pairing sempre centrati, con spiegazioni puntuali e dense, grazie al sommelier Luca Guidetti, a Federico Maglietta e allo staff. Tuttavia La Capuccina è anche cantina, grazie a una virtuosa realtà viticola sulle colline adiacenti, della medesima proprietà, dove una vigna immersa nella denominazione Fara, tra le più antiche e piccole Doc dell’Alto Piemonte, fornisce pregevoli produzioni di Nebbiolo e Vespolina, con fermentazioni spontanee, lieviti autoctoni e affinamenti in grandi botti di rovere di Slavonia.

Non mancano mete di interesse nel territorio circostante e vale la pena di prendersi qualche giorno per scoprirle. Visitare questi luoghi è un viaggio nel tempo e nella natura, da vivere in pienezza. A pochi minuti di auto ci sono il Lago Maggiore e il Lago d’Orta, con il sentiero lungolago tra i canneti e la visita al borgo di Orta San Giulio. Affascinanti gli itinerari, che si snodano attraverso il Parco Naturale dei Lagoni di Mercurago e la Riserva delle Baragge, attraverso percorsi guidati per escursionisti, appassionati di biciclette, bici elettriche, mountain bike. Da non perdere il Battistero di San Giovanni a Cureggio e il Santuario della Madonna del Sasso, con vista magnifica sul Lago d’Orta. Gli appassionati di storia e archeologia invece, apprezzeranno le due vie di età romana, rinvenute fortuitamente nel sottosuolo. La più importante di esse, nel Medioevo diventerà la via Francisca, ma è stato scoperto anche un insediamento documentato, che si colloca tra fine II-I a.C. e VI secolo d.C. e si unisce alle sepolture romane rinvenute, alle epigrafi in lingua latina e leponzia, al complesso battesimale della metà del V secolo. I più antichi ritrovamenti riportano alle tribù proto celtiche, immediatamente precedenti ai Romani, che 12 secoli prima di Cristo popolavano queste zone. Il periodo Romano conferirà agli abitanti del novarese, che all’epoca era un distretto importantissimo, una certa libertà d’azione. Non saranno mai conquistati, bastava che pagassero le tasse e fornissero truppe per la conquista della Gallia, una condizione che garantiva agli aristocratici di venire eletti senatori Romani. Le più importanti emergenze archeologiche del patrimonio culturale locale, si possono conoscere e approfondire visitando il TAM, Spazio Multimediale sul Tardo Antico e il Medioevo Novarese, un innovativo museo multimediale allestito all’interno di una torre del XVI secolo a Cureggio nel 2019, a cui si aggiungono il battistero romanico di San Giovanni, che affronta il tema dell’acqua e la sua centralità nei riti religiosi delle diverse culture e il campanile romanico della Chiesa di Santa Maria Assunta, recentemente restaurato. Tra i musei meritano una visita: la Sala Museo Achille Varzi, a Galliate (10 minuti di treno da Novara), dedicato alla vita e alle imprese del famoso pilota iridato dell’Alfa Romeo. Il Museo del Giocattolo, in un raffinato palazzo storico del centro di Novara, con un estesa collezione di giochi d’epoca. Il Museo Ferroviario di Suno (Novara), realizzato nei locali di una vecchia stazione ferroviaria, che conserva plastici, diorami in scala H0, la ricostruzione della cabina di una Locomotiva e di una carrozza, insieme a numerosi rari cimeli e oggettistica ferroviaria di pregio.
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Photo credits: Savour