HOTEL HASSLER: IL NUOVO IMÀGO DI ANDREA ANTONINI E DELLA FAMIGLIA WIRTH
La primavera 2026 accoglie il ristorante Imàgo dell’Hotel Hassler a Roma in una veste profondamente rinnovata. Un intervento di ristrutturazione radicale, nato dalla volontà della famiglia Wirth, rappresentata oggi da Verushka e Roberto Jr. e dello chef Andrea Antonini di proiettare Imàgo nel futuro dell’alta cucina romana, mantenendo la memoria storica del luogo, rielaborata in un linguaggio contemporaneo.

Un progetto curato dall’Arch. Marini Leandri, con l’idea cardine di portare chef e brigata al centro dell’esperienza, rendendo la cucina parte integrante della sala ed elevando il gesto culinario a elemento scenografico. Un periodo non casuale, che cade vent’anni dopo l’intervento del 2006 e che vuole oggi disegnare una nuova traccia, che preservi l’eccellenza su cui Roberto E. Wirth ha fondato la leggenda dell’Hassler Roma e dell’Imàgo, dando continuità con Verushka e Roberto Jr., nuova generazione che guida con orgoglio l’eredità ricevuta.
La memoria

Andrea Antonini
Imàgo è una realtà gastronomica caleidoscopica, in una molteplicità di elementi e sfaccettature che ne determinano unicità e peculiarità. Andrea Antonini e la sua identità culinaria, ancorata al territorio e alle sue origini, pur coerente con una struttura internazionale. Una vista straordinaria su Roma. Una sala scandita da ritmi perfetti e da quell’accoglienza empatica, che danza lontano da rigidità e formalismi. E il fattore architettonico e di design, che diviene il contenitore pulsante dell’esperienza, esso stesso artefice di una memorabilità a cui concorre ogni singolo dettaglio.

Il ristorante è posto al sesto piano dell’Hotel Hassler, simbolo di una Roma che ha fatto dell’ospitalità il suo fiore all’occhiello. “La nostra storia è quella di una famiglia che da oltre un secolo perpetra l’arte dell’ospitalità con rispetto e dedizione, nel perimetro di una struttura che incarna un lusso sincero e garbato. La memoria è il metro attraverso cui misuriamo il desiderio di evolvere, costruendo il nuovo su un patrimonio che costituisce le fondamenta per reggere ogni futuro. Il ripensamento concettuale e concreto degli ambienti nasce con l’intento di creare una cornice contemporanea ad un vissuto che ha radici profonde” dichiarano Verushka e Roberto Jr. Wirth. Una storia che si esprime in gesti e sentimenti, restando fedele a un impianto valoriale solido e impresso nel Dna. Di qui un design rinnovato e contemporaneo, a proprio agio nel dialogo con il passato, non come nostalgico ricordo ma come patrimonio da preservare e bacino da cui attingere.
Concept spaziale

Nel perimetro dell’imponente restyling architettonico di sala e cucina, il cambiamento si palesa radicale sin dall’ingresso. L’accesso alla bellezza di una delle viste più suggestive di Roma, viene oggi concesso attraverso un percorso guidato, che accompagna per mano l’avventore a scoprire per gradi il dipinto naturale che si palesa attraverso le grandi vetrate. Non più un impatto immediato, ma un “viaggio” che genera attesa e meraviglia, in una sorta di teatralità progressiva.
“Nonostante la trasformazione profonda degli ambienti, nel progetto abbiamo scelto di preservare alcuni elementi architettonici identitari dal 2006 ad oggi, tra cui le quattro colonne portanti e alcuni particolari in pietra serena. In coerenza con la volontà primaria di non cancellare la memoria ma di valorizzarla e farla evolvere nel futuro” dichiara l’Arch. Marini Leandri. Gli interni si definiscono e declinano attraverso materiali di pregio, che proiettano l’identità romana in chiave attuale, in una palette materica fortemente identitaria. Il Travertino, materiale caldo, naturale e legato a doppio filo con Roma, reinterpretato con linguaggio contemporaneo a disegnare pavimenti, base pandora, arredi e volumi monolitici. Il Marmo Grigio Imperiale, per le pareti e per definire le nuove zone funzionali. E il Dekton, un materiale altamente performante, impiegato per i piani cucina e sala, resistente e coerente con l’idea di efficienza e durabilità. Tutto nell’ottica di creare una “pelle omogenea”, che generi un senso di continuità. Nessuna maniglia visibile, volumi puliti, essenzialità formale. Con la pietra che diventa materia narrativa dell’intero progetto.
Estetica e funzionalità

