BOLLE RESTAURANT: SODALIZIO TRA PIATTO E CALICE

Una fredda serata ottobrina, la nebbia che vela le strade quasi come in un quadro di Friedric. Siamo a Lallio, poco fuori la città di Bergamo, e tra le sedi industriali spente spicca un’oasi di gusto piacevolmente inaspettata. Il Bolle Restaurant nasce sopra lo show room bergamasco – le altre sedi si trovano a Milano, Roma e New York – della nota Baldassarre Agnelli S.p.A., famiglia di fabbricatori di pentole, storicamente tra le eccellenze italiane nel campo della produzione di materiale per l’alta ristorazione.

La mission è chiara: creare un polo d’attrazione per gli amanti della cucina di classe tout court (dalla pentola che “bolle”, al piatto), iniziando dall’ingresso che catapulta l’ospite nel mondo Agnelli e abbaglia per lo sfolgorante assortimento di prodotti da cucina. Un vero e proprio show room/accueil in cui gli ospiti possono da subito ammirare gli strumenti “dietro le quinte” del percorso gustativo che li attende.

Al primo piano si trova la sala, un unico ambiente illuminato da luci soffuse in stile minimal, al contempo accogliente e discreto dove i tavoli rotondi sono stilisticamente divisi da pannelli verticali che, oltre all’utilità fonoassorbente, ripropongono (quasi un leitmotiv) il concetto del fondo di una padella.

Lo chef Marco Stagi, giovane orobico, è di quelli che alle parole preferisce i fatti. Da sempre legato al proprio territorio, dopo una pluriennale esperienza in numerosi ristoranti di levatura internazionale (Enrico Crippa, il tri-stellato belga “Hof van Cleve” di Peter Goosens, Giancarlo Perbellini), fa rientro alla sua Bergamo. Un benedetto ritorno alle origini per riscoprirle alla luce della maturità acquisita, conferendo il giusto peso specifico a ciascun ingrediente personalmente selezionato ed esaltandone le caratteristiche nella raffinata composizione dei piatti.

L’attenzione e la cura dei dettagli si percepiscono sin dalla schiera degli sfiziosi ed eleganti amuse bouche, mentre al tavolo in ciascuna proposta culinaria si avverte la ricercatezza delle materie prime, l’indagine personale dello chef nella loro selezione, la cura e la precisione nell’assemblaggio delle diverse sensazioni tendente alla loro esaltazione.

La serata presenta un percorso di degustazione “autunnale” pensato per proporre i piatti stagionali, estrapolati dal variegato menù à la carte, accompagnati da una selezione di vini curata dal Sommelier Federico Bovarini – master Alma AIS, finalista come miglior sommelier della Lombardia 2019 e dal 2021 ambasciatore del Moscato di Scanzo – giovane professionista e comunicatore brillante della qualità enoica, con una passione sconfinata per i piccoli produttori, alla costante ricerca di autentici “figli del terroir” dotati di profonda espressività.

Marco fa tesoro della maturata esperienza, dimostrando una mano estremamente sicura in ciascun piatto, elaborandola alla luce della propria personalità composta ma allo stesso tempo fantasiosa: la ricerca dell’equilibrio come missione totalizzante (con un occhio particolare alla materia prima). Equilibrio che viene perseguito e raggiunto anche grazie all’abbinamento con i vini, che hanno saputo rendere bilanciato l’intero percorso sostenendo quasi a braccetto ciascun piatto, per contribuire all’appagamento di tutti i sensi.

Una giovane realtà (brigata e staff di servizio inappuntabili e molto preparati) quella del Bolle Restaurant, che sta affermandosi con sempre più decisione sulla scena culinaria lombarda, permettendo di valorizzare la cucina d’autore a partire proprio dagli “strumenti di lavoro” dello chef – troppo spesso negletti – conferendo all’esperienza complessiva un senso di genuinità e ricercatezza a tutto tondo: dalla materia prima al piatto, passando naturalmente dalla pentola che… bolle.

 

DEGUSTAZIONE

 

Villa Parens Gran Rosè Metodo Classico 2016

Rosa brillante all’occhio. Il naso è fragrante di lamponi e fragole, rose in boccio; sorso teso e di estrema serbevolezza.

 

I Borboni Asprinio Frizzante 2020

Interessante versione di un vitigno autoctono campano dotato estrema freschezza. Naso di mela verde, zeste di limone, beva citrina dal gusto di lime.

 

I sognatori Fiano di Avellino 2020

Naso seducente, fiori d’arancio, pesca noce, sbuffi agrumati che ritornano al sorso di grande freschezza e di lunga prospettiva.

 

Domaine de L’Oriel Riesling Tradition  AOC vin d’Alsace 2017

Veste dorata, naso sfaccettato e d’intensità reboante: frutta tropicale, arancio biondo e poi ancora vaniglia, zafferano e la nota tipica di idrocarburo. Bocca di struttura con finale lungo e agrumato.

 

Omina Romana Viognier Ars Magna 2016

Appare oro antico nel calice; il naso è accogliente grazie a quella barrique che ha conferito complessità profonda. Varia da sentori di miele d’acacia, camomilla e sbuffi salini, accompagnati da un fondo di alloro. Sorso quasi materico e concentrato, finale di lunghezza notevole.

 

Omina Romana Cesanese Ars Magna 2014

Magnum

Rosso rubino di buona fittezza e vivacità, naso ematico in primis che pian piano disvela un cuore di viola e piccola frutta autunnale e un profondo strato speziato che varia dal pepe nero al cacao amaro. Bocca vellutata con un tannino ottimamente bilanciato dalla persistente morbidezza.

 

Baldetti Vin Santo Cortona DOC Leopoldo 2005

Il colore è ambrato con riflessi oro ducato, al naso è un trionfo di frutta secca (mandorle tostate su tutto) con rimandi al miele di castagno, scorza d’arancia candita, anice stellato. Complessità coerente con il sorso che, con una freschezza inaspettata, si mantiene nel tempo.

 

bollerestaurant.com

federicobovarini.it

 

Photo Credits: Davide Ripamonti Studio