L’ARMONIA DELLE “NOVE LUNE”

Ci sono dei posti dove tutto sembra ancora intatto, vibrante nella sua vitalità e al contempo così composto, in armonico equilibrio con tutto il resto. È una percezione che passa dalla calma e dalla tenacia, dal brulicare di vita e da una passione inarrestabile. Tra i filari di Nove Lune, nella riserva naturale bergamasca della Valpredina, si respira tutto questo, nella solidità di un realismo che scaturisce dalla curiosità più vera.

Alessandro Sala, enologo, ha dato vita al sogno di fare vino e l’ha declinato in una ricerca costante, viva e, soprattutto, molto ma molto seria. Il desiderio era quello di fare un vino che non si limitasse al concetto di biologico, ma che andasse ancora oltre, nel solco di una realtà scientifica studiata e in continua scoperta. Nessuna filosofia, nessun ego riflesso nella propria vigna e nei propri vini, nessun finto alibi per vini privi di finezza gusto-olfattiva: Alessandro ha scelto di fare vino, e di farlo buono. Ha scelto di studiare la vigna, in un’applicazione quotidiana e concreta. Per questo, per tutto questo desiderio di fare e di conoscere, Alessandro si è avvicinato al mondo dei vini Piwi. Si tratta di varietà di uve resistenti alle patologie fungine, ottenute a seguito di incroci, studi, prove, vinificazioni, mappature, tentativi ed immensa ricerca, da 150 anni a questa parte.

Si iniziò a riprendere l’ancestrale attività Mendeliana – ossia il meccanismo naturale di incrocio fra le piante che fa esistere la vita fin dalla notte dei tempi – a fronte della minaccia fillosserica di fine 1800, causa della più grande distruzione delle viti europee. Fu allora che gli scienziati andarono a studiare e mappare i genomi delle differenti tipologie di vite, osservandone le risposte fenotipiche e le resistenze alle patologie, apprezzandone o migliorandone il profilo organolettico. Quello che si è ottenuto, ad oggi, sono delle varietà nuove, mai esistite prima, che vantano nel loro albero genealogico progenitori europei, ma anche americani e asiatici. Sono quest’ultime, infatti, le varietà capaci, per natura, di difendersi dagli attacchi patogeni, attraverso meccanismi biologici in continua evoluzione e, per questo, costante oggetto di studio. Sono vitigni che non necessitano di trattamenti o, in caso di annate particolarmente sfavorevoli, di pochissime azioni preventive del tutto innocue per la salute umana. Sono vitigni cangianti a seconda del territorio ma, soprattutto, a seconda della mano del produttore che le mette in bottiglia. Nove Lune può fregiarsi della competenza di Alessandro Sala e di Gabriele Valota, consulente enologo, la cui attenzione va ad accarezzare ogni minimo dettaglio della vinificazione, dalla variazione di mezzo grado per la temperatura delle vasche, fino alla scelta della porosità dell’anfora, passando per la cura millimetrica nella pressatura delle uve e nella scelta dei tempi di macerazione.

Alessandro dedica gran parte del suo terreno e del suo tempo alla ricerca, investendo personalmente per sperimentare, osservare e scoprire. È in continuo studio delle varietà Piwi, allo scopo di delineare nuovi profili e di individuare i più vocati per i suoi terreni. È qualcosa che lui fa per passione, per amore alla vigna e alla scoperta; lo fa perché si diverte, lo fa perché si entusiasma a mettere le mani nel terreno e il naso nel bicchiere. E poi lo fa perché crede fortemente nel potenziale di questi vitigni resistenti, ancora guardati di sbieco e con una certa diffidenza. Ha spopolato, nel mondo del vino, la filosofia di teorie inconsistenti come l’aria, suggestione di chi aveva a cuore, forse, prima di tutto un’immagine. La solidità scientifica dei vitigni Piwi si pone come una risposta concreta a tutto questo e alle problematiche ambientali, ma anche al desiderio di continuare a bere vini buoni e, perché no, nuovi. Spesso si storce il naso difronte alla parola “scienza”, associandola a un’aridità calcolata e fredda. Ma l’invito che si può rivolgere a coloro che sono affetti da questo cinismo, è quello di provare ad osservare la vita, calata nell’unicità anche solo di una specie vegetale e pensare che all’essere umano è concesso il privilegio di cogliere queste sfumature e la responsabilità di guidarle, verso qualcosa di sorprendente che è solo da ammirare.

 

VINO BIANCO “310” 2017 – NOVE LUNE

Solaris 40% – Bronner 30% – Johanniter 30%

Si introduce in punta di piedi, con una finezza composta, delicata, ben lontana dall’irruenza ostentata dagli insicuri. La pesca e i fiori bianchi mostrano i loro contorni appena accennati, su uno sfondo leggermente erbaceo che, poi, si aprirà a tracce idrocarburiche tipicamente da Riesling. La bocca rivela l’anima più intima e vitale di questo bianco sorprendente: la sua sapidità è netta, evidente, finissima, capace di afferrare il palato e, lì, restare per un lungo tempo. La finezza che diventa affermazione decisa.

 

 

VINO FRIZZANTE COL FONDO “HeH” – NOVE LUNE

Solaris 100%

Alessandro lo descrive come “una fotografia della vasca in fermentazione”. Si tratta di un metodo ancestrale che riporta alla vivacità della bollicina nella piacevolezza dell’agrume, dell’ananas e della mela. Promette un’espressione del succo che non delude, in bocca, pur sullo sfondo di una complessità terrosa. La freschezza risulta essere l’immancabile fil rouge del sorso.

 

ORANGE WINE “RUKH” – NOVE LUNE

Bronner 50% – Johanniter 50%

Macerazione, fermentazione e affinamento in anfora. Questo è Rukh, un vino che fa dei suoi tratti ossimorici quello che ha tutta l’aria di tendere all’armonia. Più dell’equilibrio, più delle sensazioni bilanciate: il profilo di questo vino sembra agitarsi nelle vive espressioni del frutto a polpa gialla, del miele, quasi dell’uva passa, e poi della traccia più acre della vinaccia, della terra, del fungo. Dinamico e verticale, in bocca, tanto da essere coinvolgente eppure austero. Difficile non lasciarsi ammaliare dai quei tratti rudi che parlano di una finezza già in atto.

 

 

VINO PASSITO “THEIA” – NOVE LUNE

Helios 40% – Solaris 40% – Bronner 20%

Un passito che non sembra un passito. O meglio, un passito che eleva la concezione di vino dolce a quella di un vino zuccherino ricco di spunti freschi, che lo rendono completo. Albicocca, agrumi e scorze d’arancia candite dipingono a colori caldi il quadro olfattivo. Il palato è sempre, nettamente fresco. Non abdica alla cremosità avvolgente di un passito e neppure al suo corpo solido, ma scolpisce le movenze sinuose del sorso con il drittissimo intreccio fresco-sapido.

 

nove-lune.com

 

Cover: Alessandro Sala