Andrea Antonini e Riccardo Romolo
Una preziosa coralità e collaborazione tra le parti ha permesso di dare un respiro compiuto a questo intervento di ristrutturazione, che coniuga estetica e funzionalità in modo impeccabile. Il progetto funzionale è stato sviluppato dallo Chef insieme a DeManincor, storica azienda italiana specializzata nella realizzazione di cucine professionali. “Ho studiato in modo minuzioso i movimenti della brigata, analizzando ogni singolo spostamento in cucina in un’ottica di efficienza e riduzione degli sprechi. Un modello qui applicato all’alta cucina contemporanea, in cui ogni postazione è pensata e realizzata al fine di massimizzare la fluidità operativa” racconta Andrea Antonini.

Costante il confronto, alla ricerca di un equilibrio tra esigenza operativa e visione stilistica. Lo Chef ha studiato in modo approfondito i flussi e le necessità della brigata, con l’obiettivo di ottimizzare il lavoro. L’Architetto ha tradotto queste esigenze in un linguaggio architettonico coerente, introducendo accorgimenti estetici e materici in grado di integrare tecnica e bellezza in un’unica visione. In questo nuovo disegno il Pass diventa elemento simbolico di questo dialogo, contribuendo alla percezione di un ambiente unitario, dove funzione e scenografia coesistono. Pur articolato in tre ambiti distinti (cucina, area di impiattamento/finitura e sala), lo spazio è concepito come un ambiente unitario e continuativo. Le diverse “zone” sono definite attraverso quinte architettoniche, variazioni materiche e soluzioni compositive, senza ricorrere a separazioni fisiche rigide, così da restituire una percezione spaziale fluida e integrata.
Lo Chef è collocato in un “limbo scenico” tra cucina e sala, dove avviene la fase di finitura estetica dei piatti, punto di osservazione privilegiato del gesto culinario. A ridosso di quest’area, in continuità laterale con il Pass di cui rappresenta un naturale prolungamento, si sviluppano le quattro sedute dello chef’s table. Una posizione che consente, frontalmente, di seguire da vicino il lavoro dello Chef grazie all’affaccio diretto sul Pass, mentre lateralmente apre lo sguardo sulla città, valorizzata anche dalla posizione leggermente rialzata delle sedute. L’esperienza qui si fa partecipazione silenziosa ma immersiva. Tra ritualità gastronomica e architettura, l’elemento materico diventa linguaggio, mentre il progetto illuminotecnico contribuisce a cucire lo spazio: la luce non solo valorizza i gesti, ma diventa strumento di continuità e unificazione percettiva. Una visione che oggi regala al ristorante Imàgo una nuova pelle in cui potersi esprimere in totale libertà creativa, tra forme innovative e ritrovate certezze, nella definizione di una storia che continua a scriversi attraverso moderne penne che attingono ad inchiostri ricchi di vissuto.
Error 15

Andrea Antonini
Dopo la falena, simbolo di rinnovamento ed evoluzione, per Imàgo si apre quindi un nuovo capitolo: uno spazio completamente ripensato nello stile e nella visione, che segna un ulteriore passo nel suo percorso di eccellenza. In questo luogo nuovo il 14 aprile ha debuttato Error 15, un percorso che celebra la rinascita attraverso un concerto sensoriale di sapori, profumi e consistenze. Da alcuni anni Andrea Antonini ha scelto di allontanarsi dal tradizionale concetto di portata, costruendo l’esperienza gastronomica di Imàgo come un racconto teatrale scandito in atti. Quattro, come le colonne storiche presenti in sala: un modo nuovo di abitare il tempo a tavola, più fluido, più naturale. Il motto è “post fata resurgo”, l’antico simbolo della fenice che rinasce dalle proprie ceneri: una dichiarazione poetica che indaga il valore dell’errore come elemento indispensabile della creazione. Distruggere e ricostruire, ancora e ancora, per evolvere.
“Error 15 nasce da una riflessione molto semplice: in cucina l’errore non è mai davvero un fallimento, ma spesso l’inizio di qualcosa di nuovo. È nel momento in cui un equilibrio si rompe che si aprono possibilità inattese. Questo menù racconta proprio quel processo di distruzione e ricostruzione continua che accompagna ogni gesto creativo. Imàgo è un luogo che negli anni mi ha insegnato a dubitare, a rimettere in discussione ogni certezza e a cercare sempre un passo in più. Con questo percorso celebriamo vent’anni di storia guardando avanti, con la stessa curiosità del primo giorno” spiega Chef Andrea Antonini.
Ad aprire il viaggio, prima ancora dell’Atto I, è Pizza prosciutto e fichi, una focaccina tonda di farina 00 cotta su piastra calda e velata d’olio, croccante all’esterno e soffice all’interno. Viene servita con una purea ricavata dal cuore dei fichi freschi, arricchita, in stagione, da pezzi di frutto, e due fette di prosciutto crudo toscano dell’allevamento Patrone, da maiali di Cinta Senese stagionati 24 mesi. Due gocce di olio all’aglio ne amplificano l’aromaticità. Da gustare rigorosamente con le mani.

