CHAPTER ROMA: PIETROPAOLI E XINGE LIU, “ONE TIME ONLY EVENT”
Chapter Roma, situato nel quartiere ebraico romano, uno dei più antichi al mondo, è un hotel di lusso dall’atmosfera cosmopolita che propone un concept innovativo con uno stile eclettico, ispirato a un design contemporaneo. Al pianoterra dell’hotel si trova il ristorante Campocori, chiamato così in memoria della medievale Chiesa di S. Maria in Campo Cori, oramai inesistente, ma è ispirato ai classici ristoranti italiani della New York anni ’30. Ed è per questo che è un luogo perfetto per vivere un’esperienza gastronomica memorabile, grazie alla cucina d’autore dell’executive chef di Chapter Roma, Alessandro Pietropaoli, affiancato per un one time only event dalla chef cinese Xinge Liu.

Due personalità diverse e complementari, accomunate dalla stessa visione contemporanea della cucina: da un lato la creatività italiana di Pietropaoli, capace di esaltare la materia prima con tecnica ed essenzialità, dall’altro l’energia travolgente di Xin Ge Liu, che porta in tavola una narrazione fatta di richiami orientali, libertà espressiva e audaci contaminazioni culturali. Ogni piatto creato è stato il risultato di uno scambio di visioni, di suggestioni e di sapori: un viaggio che, partendo dalle radici italiane, si è spinto verso l’Oriente, tra contrasti armoniosi, profumi lontani e interpretazioni sorprendenti.

Alessandro Pietropaoli
Xinge Liu, chef e imprenditrice cinese nata nel 1993, è la visionaria fondatrice del brand culinario Il Gusto Dimsum a Firenze. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il premio “Tradizione Futura” di Gambero Rosso e Moët & Chandon, il premio “Cucina del Futuro” di Identità Golose e il premio “Contaminazione” di TheFork. Nata nella provincia di Hebei, in Cina, in una famiglia operaia, Xinge fin da piccola ha mostrato una grande passione per l’arte e la moda. Dopo aver trascorso un anno in Australia a studiare arte, si è trasferita a Firenze per frequentare il corso di fashion design presso Polimoda. Dopo essersi laureata nel 2015, si è iscritta a Le Cordon Bleu, dove ha studiato arti culinarie. Nel 2019 ha lanciato II Gusto Dimsum, che oggi comprende due ristoranti e il brand di cocktail bar Drinx. In soli quattro anni, Xinge è passata da un modesto takeaway di sei posti a vincere numerosi premi prestigiosi.

Fegato d’oca, anguilla cotta 30 ore e mandarino
Alessandro Pietropaoli, di origine abruzzesi, ma laziale di adozione, dopo aver maturato esperienze professionali tra Italia ed estero a fianco di alcuni dei migliori interpreti della cucina internazionale come Vito Mollica, Yoric Tièche e Antonino Cannavacciuolo, oggi è l’executive chef di Chapter Roma. La sua cucina è originale, classica e al tempo stesso moderna, dove non mancano cuore e passione. I suoi piatti nascono tra sfumature orientali, ricordi d’infanzia, prodotti del mercato, i grandi classici francesi e l’immensa ricchezza gastronomica italiana. “La mia cucina si nutre d’incontri, esperienze, tecniche, sapori e ispirazioni dei luoghi che ho conosciuto e che abito,” rivela Pietropaoli. “Senza mai allontanarmi troppo dalle mie origini, mi piace evolvere continuamente. Mi interessa ed appassiona arricchire l’identità italiana del menu in una chiave contemporanea, cosmopolita ed elegante. Anche con una presentazione colorata, utilizzando porcellane pregiate di design e con molti piatti finiti direttamente al tavolo per coinvolgere gli ospiti rendendoli co-protagonisti delle mie alchimie, con piacevoli momenti d’interazione con il personale di sala. La mia filosofia libera da ogni retorica si sposa perfettamente con il carattere smart – rock dell’Hotel Chapter Roma, così al Campocori non sono mai contemplati i tabù, e, ad esempio, è possibile fare la scarpetta o condividere i piatti.”

Spiedini di pollo su lemongrass
Il menù di questa serata particolare si è rivelato un armonioso intreccio tra Oriente e Occidente, due parti opposte del mondo che si incastravano perfettamente tra loro attraverso i sapori, le forme e i colori, ma anche i nomi fantasiosi. Sfidando la consuetudine, l’aperitivo non stato servito a tavolo, ma gli ospiti dovevano avvicinarsi ad un tavolo rotondo, dove tra rami, radici e candele trovavano i piattini pieni di mini prelibatezze: un saporito ma soffice Plum-cake all’aglio nero con burro bruciato e soia allo zenzero e Cracker di pollo e patate che sembrava fatto di pizzo e seta, dello chef Pietropaoli, e l’intrigante Dream of Red Chambers (le praline scarlatte appese qua e là) e dei preziosi Bocconi di bignè al mapo tofu, decorati con le foglie d’oro, di Xinge. Il corso delle pietanze successive è stato un piacevole susseguirsi di sapori e profumi, consistenze e colori, con la grazia e la leggerezza di una danza, intervallata dai calici di svariate etichette Ruffino e dai cocktail in abbinamento. Where I been, What I learned di Xinge – spiedini di pollo su lemongrass – aveva aperto le danze con i profumi esotici, salse stuzzicanti e morbidezza inattesa. Il piatto successivo, Fegato d’oca, anguilla cotta 30 ore e mandarino dello chef Pietropaoli, ha seguito il fil rouge delle note orientali, aggiungendo, però, il sapore deciso e la croccantezza del morso.

Dim Sum taro e lime
Why Not, I Don’t Care, presentato dalla chef Xinge, ovvero, uno saporito spaghetto, avvolto nella salsa densa e accompagnato da uno spiedino di polpo, sembrava, accettasse la sfida, italianizzando la portata, senza far perdere i profumi d’Oriente. Subito dopo un altro piatto di Xinge: Part of Me, Dim sum taro e lime – le graziose sfere color giada ripiene con una farcia delicata quasi indecifrabile, impreziosita con le foglie d’oro. Spiazzante e piacevole il passaggio dai sapori decisi alla sensazione di seta in bocca.

Quaglia alla diavola
Per spezzare l’incantesimo, prima di passare alla Quaglia alla diavola di Pietropaoli, gli ospiti sono stati deliziati da un assaggio di un croccante e profumatissimo pane sfogliato, praticamente un croissant a forma di cono, pieno di burro, deliziosamente francese. Da lì è stato facile apprezzare il sapore forte e determinato della quaglia, che tuttavia contrastava con la tenerezza della carne. Per finire, lo chef italiano ha proposto un delicato dessert Ricotta e barbabietola, una sorta di un rallentamento soft che armonizzava il palato e tutti i sensi. Questa insolita cena è stata così stimolante che a molti ospiti era venuta la curiosità di approfondire le cucine di entrambi gli chef. Prima intraprendendo un viaggio a Firenze per scoprire i locali di Xinge, e, ritornando a Roma, tornare da Alessandro Pietropaoli nel suo ristorante che ricorda i supper club degli anni 30, dove si offriva una cucina raffinata, ma a prezzi accessibili.
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Photo credits: Matilde Minauro