MICHELE TESSARI E LA MEMORIA DEL VINO

La casa colonica di Ca’ Rugate a Monteforte d’Alpone è ancora il fulcro della famiglia Tessari. Tra le sue mura la dinastia veneta ha vissuto fino agli anni cinquanta e oggi che l’edificio è diventato museo, attraverso oggetti, attrezzi, strumenti e documenti del vino si rivivono in un percorso emozionale cento anni di viticoltura.

“E’ il luogo dove sono nati il mio bisnonno, mio nonno, mio padre e rappresenta un simbolo per noi”, racconta Michele Tessari “qualcosa di molto profondo che lega l’azienda alla famiglia e ho avuto il privilegio di ricevere insieme alla passione per il vino e per il lavoro”. Le tradizioni secolari dei Tessari vanno indietro al bisnonno di Michele che aveva iniziato producendo e vendendo vino sfuso, prima di rimanere ucciso dalla Spagnola il giorno dell’Armistizio del 1918. Suo figlio Fulvio, nonno di Michele, dopo la guerra ha continuato con perseveranza a guidare l’azienda e in qualche modo è ancora presente, nel 2015 sono stati festeggiati i suoi 100 anni in un grande evento. A fine anni settanta il testimone è passato ad Amedeo, padre di Michele che ha saputo guardare avanti e negli anni ’80 far giungere le prime bottiglie all’estero, fino al 2002 quando dopo gli studi universitari di Enologia a Udine, è toccato a Michele Tessari entrare in azienda.

“Mio padre mi ha lasciato fare e ha saputo stimolare in me la voglia di trovare il mio posto in azienda, mi ha consentito subito di avere un ruolo da protagonista, è una sua caratteristica e forse lo è anche della nostra famiglia, cercare continuamente il confronto non solo tra di noi. Sono una persona curiosa, che ama sperimentare e fin da subito ho cercato di condividere le scelte anche con persone non prettamente di famiglia, che a distanza di anni sono ancora con noi a Ca’ Rugate, come l’enologo Beppe Caviola o l’agronomo Gianpiero Romana, con cui ho condiviso un percorso importante”.

Nei primi anni Michele si è dedicato a creare una struttura, guidando il passaggio da azienda familiare dove tutti fanno tutto, ad azienda dove ci sono competenze, responsabilità, mansioni e c’è una gestione organica. “C’è sempre piaciuto dare valore alla tradizione, mantenendo vive le nostre radici, per questo motivo nel 2008 ho creato nella casa della nostra famiglia un museo di interesse regionale che racconta cosa c’è dietro a una bottiglia di vino. Ca’ Rugate è vino, ma anche storia, cultura, tradizione e ho cercato di dare valore ai vini che hanno fatto la storia del nostro territorio, come il Vin Santo di Brognoligo, la frazione di Monteforte d’Alpone dove si trova la nostra azienda, un vino dolce che si produce solo nelle annate migliori, rimane sette anni in botte e ha debuttato nel 2001, una sorta di upgrade del Recioto di Soave, solo 300 bottiglie per una perla enologica unica, che riporta alla tradizione antica di fare il vino dolce maderizzato, che si celebra ogni anno in una sagra paesana dove i contadini portano in gara i loro migliori vini. Poi è nato il Bucciato, un antesignano del Soave classico, prodotto in sole 2000 bottiglie. Un vino bianco di uva Garganega fermentato qualche giorno sulle bucce e affinato in botti di ceramica, secondo un antico procedimento in voga fino a qualche anno fa, quando non c’erano le diraspatrici”. Tirature limitate che s’ispirano alla tradizione e sono un tributo alla storia, realizzate dopo attente ricerche dall’artigianalità di Ca’ Rugate, solchi già tracciati che cercano di porsi nuovi orizzonti e sono animati dalla volontà di dare una lettura ecosostenibile, un’altra sfida colta da Cà Rugate, un’azienda certificata biologica che pone tra le sue priorità quella di lasciare il mondo un po’ migliore di come lo ha ricevuto.

