TOSCANA, “RI’TRATTI DI BELLEZZA”

Quando il vento soffia, porta poesia alle orecchie”. E di vento a Monteverdi, nel senese, ce n’è a sufficienza, quanto basta per scrivere i versi di un luogo che ha incantato Michael L. Cioffi. Americano, di Cincinnati, in Ohio, di origini italiane e tedesche, Cioffi – da vero mecenate del Rinascimento – ha salvato un borgo dalla rovina e dalla decadenza, con l’intento di preservare la sua bellezza e la sua storia per le generazioni presenti e future. Monteverdi Tuscany (MonteverdiTuscany.com) è parte integrante di un villaggio, che giace appollaiato su un monte nella magnifica Val d’Orcia, a Castiglioncello del Trinoro, nel comune di Sarteano, a sud di Siena. Comprende una grande residenza trasformata in un lussuoso boutique hotel diffuso, con suite ecologiche tutte diverse e una più esclusiva dell’altra, anche nel prezzo (da 700 a 1.150 € a notte) e tre ville che si possono affittare con famiglia o amici (a 22 mila € a settimana). Accanto, case private abitate dai locali, una chiesa dove si fa teatro, musica; spazi condivisi adibiti a gallerie d’arte, un ristorante, la culinary academy (che tanto piace agli stranieri), un café, un’enoteca e un lounge bar. Tutt’intorno terrazze e vasti prati che fanno da cornice a una piscina a sfioro persa tra gli ulivi e una piccola e accogliente spa, dove si praticano anche trattamenti esotici, come l’hamman, ispirati all’Impero Ottomano.

Un luogo raccontato anche dalla coppia di artisti e fotografi Carlotta e Gianluca che hanno immortalato – di stagione in stagione – momenti ed espressioni raccolti in quelli che loro chiamano ri’tratti di bellezza, libelli fotografici da collezione.

Un luogo aperto a tutti, magari non per tutti. Eppure non c’è prezzo per lasciarsi incantare da un’oasi che trasuda storia, tradizione e sostenibilità. Qui sull’antica via Francigena, passavano i pellegrini diretti verso Roma, in quell’area delle Crete Senesi, caratterizzata da colline argillose – o di creta – che formano ancora oggi un paesaggio dall’aspetto “lunare”. È tra queste colline che si produce il ben noto Brunello di Montalcino, celebrato lo scorso weekend dalla manifestazione Benvenuto Brunello per la presentazione in anteprima assoluta dell’annata 2015. Ed è a questo punto che inizia la storia.

 

“La vita umana è un istante imperfetto”

F. Kafka

Al Monteverdi, nonostante la regola assoluta del rispetto della privacy, si conosce gente, tanta gente. Qui l’80% della clientela proviene dagli Stati Uniti che arriva con un’intenzione ben precisa: bere buon vino, mangiare sano e conoscere persone diverse da sé. Come Francisco e Marina, una coppia di 70enni del Connecticut che, a dispetto dell’età, sprigiona un entusiasmo tale da far impallidire qualsiasi 20enne; o come Laura e Steve e i loro amici, di età e culture diverse, perlopiù texani ma tutti dal piglio urban-cowboy. L’unica nota stonata o, comunque, poco armonica, è che per loro il vino da bere si sceglie in base al punteggio (la lista di Wine Spectator è Bibbia). E il vino italiano si riassumerebbe in tre tipologie: Brunello di Montalcino, Barolo e Amarone.

 

Il sabato del villaggio

Quella del Monteverdi è una curiosa comunità che si arricchisce anche del personale dell’albergo-villaggio, persone cordiali, amichevoli, dai modi mai affettati: da Giancarla Bodoni, la chef italo-americana che insegna piatti e trucchi della cucina Made in Italy ma soprattutto ad amare il cibo e a condividerlo; al 34enne Ivan, il bar manager del Monteverdi, di origini sarde, con esperienze a Melbourne, Londra, Capri, disposto a chiacchierare a qualsiasi ora (santo…); affiancato da Joseph, il 25enne di origini marocchine che, con forte cadenza toscana, non smetterebbe mai di condividere i suoi segreti sulla mixologia. E la sera del sabato, isolati dal resto della civiltà comune, qui si “rischia” di mangiare tutti insieme su un’unica tavolata, serviti da uno stuolo di camerieri capitanati da Claudio, il preparato maître sommelier del “villaggio”. Le danze si aprono con antipasti misti toscani, bistecche alla fiorentina cotte sul fuoco del camino in sala, calici di Brunello delle migliori annate (da segnarsi Casanova di Neri 2013 e 2010). Quel che succede poi è a discrezione di ognuno…

 

Una magnifica annata

Il giorno dopo un salto a Montalcino per Benvenuto Brunello è doveroso. La nuova annata presentata è la 2015. Tra i migliori assaggi: Castello Romitorio – Filo di seta, Mastrojanni – Vigna Loreto, Poggio di sotto, Giodo, Má. A degna conclusione del tour in val d’Orcia, la visita da Francesco Illy, titolare illuminato dell’azienda biodinamica Podere Le Ripi (podereleripi.com).

Fiore all’occhiello, la cantina aurea, un’opera di bio-architettura unica nel suo genere: in quattro anni sono stati posati a mano 750mila mattoni con tecniche costruttive che risalgono all’antica Roma. Lungo il percorso a spirale, botti grandi, tonneau, cisterne in cemento per il Brunello e anfore per la piccola produzione di orange wine ancora in fermentazione. Ed è proprio nel 2015 che qui si è vinificato per la prima volta il Sangiovese, da cui il Brunello appena presentato. Perché dove c’è armonia c’è amore. E dopo cinque anni il risultato è in bottiglia.