SOHAIL KARMANI. THE SPIRIT OF SAHIWAL

Sohail Karmani è professore ordinario presso la New York University di Abu Dhabi, dove attualmente tiene il corso Power and Ethics in Photography. È nato a Londra da genitori pakistani; appassionato di fotografia, nel 2010 si reca a Sahiwal, città paterna, per un viaggio fotografico. Si potrebbe chiamarlo reportage, certo, con lo scopo di immortalare colori, vibrazioni, usi e costumi.
Ma non bisogna tralasciare il fatto che queste sfumature siano state da sempre nella vita dell’artista: quel ricordo di cui si sente parlare, quel quadro sul comodino, quella tradizione che si tramanda senza sapere bene perché. Così, dopo i quarant’anni Karmani decide di approfondire quelle che sono le sue origini, ascoltando il sangue per scoprirsi dentro.

The Spirit of Sahiwal, pagina 42 e 43 © Sohail Karmani.

Lo sguardo dell’artista è vergine, esattamente come quello di chi osserva queste fotografie per la prima volta. Tutto è nuovo, per entrambe. Un po’ come una Polaroid che lentamente si sviluppa, in cui le linee piano piano si fanno più nette. E arrivano i colori dei tessuti, così intensi e vibranti che sembrano a portata di mano, arrivano gli occhi delle persone, penetranti nell’anima come coltelli affilati, e arriva soprattutto la vita nel suo quotidiano.
Lo sguardo dell’osservatore ( e del fotografo) si fa timido, discreto, come a chiedere il permesso di condividere un momento privato: il rituale del tè, il chiacchiericcio per la strada, il giornale da sfogliare.

The Spirit of Sahiwal, pagina 109 © Sohail Karmani.

Prima di conoscere il lavoro del fotografo Sohail Karmani, Sahiwal era per me una città invisibile, molto simile a una di quelle di cui racconta Calvino. Una città immaginaria, con un nome di donna forse, eppure senza una forma, come ritagliata fuori dal tempo e dallo spazio, collocata in una zona metafisica che tuttavia doveva necessariamente prevedere anche tempo e spazio. Da qualche parte in quel troppo generico Oriente, miscellanea di culture, etnie, usi e costumi, riti e rituali di cui perfino l’eco era vaga, avvolta in una specie di nebulosa dai contorni non meglio definiti, e più per fede che per reale convinzione, doveva esserci anche una città invisibile di nome Sahiwal“. Così descrive il lavoro dell’artista la curatrice dell’opera edita da Skira, Francesca Interlenghi. E prosegue: “Incerta e astratta, fatta di tutto e di niente – di porti e fiumi e catene montuose e piazze come si deve al migliore degli involucri illusori – è diventata improvvisamente reale il giorno in cui dentro vi ho scovato gli occhi di una bambina. Sbucavano timidi e scuri da dietro una tenda e nell’affacciarsi alla vita mi hanno sempre dato l’impressione di essere più forti della vita stessa. Non ho mai più dimenticato quello sguardo che avevo definito, da qualche parte in qualche appunto scritto di getto, una piccola magia: la magia di un movimento così vitale che pareva trascendere l’immobilità apparente del soggetto”.

The Spirit of Sahiwal, pagina 80 © Sohail Karmani.

C’è l’umanità, soprattutto, in queste immagini. Quella stropicciata dalla vita, quella dignitosa che traspare dallo sguardo fiero, quella pulsante che rimane addosso, quella dei sopravvissuti. Niente stereotipi, niente immagini patinate o costruite. Tutto è sincero, reale, tangibile.
E pagina dopo pagina, ci si rende conto che più che un reportage è un diario estremamente personale in cui è l’autore stesso a donarsi a noi.

THE SPIRIT OF SAHIWAL

SOHAIL KARMANI

a cura di Francesca Interlenghi

Edizione: bilingue (italiano-inglese)
Anno: 2019
Pagine: 156 pagine (142 colori)

 

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