“Da sempre passo i sabati e le domeniche al lavoro, fino a quando mia moglie e mio figlio me lo consentono” prosegue Michele Tessari “la ricerca della perfezione, con questi vini, con questa azienda biologica rinnovata completamente ti crea energia e io mi considero fortunato perché mi diverto lavorando. Abbiamo la fortuna di essere nati con il Soave Classico, quello di collina e disponiamo di un patrimonio di 45 ettari in conduzione, la nostra azienda agricola è forse quella che ha una maggiore estensione vitata di Soave, poi abbiamo 40 ettari in Valpolicella e 5 ettari nel Lessino Durello la Doc più piccola della regione Veneto, una scommessa recente che ci vede protagonisti con un metodo classico a 600 mt. di altitudine. Oggi Ca’ Rugate ha un blasone mediatico percepito importante e solide radici dal punto di vista viticolo, frutto di investimenti fatti in questi anni acquistando le migliori vigne. Vent’anni nei quali abbiamo quasi quadruplicato l’estensione vitata e credo che se si parte da lì si ha un baricentro, l’avere vigne di proprietà cambia la prospettiva, da 25 ettari iniziali siamo oggi a 90 ettari totali e disponiamo di una tavolozza completa del territorio”.

Una gestione che impegna molto, ma mentre l’estensione vitata aumentava, l’azienda ha saputo strutturarsi di conseguenza, dando organicità, creando un team di collaboratori forte: “io posso orientare le vele ma serve che il vento soffi, il vento sono i collaboratori e fanno si che le vele gonfie spostino la nave, alcuni sono con me da vent’anni, ho investito su di loro, siamo cresciuti insieme, è stato fondamentale per me credere nei primi collaboratori, grazie a loro l’azienda è diventata ciò che è”. Il punto focale intorno a cui ruota tutto è il museo, che si dipana sui trecento metri interni ed esterni della vecchia casa di Ca’ Rugate, ricostruita nei minimi dettagli, per rivivere l’atmosfera e i ritmi di cento anni fa, con la parte abitativa, ma anche quella produttiva, con la cantina e le botti, che una volta erano tutt’uno con la casa, oltre centocinquanta tra strumenti e attrezzature con specificità enologica, filtri, pompe, damigiane, congegni per la determinazione dell’alcool, sistemi per l’appassimento, grandi botti intarsiate e un torchio monumentale di inizio Novecento appartenuto al bisnonno, spazi densi di storia che oggi sono fruibili agli oltre diecimila visitatori che arrivano ogni anno. “La nuova sfida iniziata nel 2019, è l’essere stati accreditati dalla Regione Veneto, come Fattoria didattica. Accogliamo i bambini e i ragazzi con percorsi dedicati e una didattica mirata che coinvolge i piccoli visitatori nelle diverse fasi, dalla campagna e alla pigiatura in poi, per un’esperienza diversa e autentica”.

La bottiglia più vecchia è del 1954 e apparteneva a nonno Fulvio, l’archivio museale da valore al senso della profondità di una tradizione enoica antica, con bottiglie che hanno più di 20 o 40 anni. Oltre 10.000 bottiglie di vecchie annate riposano nel caveau e vengono periodicamente proposte in degustazione nel wine shop. Un giacimento che rappresenta il tesoro della famiglia Tessari, messo a disposizione di giornalisti, enotecari ed eno appassionati, un tributo al valore della memoria. “Credo che il futuro del mondo del vino, passi anche attraverso i social e la comunicazione, un passaggio chiave che consente di far conoscere ciò che facciamo, ma è anche importante fare sinergia con i produttori colleghi delle altre regioni d’Italia, voci amiche che hanno stima di te, la vera forza del made in Italy è fare squadra. L’accoglienza è fondamentale, abbiamo da poco riorganizzato il wine shop che è aperto anche il sabato e la domenica e proponiamo percorsi dedicati sul territorio di Montecchia di Crosara e Monteforte d’Alpone, vengono per conoscere i nostri vini e per capire perché qua sono così buoni, gli facciamo visitare il territorio, la cantina, assaggiano le vecchie annate, hanno bevuto i nostri vini a migliaia di chilometri di distanza e vogliono venire a conoscerci”. Ca’ Rugate, che a difesa del vigneto, a partire dal 2000, ha abbandonato i fertilizzanti chimici, sostituendoli con ammendanti organici compostati, fertilizzanti organo-minerali di origine vegetale e prodotti consentiti in agricoltura biologica, è presente in 45 paesi del mondo con metà del fatturato fatto all’estero e si rivolge prevalentemente al canale Horeca, fornendo hotel ristoranti, enoteche. “Se guardo al futuro penso a Ca’ Rugate come a un’azienda che non scenderà a compromessi con la qualità e continuerà a produrre vini buoni, insieme a prodotti complementari della campagna come miele, olio, grappa, mostarda d’uva, ma la vedo anche fortemente impegnata nel sociale. Stiamo perfezionando un progetto che ci coinvolgerà nel miglioramento dell’approccio sociale, che vogliamo più inclusivo, con l’intento di dare valore alle persone che hanno emozioni e sensibilità diverse dalle nostre, a questo proposito abbiamo intrapreso il percorso per diventare Fattoria Sociale entro la fine del 2021, vorremmo creare nel territorio di Monteforte, all’interno dei nostri giardini vitati, un’ambiente favorevole, un parco didattico con sentieri, stagno acquatico, animali, perché queste persone riscoprano emozioni che li possano rendere più intraprendenti e a loro volta inclusivi”.

