ISOLA CAPRERA, TRADIZIONE “FUTURIBILE”

Quanto tempo è passato, e quante cose sono cambiate, dal 1938 a oggi? Di certo non ne ha contezza, se non nei racconti e nelle evidenze fotografiche e storiche, un ventitreenne. Numeri così lontani e quasi sconosciuti tra loro, eppure legati saldamente a doppio filo, questi: 1938 è l’anno di nascita di Isola Caprera, storica icona gastronomica (l’originale nome è la via che la ospita) di Lodi, 23 invece l’età media della brigata del ristorante, cui sovrintende il talento del giovane chef Andrea Ferrara, che conferma l’acerba anzianità del suo staff.

Eppure la continuità in cucina che porta dalle origini ai giorni nostri è evidente già dal primo assaggio, un ponte tra passato, presente e futuro, cosa affatto scontata né semplice perché non basta il tocco, ci vuole anche sagacia. Già il luogo racconta molto, quasi poggiato tra il fiume Adda e il cuore della città vecchia per un locale di classica mise en place e architettura tradizionale dei suoi spazi, che comprendono (è quasi un obbligo nella bella stagione) un bel giardino fiorito, eletto a domicilio da tre pavoni.

Qui l’abito fa il monaco, perché Isola Caprera è sia forma sia sostanza, ispirata dalla storica gastronomia di questi luoghi rivisitata, con rispetto e garbo, dal giovane chef, che in cucina non stravolge nulla, semmai reinterpreta con rispetto e non esagera mai. Tutte proposte più che apprezzabili, anche nell’equilibrio di sapori, che mescolano tra loro ingredienti a volte in apparenza opposti; solo in apparenza però e comunque di forte personalità al palato. Ne risultano piatti di identità, che mettono al centro gusti importanti ma mai eccessivi, né tantomeno facili con richiami, oltre che al territorio, alla gastronomia napoletana, asiatica, francese e siciliana.

Carciofo

Coniglio

Al di là del menù, intrigante, che segue la stagionalità (diversi i legami di Isola Caprera con produttori locali virtuosi) c’è un percorso di degustazione che rappresenta una carta d’identità della cucina di Andrea e della sua brigata: si inizia con i suoi Pani e focacce con lievito madre e burro di lardo per proseguire con la Trippa fritta al rosmarino con salsa allo yogurt (stupore!), Panbrioches e fagatini, l’inconsueto e gradevole Melanzana, manzo e popcorn, l’eleganza e croccantezza dei Carciofi, il Riso Carnaroli, mascarpone e liquirizia (di raro equilibrio, cosa affatto facile), Gyoza di genovese di manzo, prezzemolo e granone lodigiano, Coniglio, scarola e pepe.

A chiudere, il dolce, che è sorpresa e conferma allo stesso tempo: Ricotta, pere, crumble di mandorle e limone, di fresca delicatezza. Insomma, a tavola nessuna volontà di sorprendere, solo quella di piacere. A citare le parole di Vittorio Gassman, qui c’è un grande avvenire dietro le spalle.

 

 

isolacaprera.com