Fagiolini alla romana
Il primo atto è un’esplosione di freschezza che risveglia il palato e introduce gradualmente alla profondità del percorso. I vegetali raccontano una terra che rinasce con naturalezza: datterini verdi con basilico e vaniglia, cetrioli con panna acida e caviale, zucchine. Tra i piatti simbolo emerge Fagiolini alla romana, elegante reinterpretazione di un classico capitolino. I fagiolini, più dolci e delicati rispetto ai tradizionali fagioli corallo, vengono bolliti e poi arrostiti fino a sfiorare la tostatura. Successivamente riposano in un fascio compatto che, una volta porzionato, viene scottato nuovamente e servito con un dressing di olio, aglio, origano e aceto. A completare il piatto una salsa di datterini rossi che unisce la dolcezza del pomodoro fresco alla profondità aromatica del pomodoro arrostito. La proteina animale entra in scena con Tonno, riso e ciliegie, piatto avvolgente dalle suggestioni asiatiche, seguito da Animella e sambuco, un antipasto elegante e floreale che chiude la prima parte del percorso con una struttura più persistente.

Spaghetto, peperone, limone e senape
Dopo l’intermezzo di pane e burro, cifra stilistica della cucina di Imàgo che unisce gastronomia e ricerca sperimentale, si entra nell’Atto II, dove il protagonista è il carboidrato. In Pasta, pomodoro giallo, genziana e anice i datterini gialli incontrano le note aromatiche delle polveri di anice e genziana, creando un equilibrio raffinato tra dolcezza e amaro. Spaghetto, peperone, limone e senape è invece un piatto intenso e vibrante: lo spaghetto cuoce in un estratto di peperoni arrostiti e viene completato con una riduzione di peperoni, salsa agrodolce, fondo di pollo e polvere di limone nero. A definire il morso intervengono pimentón affumicato, santoreggia e grani di senape idratati con succo di rafano.

Maiale, arachidi e lime
Nel penultimo atto le preparazioni si fanno più profonde e avvolgenti. Merluzzo, prugne e dragoncello nasce dal desiderio di lavorare un pesce saporito costruendo attorno ad esso un caleidoscopio di contrasti: la dolcezza della prugna macerata incontra la freschezza del dragoncello, dando vita a un piatto morbido ed elegante. Di segno diverso Maiale, arachidi e lime, che si ispira ai sapori della Thailandia. La carne viene marinata con arachidi, lime arrostiti, pepe nero e coriandolo, poi cotta nel burro e rifinita sulla brace. La grassezza della carne trova equilibrio nell’acidità del lime e nella profondità di un fondo di maiale arricchito con arachidi tostate, zenzero e aceto di mele.
Il finale non segue i canoni tradizionali della pasticceria: Pesche, mandorle e zabaione e Flan di albicocca al timo proseguono idealmente il percorso salato in una transizione quasi impalpabile. Le tecniche appartengono al mondo pastry, ma i sapori restano vivi e vibranti: acidità, freschezza e zuccheri naturali della frutta diventano protagonisti, in un equilibrio che privilegia leggerezza e precisione aromatica.
Gli ospiti più affezionati potranno ritrovare alcune delle creazioni iconiche degli anni precedenti nel menù Classic, una selezione che attraversa le stagioni di Imàgo e include piatti signature come Scampo al pepe verde, Calamaro alla milanese e il più recente Astice e mais, fino ai dessert ormai simbolo della casa, Pesche, mandorle e zabaione e Pineta.
imagorestaurant.it
Phot credits Imàgo What The Fox
Photo credits piatti Alberto Blasetti