La conversione al biologico ha impegnato profondamente Michele Tessari e il suo team, che ha rivisto tutte le fasi alla luce dei canoni espressi dal regolamento comunitario e sul fronte dell’ecosostenibilità ha puntato sull’impiego di materiali ampiamente sostenibili, a partire dalle bottiglie con peso/vetro sempre più leggero, alle confezioni a incastro anti effrazione, che non prevedono l’uso di colla e nastro adesivo, fino alla gestione delle acque che provengono dai pozzi artesiani della tenuta. “Essere viticoltori vuol dire essere custodi di un territorio, è un motivo d’orgoglio custodire qualcosa di bello e stimola la creatività, cominci con la barbatella e arrivi al bicchiere che può essere Zalto o Riedel, scegliendo quello più adatto perché il tuo vino possa performare bene, performare meglio. E’ uno dei lavori più belli del mondo, quando lo fai per passione, sono felice di avere fatto questa scelta e ringrazio chi mi ha permesso di farlo, ringrazio le persone che mi hanno lasciato fare (mio nonno, mio padre), in piena libertà lasciando spazio al dialogo, tante aziende non crescono perché non sono aperte al confronto, a Ca’ Rugate chi ha l’idea più bella la porta innanzi”.

Tra le etichette speciali dell’azienda storica di Soave, non si può non menzionare il Vino Studio, un progetto che nasce nel 2008 come primo millesimo e vede protagonista principale il Trebbiano di Soave, vitigno che insieme alla Garganega ha fatto la storia del Soave Classico. Tessari ha voluto riscoprirlo e valorizzarlo creando questo vino che ha il 60% di Trebbiano e il 40% di Garganega, non è Doc, esce come Igt e nasce in un vigneto molto ripido, di giacitura diversa rispetto agli altri, è un ritocchino non una pergola: “crediamo che studiare significhi esplorare nuovi limiti, scoprire e crescere, applicando la nostra filosofia a questo vitigno che è il trebbiano di Soave, abbiamo puntato su un vino che se la gioca con i maggiori vini bianchi nazionali e internazionali senza guardare che sia una Doc, facendo della longevità il suo tratto distintivo, ci sono bottiglie che hanno più di dodici anni e mantengono l’eleganza della Garganega e il muscolo del Trebbiano rendono il vino immortale”. Poi c’è il Vino Laboratorio, che non esiste in commercio: “quando noi enologi facciamo un vino, facciamo delle prove, le nostre prove vengono messe in bottiglia con lo studio di studio contrassegnato dal simbolo, una doppia ballerina, che identifica chi si è preparato studiando una vita e simboleggia la perfezione. Solo 300 bottiglie, il backstage, la prova, l’abito sartoriale indossato dal modello prima di essere prodotto, sono vendute a grandi estimatori, è il vino laboratorio di Ca’ Rugate. Ogni bottiglia è un mondo a sé ed è diversa dalle altre, c’è una lettura unica, un’emozione intensa e non c’è ripetibilità”.

Tra i vini maggiormente espressivi dell’azienda veneta, l’Amedeo Lessini Durello riserva 2012: “Amedeo è il nome del mio bisnonno, di mio padre e di mio figlio, un’etichetta dedicata da un figlio a un padre e da un padre a un figlio, dove il millesimo 2012 è l’anno di nascita di mio figlio”. Ma quali sono i vini non prodotti da lei che ama maggiormente, e meglio rappresentano l’enologia del Belpaese? “Due bottiglie italiane, un bianco e un rosso: Vietti Barolo riserva Villero 2001, un vino che porto nel cuore di cui ho assaggiato anche la versione magnum, un’azienda del Barolo che ha fatto la storia in Italia e nel mondo, con questa riserva sono riusciti a raccontare come il Nebbiolo possa raggiungere una perfezione di eleganza gustativa incommensurabile. Parlando di vino bianco, vado deciso e dico Verdicchio Umani Ronchi Vecchie vigne, un vino del nuovo millennio, uno dei Verdicchio più buoni che ho mai assaggiato”.

 

 

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