ALLA SCOPERTA DEL CULATELLO

In tutto quello che fanno Massimo e Luciano Spigaroli, c’è sempre un sentimento inclusivo che guarda all’uomo, alla terra e alle tradizioni e ci riporta alle famiglie patriarcali di un tempo lontano. Sveglie all’alba, notti insonni, progetti rivolti alle persone e alla natura, in una dedizione incondizionata verso il territorio. Tutto ha un senso, tutto è riconducibile a un’idea di memoria che ritorna e rivive nel restauro accurato dell’Antica Corte Pallavicina durato due decenni. Lo stesso luogo dove arrivò la famiglia Spigaroli dopo che il bisnonno aveva lasciato il podere Piantador del Maestro Giuseppe Verdi passando da mezzadro ad affittuario, per guadagnare la giornata con il fertile terreno golenale adiacente al Po, allevando gli animali da cortile, i maiali con cui d’inverno si facevano i salumi, i bachi da seta, le mucche, coltivando gli ortaggi e la frutta, traendo dalla natura circostante il sostentamento per la propria famiglia.

Massimo Spigaroli

Un castello in completa decadenza che Massimo e Luciano hanno acquistato nel 1990 per poi restaurarlo accuratamente e dopo vent’anni inaugurarlo. Un luogo d’inestimabile bellezza che ha significato molto per la loro famiglia e giorno dopo giorno è tornato a vivere, con le suggestive cantine che sono tornate a ospitare centinaia di culatelli, destinati ai consumatori più attenti, ai ristoranti e alle gastronomie di mezzo mondo. Uno stupendo relais che ospita il ristorante stellato, dove scoprire la rinomata cucina gastrofluviale di Massimo Spigaroli. La locanda al piano di sopra con le stanze e le suite dotate di camino e tutti i confort. L’Hosteria del maiale, dove apprezzare senza formalismi la cucina del territorio con i salumi sempre protagonisti. E non distante l’agribottega, con i prodotti dell’azienda agricola di famiglia, le carni, i salumi, i vini, le conserve, gli ortaggi. Ma non solo, ora una sezione del resort è dedicata al Museo del Culatello, un percorso guidato alla scoperta del pregiato salume prodotto ancora artigianalmente come un tempo, che piacque anche a Gabriele D’Annunzio, il quale ne tesserà le lodi in un memorandum. Una delle eccellenze dell’Antica Corte Pallavicina che vale il viaggio ed è conosciuta in tutto il mondo, anche dal Principe Carlo d’Inghilterra, che qualche anno fa invitò Massimo Spigaroli nelle sue tenute, colpito dall’eccezionale qualità di quel salume.

Un Museo fortemente voluto dalla famiglia Spigaroli, che affonda le radici nella più antica tradizione norcina parmigiana e vuole essere un tributo al territorio, attraverso la storia affascinante di un salume unico al mondo, raccontato in un percorso emozionale attraverso tutti gli elementi che concorrono al suo successo. A partire dal territorio, costituito da un’ambiente e da un microclima unici, con i pioppeti, la nebbia e il fiume Po, luoghi dove prolifera il maiale, reso domestico fin dall’antichità, spiegato nelle sue diverse razze autoctone, iniziando con il maiale nero di Parma. Un viaggio che ripercorre i simbolismi legati al maiale di cui, da tempo immemore, non si butta via niente, in una visione etica che apparteneva già ai nostri padri e approfondisce Sant’Antonio Abate, iconico patrono degli animali ritratto accanto a un maialino.

Una sala ripercorre la storia della famiglia Spigaroli, che da mezzadri divennero affittuari, poi traghettatori sulle rive del Po e infine ristoratori, una sezione del museo che descrive la figura del Masalén, il norcino della Bassa depositario dell’arte della lavorazione del maiale, il tutto arricchito da pregevoli strumenti e oggetti antichi. La visita prosegue accedendo ai sotterranei del Palazzo, dove l’olfatto è travolto dagli afrori dei culatelli in stagionatura, immersi nella penombra e nell’umidità e le temperature sono regolate da una primordiale finestrina, che si apre e si chiude a seconda del parere del responsabile delle stagionature, a cui segue una parte che spiega le diverse componenti occorse alla lavorazione del maiale (la carne, il sale, il pepe) descritte compiutamente, ma senza dimenticare gli altri famosi salumi che caratterizzano la Bassa parmense. Si conclude la visita con un’ampia descrizione della genesi e della storia del Culatello, con i testimonial che da sempre ne alimentano la leggenda, essendone stati riconosciuti estimatori, da Giuseppe Verdi a Giovannino Guareschi, prima di concedersi una succulenta degustazione di Culatello, guidata da personale esperto.

Poi c’è la parte esterna. Il Museo si protrae anche in un percorso all’aperto, il Po-Forest, con 12 tappe distribuite su 1,5 km. che esplorano il bosco, la golena del Po e l’azienda agricola con l’allevamento allo stato brado dei maiali di razza Nera di Parma. L’imponete relais in prossimità dell’argine è anche sede di laboratori didattici pensati per diverse fasce di età, con parte teorica, assaggi e degustazioni, e può essere visitato in tutta la sua ampiezza, attraverso 4 percorsi guidati, che passano dall’orto giardino, alla cucina con soffitto a cassettoni e conducono alle sale affrescate del castello dal XIII al XIX Secolo appartenuto ai Marchesi Pallavicino; al “Museo del Culatello e del Masalén”, al Caseificio dove nasce il Parmigiano, al frutteto.

 

 

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