ALMATÒ. TENACIA E GIOVENTU’ A ROMA

La ristorazione si fa sempre più giovane. Ed è proprio questo il caso di Almatò, una nuova destinazione sulla mappa gastronomica romana. Tre giovani amici, Alberto Martelli, Manfredi Custureri e Tommaso Venuti, di cui l’età media si aggira attorno ai 28 anni, appassionati di rugby e legati in un modo o nell’altro al mondo della ristorazione, hanno voluto aprire un locale tutto loro a Prati, un quartiere della capitale noto per la gran varietà di proposte enogastronomiche.

Almatò (photo credits Alberto Blasetti)

Il locale è piccolo, può ospitare fino a 28 persone al massimo, ha tre grandi vetrate che danno sulla strada e che permettono ai passanti di curiosare. Mossa di furbizia: si è subito attratti da un bel colore blu profondo, quel colore che si può ammirare al largo delle isole Pontine. Tra l’altro, è proprio blu il colore dell’anno 2020, scelto dal Pantone Color Institute.

Dunque, il banco è blu, così come le morbide sedie di velluto e i cuscini sulle panche fuori dalle vetrate, dove con l’arrivo della bella stagione si aggiungeranno altri 12 posti. Una delle pareti è color crema, e l’atra, invece, è una sorta di gioco tra i blocchi di cemento grigio di varie misure. Semplice, ma d’impatto. I tavoli di legno senza tovaglie con una mise en place essenziale completano l’atmosfera del locale che è molto rilassante e fa stare gli ospiti a proprio agio.

Scampi con radicchio e radici (photo credits Alberto Blasetti)

In cucina troviamo uno dei soci, Tommaso, che crea i menù a base di prodotti stagionali, ma senza inseguire le mode del momento. Appassionato di cucina fin da piccolo, prima di mettersi al comando dei fornelli, Tommaso si è diplomato all’Alma, e ha fatto molta esperienza con gli chef del calibro di Antonino Cannavacciuolo a Villa Crespi, Marcus Wareing nel ristorante Marcus a Londra e Heinz Beck a La Pergola a Roma.

Anatra con patate viola alla lavanda (photo credits Alberto Blasetti)

Ogni sezione ha 5 portate tra terra e mare che danno la sensazione del cibo familiare, confortevole, giusto per farsi coccolare senza inseguire pensieri e filosofie. E anche se la sostanza nel piatto è quella da un perfetto comfort food che allieta il palato, l’impiattamento molto curato appaga sempre l’occhio. A Tommaso piace giocare con i colori e consistenze, e lo fa in modo discreto ed elegante, mai sopra le righe. Viene voglia di assaggiare il foie gras con arancia, il filetto alla Wellington e il soufflé, piatti della tradizione quasi scomparsi in versione classica.

Ravioli di coda con salsa mirepoix ed erbette amare (photo credits Alberto Blasetti)

Comunque gli Scampi con radicchio e radici sono croccanti e gustosi, sorprendentemente delicati i Ravioli di coda con salsa mirepoix ed erbette amare, ottima la cottura dell’Anatra con patate viola alla lavanda. Una versione del soffice tiramisù per finire, e voilà, un’appagante cena degustazione è servita. Azzeccati i vini in abbinamento: ed è sempre un valore aggiunto.

In sala c’è Alberto, il più giovane dei tre soci, ristoratore in quarta generazione. Accoglie gli ospiti con un sorriso aperto, un po’ timido, e un gran savoir faire. La carta di vini è curata da lui, che è anche il sommelier di Almatò. La scelta di vini è ben bilanciata tra etichette italiane ed estere piuttosto note.

Alberto Martelli, Tommaso Venuti e Manfredi Custureri (photo credits Alberto Blasetti)

Manfredi, il terzo socio, che con i suoi 32 anni sarebbe il più “anziano” della squadra, si è avvicinato alla ristorazione quasi per caso, scoprendo però un naturale talento e la passione per il management. La brigata in sala e in cucina è composta solo dai ragazzi under 30, pieni di energia e di voglia di lavorare.

Insomma, la ristorazione si fa sempre più giovane, e questa è una certezza perché basata sulle scelte ponderate e non più sulle mode del momento.

 

 

almato.it

Cover: Manfredi Custureri, Alberto Martelli e Tommaso Venuti (photo credits Alberto Blasetti)