VILLA CORALLO, ARTE E QUIETE TRA LE COLLINE D’ABRUZZO
Lontano dai luoghi comuni e blasonati, l’Abruzzo è terra alla più parte dei turisti semisconosciuta; ciò nondimeno, anche nelle sue zone più interne, presenta suggestioni paesistiche e di contenuti di mille tipi e per tutti i gusti. Nella parte più settentrionale, non così vicina al mare ma neppure tanto distante, Villa Corallo, antica residenza di campagna di fine Ottocento, è divenuta un relais contemporaneo di charme; nella volontà della proprietà e di chi la gestisce, una dimora storica che racconta il suo luogo tra memoria, arte e ospitalità.

La memoria è presente nell’architettura, elegante e rigorosa, recuperata nel tempo anche nei dettagli architettonici che si temevano persi, con attenzione e rispetto. Qui nulla è stato svilito né piegato alle sirene di un gusto facile e contemporaneo. Così era e così è tornato ad essere, sia negli esterni così come nei giardini, nelle case coloniche che circondano il corpo centrale, negli antichi ricoveri agricoli divenuti altro. 
Memoria di residenza anche nella sobrietà degli spazi comuni, nella luminosa e mai eccessiva raffinatezza delle camere, solo undici in tutto e ognuna diversa dall’altra pur con rimandi comuni anche al vestito del resort, nel misurato garbo quasi minimalista della piscina, che si integra così bene nei giardini di gusto italiano, anch’essi recuperati dall’oblio, e nel parco secolare.

Ma la tenuta, che di questo si tratta, è anche luogo d’arte: qui hanno trovato casa e ispirazioni artisti del calibro dell’americano Mark Kostabi, la cui creatività è in simbiosi con la Pop Art e Marco Lodola, uno dei padri putativi del Nuovo Futurismo. Ne sono evidenti le opere, presenti alle pareti della dimora, che si sposano con stampe storiche di pregevole fattura. Si accennava più sopra al fatto che Villa Corallo è si un resort ma è soprattutto una tenuta: tra mare e colline trovano luogo un centinaio di ettari di terreno che accolgono uliveti e un orto che si estendono a perdita d’occhio e che riforniscono quotidianamente la cucina, una scuderia, pascoli di bovini, maialini di cinta senese, arnie e pollai.

In ultimo, guardando alle già citate tre parole chiave della dimora, l’ospitalità: è quiete e silenziosa presenza, garbo e professionalità per un’idea di accoglienza distintiva e, al tempo stesso, amicale; ma è anche una cucina (riconosciuta e premiata, come del resto lo è la location stessa per la qualità dei servizi offerti) di divertimento e gioco, senza mai dimenticare gusto, personalità al palato e sostanza.

I nomi sono quelli di Zunica 1880 (il numero non è certo casuale, e rimanda all’anno di nascita del ristorante) e del suo chef, il talentuoso e coraggioso Gianni Dezio, che si muove in equilibrio tra la tradizione locale, fatta anche da materie prime locali spesso provenienti dalla tenuta stessa, le sue origini (è cresciuto tra l’Abruzzo stesso e il Venezuela), le importanti passate esperienze e un’idea, tutta sua, di una gastronomia emozionale, che se punta a stupire lo fa con i piedi ben saldi per terra.

Gnocchi di alghe, cannolicchi e pinoli
È quindi una cucina che rifugge i dogmi convenzionali, sintesi consapevole tra esperienza personale, contesto territoriale e ricerca continua: ne sono prova evidente, per fare alcuni esempi, piatti quali Rombo, funghi e alloro, Ciliegie, lardo affumicato e fagiolini, Ravioli di erbe amare e beurre blanc al vermouth e Finocchio brasato, bitter, capperi e olive. La selezione di vini proposti non riserva sorprese spiacevoli, presentandosi in linea e complicità con la gastronomia di Zunica 1880 e del suo giovane chef, per un’identità e unicità totali che rispondono al nome di Villa Corallo.
villacorallo.it
Photo credits: Andrea Piunti