PRATO NEVOSO: GOVERNANCE E PROGETTUALITÀ PORTANO GLI CHEF STELLATI IN ALTA QUOTA
Si comincia a tavola, in quota. Con i piatti di Enrico Marmo, chef ligure chiamato ad aprire la stagione sciistica-gourmet di Prato Nevoso: carciofi e gamberi, fritto di acciuga all’aglio, fave, fino ai dessert costruiti sul dialogo tra amaro e grasso, come il cioccolato con olive e olio o il mascarpone con pompelmo, olive e basilico, senza dimenticare il pandolce con olive candite, pinoli e limone. Una cucina identitaria e precisa, che racconta il territorio prima ancora di scendere in pista.
Siamo a Prato Nevoso, in una parte del Piemonte che contempla montagne e che, a manciate di chilometri, vede i confini dell’Alta Langa, il metodo classico della regione con il disciplinare più rigido della storia delle bollicine (ad oggi).
Insomma, il nome della destinazione turistica nonché unica stazione sciistica in mano a privati in Italia appare come “un nome e un programma”. Ma per davvero, giacché c’è la Tv di Sky come resident per raccontare il calciomercato assieme a un programma fitto di cene a cura di chef stellati, da Carlo Cracco a Fabrizio Mellino, da Ana Roš a Davide Di Fabio, a conferma di un progetto che intreccia sport, alta cucina e intrattenimento. Ma come si è arrivati ad avere una capacità così attrattiva, ma anche di governance? Al centro di tutto ci sono organizzazione, visione e una scelta politica precisa: credere in un territorio e accompagnarne lo sviluppo nel lungo periodo. Prato Nevoso è oggi il risultato di una strategia che ha saputo coniugare investimenti pubblici e privati, gestione imprenditoriale e capacità di rinnovarsi, fino a diventare uno dei casi più solidi del turismo montano piemontese. I numeri della stagione 2025/2026 parlano chiaro: dall’apertura del 23 novembre 2025 all’11 gennaio 2026 si contano 1.180.228 passaggi sugli impianti e 106.427 primi ingressi, con una crescita del 40% dello sci notturno e un raddoppio dei pernottamenti nel solo mese di gennaio. Un andamento che si inserisce in un quadro provinciale altrettanto dinamico, con la provincia di Cuneo che nel 2024 ha fatto registrare un +25% di presenze turistiche rispetto all’anno precedente.
Il successo attuale affonda però le radici nella storia della località. Nata all’inizio degli anni Sessanta grazie all’intuizione di un gruppo di imprenditori liguri, tra cui Giacomo Dodero, Prato Nevoso rappresenta uno degli esempi più significativi di sviluppo turistico alpino del secondo dopoguerra. L’idea era quella di trasformare un’area di alpeggi, tra il Malanotte e il Prel, in una stazione moderna, accessibile e organizzata secondo i modelli europei emergenti. La vicinanza alla Liguria e alle grandi aree urbane di Genova, Savona e Torino favorì fin da subito un forte afflusso di visitatori, mentre il costo contenuto degli appartamenti incentivò l’acquisto di seconde case, innescando una rapida crescita edilizia e infrastrutturale. Come molte località sciistiche italiane, anche Prato Nevoso ha attraversato fasi alterne, tra espansione, rallentamenti e criticità legate ai cambiamenti climatici e alla concorrenza di altre destinazioni alpine.
La svolta è arrivata negli ultimi decenni, con una fase di rilancio basata su una gestione più strutturata e su investimenti mirati: dal rinnovamento degli impianti al potenziamento dell’innevamento programmato, fino alla diversificazione dell’offerta. Oggi il comprensorio, inserito nel Mondolè Ski, conta 130 km di piste – 97 dedicate allo sci alpino – e 34 impianti di risalita, ed è apprezzato per il suo carattere familiare, la qualità dei servizi e l’attenzione all’esperienza complessiva del visitatore. Anche le condizioni naturali giocano la loro parte: l’esposizione nord-ovest favorisce la conservazione del manto nevoso, con accumuli che in quota possono raggiungere i tre metri, garantendo stagioni generalmente lunghe e affidabili, supportate dai moderni sistemi di innevamento artificiale. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: Prato Nevoso, al di là della bellezza e della centralità geografica, tra Piemonte e Liguria, è riuscita a contrastare lo spopolamento montano attraverso una programmazione capace di attrarre target diversi e creare occupazione stabile. In questo scenario, la vicinanza con l’Alta Langa – che si sviluppa alla destra del Tanaro e comprende 149 comuni tra le province di Asti, Alessandria e Cuneo – rappresenta un ulteriore asset strategico. La località può ora puntare con decisione anche sulla stagione estiva, sviluppando progetti enoturistici in collaborazione con i produttori e con il Consorzio, rafforzando un dialogo tra montagna e vino che appare sempre più naturale.

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